Delibera rifiuti zero con diniego alla citta' metropolitana

PROVINCIA DI TORINO

CITTÁ DI…………………….

Proposta di Delibera al Consiglio Comunale

OGGETTO: Diniego di adesione alla proposta ATOR riguardante l’Azienda Unica Metropolitana

A partire dal “protocollo d‟intesa” del giugno 2013, l‟AUM, proposta da ATO-R, appare in piena promozione, Si presume di raggiungere il primo step: entro il 2014, concludere la fusione fra Pegaso 3 (COVAR 14) e CIDIU.
Il supporto teorico si basa sul “ciclo integrato dei rifiuti”. Conclusa l‟operazione inceneritore si procede con l‟affidamento a Privati delle altre fasi della gestione rifiuti. Per 20 anni lo stesso soggetto avrà il monopolio della gestione dell’intera Provincia di Torino, oggi Città metropolitana.
Il supporto giuridico del Protocollo d‟Intesa pare una forzatura, l‟unica certezza giuridica è data dall‟abolizione di ATO e Consorzi, ciò nonostante questi enti ritengono di poter operare in termini di “prorogatio”, ammesso e non concessa l‟autolegittimazione, normalmente in quella fase si opera in termini minimali: “l‟ordinaria amministrazione”, non certo per un progetto di vasta portata.
Questo è l’iter legislativo:
A) la legge finanziaria 2010 - per ragioni di contenimento della spesa - sopprime consorzi e Autorità d'ambito demandando alle regioni il compito di individuare quale organizzazione li sostituirà, con la precisazione che qualunque forma si scelga non dovrà avere personalità giuridica.
B) la medesima legge dice che l'organizzazione in consorzi ed autorità d'ambito durerà fino a che questi ultimi non siano sostituiti dai nuovi organismi voluti dalle regioni e comunque non oltre un anno dal momento della sua entrata in vigore (scadenza poi prorogata fino al 31/12/12). Dopo tale scadenza gli atti delle Autorità d'ambito saranno nulli (la legge è molto chiara sul punto)
La decadenza di ATOR e Consorzi aveva indotto la Regione Piemonte ad approvare una nuova legge per la governance: la 7/2012 del 24/5/2012 (Disposizioni in materia di servizio idrico integrato e di gestione integrata dei rifiuti urbani).
Risulta in ogni caso comprensibile che le dimensioni dell‟affare possano solleticare molti interessi: stiamo parlando di un bacino di 316 Comuni per oltre 2,5 milioni di abitanti, con un fatturato (teorico) di circa 700 milioni di euro, che potrebbe trattare 531.000 tonnellate di rifiuto indifferenziato. Questa situazione potrebbe quindi dare vita a una nuova Azienda Mono-utility.
Oltre l’evidente peso politico dei proponenti, la soluzione che viene proposta risiede nel concetto di: “sistema di gestione integrata dei rifiuti urbani”, dove per loro stessa dichiarazione, si intende: “il complesso delle attività volte ad ottimizzare la gestione dei rifiuti”, ovvero “la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti, compreso il controllo di queste operazioni e gli interventi successivi alla chiusura dei siti di smaltimento”.
L‟AUM cozza altresì con la legge Regionale 24/02, art 10 comma 3, che prevede: “nei casi in cui l‟attività di cui al comma 2 sia caratterizzata da tecnologia complessa, ovvero ove sussistano ragioni di sicurezza, o di osservanza degli standards di qualità del servizio, la stessa attività deve essere separata, con attribuzione a soggetti diversi, dell‟attività di erogazione dei servizi di cui al comma 1, lettera a) gestione in forma integrata dei conferimenti separati, della raccolta differenziata, dellaraccolta e del trasporto, e c) il conferimento agli impianti tecnologici ed alle discariche”.
In altri termini si fa divieto ad una medesima azienda di attuare la fase di raccolta rifiuti ed in contemporanea quella di smaltimento. Ma di questo i proponenti del Protocollo d‟intesa paiono non tenere conto.

Il secondo tassello fondante della proposta AUM è dato dalla ricerca di soci privati, in quanto si prevede “l‟ingresso nel capitale sociale delle aziende a totale partecipazione pubblica di partner privati che, in qualità di soci operativi industriali apportino know how e supportino il processo di integrazione mettendo a disposizione le esperienze maturate in ambiti competitivi nazionali ed internazionali.”In altri termini si intende trasportare un Bene Comune nell‟agone della finanza internazionale, lontano da qualsiasi controllo dei cittadini ai quali rimane solo l‟onere di pagare per scelte fatte chissà dove. Tale proposta disattende altresì lo spirito e la lettera della citata Legge 7 della Regione Piemonte, ovvero svuota uno dei 4 Ambiti territoriali definiti come “nuovo governo territoriale relativo alla gestione dei rifiuti”. Di fatto, i Comuni, i cittadini, perdono ogni possibile autonomia organizzativa, gestionale, economica, e dovranno soggiacere alle scelte di una nuova “superazienda”. Si vanificano altresì le scelte di possibili “sub ambiti”, aggregazioni elettive dei Comuni stessi, magari uniti per scelte innovative di progetto avente come fine una “corretta gestione dei rifiuti”. In conclusione, l‟impianto della citata Legge 7 Regionale verrebbe totalmente vanificato.
Questo“ProtocollodiIntesa”,che riteniamo abbia scarso valore legale, condizionerebbe i Comuni per i prossimi 20 anni, come si è già visto recentemente con l‟inceneritore di Torino,ma non solo:
•I Comuni delegano la gestione rifiuti ad un Ente terzo e sovraordinato, che deciderà in autonomia (con capitali privati che la farebbero da padroni), ogni azione coerente o meno con gli interessi dei cittadini. Esiste già un esempio clamoroso anche se poco noto di come vengono conclusi accordi sulle spalle dei cittadini, si ricorda il funesto Accordo di servizio dell‟inceneritore sottoscritto fra ATO-R (guarda caso) e TRM; in quello specifico l‟unica certezza è fornita dalla sacralità del PEF (piano economico finanziario), in una condizione di monopolio.
•Lo stato dei Consorzi è molto variegato, da quelli inattivo ad altri con bilanci in pareggio, agli ultimi (la maggioranza), con decine di milioni di euro in passivo arrivando fino ad Asa Canavesana in amministrazione controllata, questi sono i risultati di gestione conseguiti negli ultimi 20 anni.
•Del pari molte “Aziende” sono in deficit più o meno pronunciato; ancora peggio per quanto si riferisce agli Impianti: i due impianti di compostaggio di Druento (PuntoAmbiente), e quello di Borgaro (AMIAT), sono chiusi. Si rammenta che per quei due impianti sono stati accollati ai cittadini oneri per oltre 50 milioni di euro.

Considerato che:
•Art. 2 comma 186 della Legge 23 dicembre 2009 n. 191 prevede la soppressione dei consorzi di funzioni tra gli enti locali
•L.R.7 /2012 prevede la costituzione di Conferenze d‟Ambito attualmente non ancora istituite. L‟art. 14 prevede la proroga dell‟assetto attuale sino all‟installarsi delle Conferenze d‟ambito e la deliberazione della Giunta Regionale 2 agosto 2013, n. 50-6253 definisce i parametri per la formazione di Sub-ambiti.
•Legge Regionale 24/02, art 10 comma 3, che prevede: il divieto ad una medesima azienda di attuare la fase di raccolta rifiuti ed in contemporanea quella di smaltimento.

Il Comune si deve chiedere:
Sono validi gli atti posti in essere dall’ Autorità d’Ambito e dai consorzi?
Può una norma regionale (art. 14 L.R.7/2012) derogare ad una disposizione di una legge statale (art. 2, comma 186 bis L.191/2009) in una materia che l’art. 117 Cost. lett. e) attribuisce alla esclusiva competenza dello Stato, disposizione che-decorso il termine previsto -sancisce espressamente la nullità degli atti posti in essere da questi Enti, soppressi per ragioni di contenimento della spesa?Chi ed in quale veste risponderà degli atti posti in essere per la costituzione dell’azienda unica, nel caso in cui il dubbio circa la costituzionalità della prorogatio prevista dalla legge regionale si rivelasse fondato.

Oltre gli aspetti giuridici sopra evidenziati anche il merito della proposta AUM appare opinabile
1) Viene trascurata la prima e più importante fase della gerarchia dettata dall’Unione Europea: la riduzione/prevenzione, tanto rilevante per le valenze ambientali quanto per quelle economiche
2) Del pari anche la gestione a valle della raccolta differenziata non viene considerata forse la priorità rimane l’invio di 421.000 tonnellate all’inceneritore
3) Viene previsto che la cessione del 49% dell’AUM venga effettuata al netto dei debiti pregressi che sono stati accumulati da diversi consorzi. Sorge quindi la domanda chi pagherà questi debiti? Nel testo presentato la questione neppure si pone.

IL CONSIGLIO COMUNALE
Visti e richiamati:
•il D.Lgs n. 152 del 3 aprile 2006, Parte Quarta “Norme in materia di gestione dei rifiuti e di
bonifica dei siti inquinati” ed in particolare l’art. 179 che dispone che le pubbliche
amministrazioni debbano perseguire in via prioritaria iniziative dirette a favorire la riduzione e la
prevenzione della produzione e della nocività dei rifiuti;
•l’art. 180 del medesimo D.Lgs n. 152/ 2006 che, al fine di promuovere in via prioritaria la
prevenzione e riduzione della produzione di rifiuti dispone che le iniziative di cui all’art. 179
devono riguardare in particolare:
a) la promozione di strumenti economici, eco-bilanci, sistemi di certificazione ambientale,
analisi del ciclo di vita dei prodotti, azioni di informazione e sensibilizzazione dei
consumatori, l’uso di sistemi di qualità, nonché lo sviluppo del sistema di marchio ecologico
ai fini della corretta valutazione dell’impatto di uno specifico prodotto sull’ambiente durante
l’intero ciclo di vita del prodotto;
b) la previsione di clausole di gare d’appalto che valorizzino le capacità e le competenze
tecniche in materia di prevenzione della produzione di rifiuti;
c) la promozione di accordi e contratti di programma o protocolli d’intesa anche sperimentali
finalizzati, con effetti migliorativi, alla prevenzione ed alla riduzione della quantità e della
pericolosità dei rifiuti;
•la L.R. n. 24 del 24.10.2002 e s.m.e i. che prevede all’art. 2 – Competenze della Regione – la
promozione della gestione dei rifiuti al fine di ottimizzare il riutilizzo, il riciclaggio, il
recupero e lo smaltimento dei rifiuti, nonché all’incentivazione della riduzione della produzione
dei rifiuti, della riduzione dell’uso degli imballaggi anche attraverso accordi con la grande
distribuzione, all’incentivazione ed all’utilizzo di beni prodotti con rifiuti;
•la L.R. n. 7 del 24/05/2012 che prevede all’art. 1 – Oggetto e finalità – e specificatamente al
comma 2 lett. d) tra le finalità perseguite dalla Regione, di assicurare la riduzione dei rifiuti
urbani, nonché una programmazione ed una gestione dei rifiuti urbani fondata
prioritariamente sulla prevenzione e sulla riduzione della produzione, sulla raccolta in modo
differenziato, sul recupero e sul corretto smaltimento, anche al fine di un adeguato ed
economico riutilizzo, reimpiego e riciclaggio;
•il Programma Provinciale di Gestione dei Rifiuti approvato dal Consiglio Provinciale nella
seduta del 28.11.2006 con deliberazione n. 367482 e scaduto nel 2011;
•la proposta delle linee guida della Provincia di Torino emerse dal Coordinamento transitorio per
la programmazione del sistema provinciale dei rifiuti, di cui alla nota del 10.04.2014 prot.
063539. in cui si recita che “appare necessario valorizzare le capacità impiantistiche disponibili
già autorizzate, in aggiunta al sistema delle discariche ancora esistenti, per fare fronte al
fabbisogno dovuto ai rifiuti residui a valle delle RD che non possano essere conferiti
all’impianto di termovalorizzazione del Gerbido, in quanto eccedenti la capacità massima
autorizzata di quest’ultimo” ed inoltre che “il fabbisogno di smaltimento del rifiuto residuo a
valle delle raccolte differenziate, nel futuro immediato e prossimo, debba pertanto essere
garantito dalla combinazione delle seguenti risorse impiantistiche:
a. l’impianto di termovalorizzazione del Gerbido, per le quantità previste dall’autorizzazione e
dal contratto di servizio
b. le discariche del territorio provinciale ancora in esercizio, fino ad esaurimento delle
volumetrie ancora disponibili
•l’art 198 del Decreto Legislativo 152/06 che attribuisce ai Comuni la gestione dei rifiuti urbani e
dei rifiuti urbani assimilati con particolare riferimento alle modalità del servizio di raccolta,
trasporto e smaltimento;
Attesa la necessità di salvaguardare gli interessi pubblici connessi all’ambiente attraverso una riduzione
delle quantità di rifiuti indifferenziati destinati allo smaltimento in discarica ed un incremento della
raccolta differenziata dei rifiuti urbani ed assimilati per il mantenimento e miglioramento degli obiettivi
fissati dall’art. 205 del succitato D.Lgs. n.152/06 che prevedeva in particolare il raggiungimento per
l’anno 2012 di almeno il 65% di raccolta differenziata;
Considerato che:
•a livello internazionale molte città hanno assunto il percorso verso “rifiuti zero” alla data del
2020 attraverso la definizione di atti deliberativi e di concreti strumenti operativi volti a
scoraggiare l’incremento dei rifiuti e lo smaltimento in discarica e volti a favorire, oltre ad
iniziative di generalizzata estensione della raccolta differenziata, anche la “responsabilità estesa
dei produttori” con la quale coinvolgere fattivamente il “mondo produttivo” nell’assunzione di
“produzioni sempre più pulite ed in grado di “incorporare” i costi ambientali delle merci
prodotte. In particolare che le città coinvolte in questo percorso sono ormai decine in varie
parti del mondo quali la California (S. Francisco, Oakland, Santa Cruz, Berkley) l’Australia
(Camberra e la regione sud occidentale del Paese), della Nuova Zelanda, del Canada (Nuova
Scozia, Columbia Britannica), la città di Buenos Aires, alcune città del Regno Unito;
•un’attenta politica di gestione dei rifiuti che punti alla loro prevenzione, al riuso, al massimo
recupero di beni e materiali si pone in linea anche con gli obiettivi di generalizzare la
diminuzione dei “gas serra” resa sempre necessaria e stringente da “accordi internazionali” che
puntano ed obbligano i governi a “Tagliare” le emissioni di CO2 legate anche alla produzione
dei beni di consumo a partire dagli imballaggi;
•nel 2009 è stata adottata la cosiddetta “Carta di Napoli”, che prevede i seguenti 10 passi verso
Rifiuti Zero:
- separazione alla fonte;
- raccolta porta a porta;
- compostaggio;
- riciclaggio;
- riduzione dei rifiuti;
- riuso e riparazione;
- tariffazione puntuale;
- recupero dei rifiuti;
- centro di ricerca e riprogettazione;
- azzeramento rifiuti

Acquisito il sottostante parere favorevole in ordine tecnico da parte del Responsabile;

PARERE FAVOREVOLE PER LA
REGOLARITA’ TECNICO AMMINISTRATIVA
Lì ………………………………………
•. “di impegnare il Sindaco e la Giunta affinché sollecitino gli enti sovra comunali
competenti Consorzio di bacino, ad attuare tale processo pianificando da subito azioni concrete volte ad incrementare in tempi rapidi la percentuale di raccolta differenziata anche tramite l’introduzione di un adeguato regime economico e sanzionatorio.”
•. venga quindi minimizzata la frazione residua anche tramite i sistemi di raccolta
differenziata commisurati alla diversità urbanistica, la stagionalità e con l’apporto di
impiantistica di nuova generazione che sia capace di intercettare materie prime e
seconde a valle della raccolta differenziata.”

D E L I B E R A
1. di impegnare il Consiglio Comunale, la Giunta Comunale e la tecnostruttura comunale,
ciascuno per la propria competenza, ad intraprendere il percorso verso il traguardo dei “Rifiuti
Zero” entro il 2020, aderendo nel contempo agli indirizzi della cosiddetta “Carta di Napoli”;
2 di impegnare il Sindaco e la Giunta affinché sollecitino gli enti sovra comunali competenti
Consorzio di Bacino, ad attuare tale processo pianificando da subito azioni
concrete volte ad incrementare in tempi rapidi la percentuale di raccolta differenziata anche
tramite l’introduzione di un adeguato regime economico e sanzionatorio;
3 di dare mandato alla Giunta Comunale di adoperarsi nei confronti degli Enti Competenti
affinché i rifiuti-residui prodotti sul territorio comunale non vengano avviati ad incenerimento
(la cui logica contrasta con l’obiettivo rifiuti zero) o avviati “tal quali” a discarica, ma venga
quindi minimizzata la frazione residua anche tramite i sistemi di raccolta differenziata
commisurati alla diversità urbanistica, la stagionalità e con l’apporto di impiantistica di nuova
generazione che sia capace di intercettare materie prime e seconde a valle della raccolta
differenziata.
4 attestato il rischio di nullità degli atti, in caso di adesione alla AUM e che Non si crea un vuoto nella gestione dei rifiuti, semplicemente, siccome durante la vigenza del sistema delle Autorità d'ambito, ad esse era trasferito l'esercizio delle competenze dei comuni in materia di gestione integrata dei rifiuti (art.201 T.U. 152/2006 oggi abrogato) ,soppresse le Autorità d'ambito, l'esercizio di queste competenze torna ai comuni.
L'AUM nasce quindi sulla base di atti nulli.

DELIBERA
Di dare immediata eseguibilità alla presente deliberazione, ai sensi e per gli effetti dell’art. 134 c.4 del
D.lgs. 267/00.
IL PRESIDENTE IL SEGRETARIO GENERALE

CERTIFICATO
DI PUBBLICAZIONE
La presente deliberazione viene pubblicata
all'Albo Pretorio del Comune per 15 giorni
consecutivi con decorrenza dal

IL SEGRETARIO GENERALE
ATTESTAZIONE
DI ESECUTIVITÀ
DIVENUTA ESECUTIVA
in data.......................................................................,
dopo la regolare pubblicazione, per decorrenza dei
termini prescritti ai sensi del D.lgs. n. 267/2000.

Tipo di contenuto descrittivo: