Diossine scaricate nel torrente: chiuso l'inceneritore di Pietrasanta

Versilia, dopo il sequestro allarme per la spazzatura. L'impianto fa capo al colosso francese Veolia. I sindaci: mostro da chiudere L'assessore Bramerini: bagni in mare sicuri

di MARIO NERI

Andava avanti così da due anni. Perfino in quest'inverno di alluvione e grandi piogge che hanno squassato fiumi e torrenti, dall'impianto di Falascaia scaricavano diossine nel Rio Baccatoio. Anche in quantità di 17 volte superiori ai limiti, dicono gli ultimi rilievi Arpat. Sversamenti che per la Procura di Lucca tracciano il "disegno criminoso" alla base della gestione dell'inceneritore di Pietrasanta, sequestrato giovedì mattina da polizia giudiziaria, guardia forestale e polizia municipale. Un colpo in piena estate che getta sulla Versilia l'ombra di una possibile emergenza rifiuti e rimette in allarme gli abitanti della zona, convinti di essere stati "avvelenati per anni".

Nell'inceneritore gestito dalla società Tev per conto di Veolia, si smaltiscono 46mila tonnellate di rifiuti trattati all'anno, più della metà provenienti dai sette Comuni della Versilia. Dove in estate, peraltro, con i vacanzieri la popolazione raddoppia. "Non generiamo allarmismi  -  mette le mani avanti Ettore Neri, sindaco di Seravezza e presidente del consorzio ambientale che raccoglie i Comuni versiliesi  -  qui quasi tutti fanno il 70% di raccolta col porta a porta, non passeremo l'estate con i rifiuti in strada".

"Tev deve trovare un altro inceneritore dove smaltirli, altrimenti pagherà una penale per essere venuta meno agli obblighi contrattuali", incalza Giampaolo Bertola sindaco di Camaiore, che aggiunge: "E' arrivato il momento di chiudere definitivamente quel mostro ". I rifiuti bruciati a Pietrasanta è il risultato di una selezione dell'indifferenziata fatta in un altro impianto Tev a Massarosa. Lì arrivano 125mila tonnellate all'anno da Versilia e provincia di Lucca. Il 33% viene recuperato come cdr (combustibile da rifiuti) e poi inviato a Pietrasanta, il resto fra Livorno e Rosignano. E proprio a Rosignano finirà il cdr che non potrà essere smaltito a Pietrasanta, assicura Anna Rita Bramerini.

Dall'assessore regionale all'ambiente anche una rassicurazione ai vacanzieri: "Nessun problema per la balneazione, non ci sono tracce di diossina nei campionamenti fatti a valle dall'Arpat". "Questo sequestro ci conforta  -  dice Daniela Bertolucci, portavoce del comitato contro l'inceneritore  -  ma è anche un segnale inquietante. Abbiamo la conferma di quello che diciamo da dieci anni: Tev ci sta avvelenando". Firmato dal gip Marcella Spada Ricci su richiesta del pm Lucia Rugani, il decreto di sequestro preventivo aggiunge una nuova inchiesta ai vari filoni di indagine su Veolia. Dopo l'apertura di un fascicolo, nell'estate 2008, sui presunti taroccamenti informatici nei rilievi sulle emissioni di polveri pericolose, la società francese torna nel mirino della magistratura. Di Tev, infatti, il gigante francese detiene il 75% delle quote.

Sono sei gli indagati, tutti ai vertici Tev: Thierry Hubert, francese di 40 anni, legale e presidente del cda; Francesco Sbrana, 66 anni, ad e legale di Tev dal 2005 al 2008; Enrico Friz, 58 anni, attuale amministratore delegato. Stefano Ghetti, senese di 40 anni, capo dell'impianto dal 2005 al giugno 2008; Marco Albertosi, 37 anni di La Spezia, responsabile tecnico; Stefano Danieli, 41 anni, di Vercelli, procuratore per Tev dal settembre 2009.

Le accuse vanno da danneggiamento aggravato, sversamento di sostanze pericolose in aree verdi e residenziali, e violazione del testo unico sull'ambiente. Nel Baccatoio venivano scaricate le acque piovane contaminate dalle polveri prodotte dall'incenerimento dei rifiuti e le acque calde del ciclo industriale piene di diossina senza depurarle. "Il tutto  -  scrive il gip nell'ordinanza  -  con la finalità di trarre un ingiusto vantaggio economico derivato dal risparmio ottenuto eludendo la corretta gestione delle acque reflue".
 

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