Riciclaggio ai massimi livelli: Svezia e Norvegia non hanno più rifiuti da bruciare

Stop agli inceneritori di Svezia e Norvegia per mancanza di rifiuti? Un problema? L'alternativa esiste

"Tutta colpa dei suoi abitanti, che riciclano quasi la metà di ciò che buttano e lasciano un misero 2 per cento alla discarica".

Così scrive Elena Dusi a pagina 20 de "la Repubblica" di domenica 5 maggio 2013 pag 20. Ma chi è Elena Dusi? Giornalista di Repubblica dal 2008, nega l’inquinamento e il riscaldamento globale, pro incenerimento e a favore del consumismo sfrenato.

Vediamo di "smontare" il suo articolo pezzo per pezzo: meglio sgombrare il campo dagli equivoci e dalle interpretazioni sbagliate.


In primis esiste un problema di “logica” addirittura banale: viene scritto che con l’incenerimento dei rifiuti si risparmia petrolio, per la Svezia si danno anche i numeri.

Sappiamo però che quand’anche l’inceneritore produca energia (molto poca per la verità rispetto a centrali dedicate ed a monocarburante) l’energia per ricostituire la materia distrutta è di almeno 5 volte tanto, un totale assurdo!

Inoltre non viene detto che gli inceneritori producono un 30% di residui solidi (tossico/nocivi), che devono essere sversati in apposite discariche, senza parlare delle emissioni gassose.

Il modello proposto, come direbbero a Roma è una “sola” completa. Tutta l’Europa si avvia verso il recupero, non la distruzione di materia, perchè si è compresa una semplice verità: la materia in questo pianeta è sempre più limitata, quindi anche sempre più cara, e se la distruggiamo acceleriamo deficit sempre più evidenti e che causano anche guerre con milioni di morti. Sembrerebbe banale comprendere questo semplice assioma ma evidentemente la lobby degli inceneritori non demorde, difende, barando clamorosamente, il proprio affare.

Italia vs Norvegia – condizioni diverse

Lars Haltbrekken, presidente di “amici per la terra” movimento norvegese per il territorio, elenca gli errori effettuati dalla loro pianificazione nella gestione dei rifiuti. Purtroppo avendo legato la loro risorsa energetica ai rifiuti e poi in seguito  avviato una raccolta differenziata efficiente,  il sistema è andato in crisi. I cittadini Norvegesi non sono contenti della situazione ma per errori passati ora ne pagano le conseguenze. 

Il mare norvegese pur essendo di fatto parte dell’oceano, è inquinato da diossine e PCB: gli inceneritori norvegesi ne producono solo un grammo/anno, ma basta e avanza per creare  una situazione allarmante in un paese dove si consuma principalmente pesce (l’istituto norvegese per la salute pubblica). Inoltre sul territorio l’inquinamento è basso grazie al vento, ma ciò che non cade a terra cade in mare.

Non parliamo poi del mare Baltico che ormai sta morendo. Gli eccessi di inquinanti tra Svezia, Finlandia, Russia, Polonia e Germania lo stanno portando non solo alla eutrofizzazione ma anche al vero avvelenamento da sostanze tossiche militari.

Fin qui i fatti. Purtroppo l'articolo della Dusi  e’ stato ripreso da molte testate diventando un leggenda metropolitana:

Tutti i precedenti siti decantano una leggenda senza aver indagato: non e’ vero che i paesi del nord (Germania compresa , circa 4 milioni di tonnellate) comprano i nostri rifiuti siamo noi che li paghiamo per disfarcene!!

La verità invece è quella spiegata da siti più seri:

In breve, su un giornale norvegese compare “Oslo vil kjøpe søppel fra Napoli, tradotto : “Oslo vuole comprare la monnezza di Napoli”,  altri come Aftenposten, diversi altri quotidiani norvegesi, tra cui Dagens Næringsliv (“Oslo vil kjøpe Napolis søppel”, Oslo vuole acquistare monnezza di Napoli), VG (stesso titolo di DN), e qualche blogger tipo questo (“A Norwegian delegation has been in Naples offering to buy 200 000 tons of the garbage filling Neapolitan streets at 90 € per ton ?.”) e quest’altro, che dice in sostanza: ma come? ce la stanno menando da un anno con la differenziata plastica, vetro, umido, secco, carta e cartone, e ora andiamo, traduzione letterale dal norvegese “Og nå skal vi begynne å kjøpe usortert dritt fra Napoli?!”, a comprarci la merda indifferenziata da Napoli?

No, non è un po’ strano, è completamente fuori di testa. E’ anche falso! Tutte le notizie riportate da fonti italiane citano la “Avfalshandel” di Oslo, che purtroppo non esiste. Il vero nome è Avfallshandel AS, che è un’azienda di smaltimento rifiuti che lavora per conto dell’ agenzia di recupero dell’energia di Oslo (Energigjenvinningsetaten, EGS).

Sul sito dell’ EGS si trova, a data 28 Novembre, l’annuncio della visita a Napoli della famosa delegazione che doveva valutare la situazione (http://www.energigjenvinningsetaten.oslo.kommune.no/article181133-14005.html). Probabilmente dopo inferocite proteste della popolazione, riportate sopra, il giorno dopo è stata pubblicata una precisazione http://www.energigjenvinningsetaten.oslo.kommune.no/: tradotta e riassunta

“L’agenzia per il recupero dell’energia non compra spazzatura. È Napoli che paga per liberarsi della propria spazzatura, mentre gli impianti di incenerimento sono pagati per smaltire i rifiuti. In altre parole, noi vendiamo il servizio di incenerimento rifiuti.

La Duso cita il sito http://www.avfallsverige.se/in-english/ dell’agenzia rifiuti Svedese che in prima pagina cita:

I membri del Avfall Sverige fa in modo che i rifiuti siano raccolti e riciclati in tutti i comuni a livello nazionale. In conformità con la nostra visione "Rifiuti Zero", i comuni svedesi e le aziende pubbliche sono i facilitatori per la transizione verso la riduzione dei rifiuti e il riutilizzo.

In Norvegia, Oslo ha un inquinamento basso (http://www.airqualitynow.eu/it/comparing_home.php) a causa un vento medio annuale alto (oltre i 10 nodi orari) basse temperature che permettono una dispersione in alta quota degli inquinanti caldi.  (http://www.tititudorancea.it/z/meteo_attuale_e_previsioni_oslo_gardermoen.htm). Inoltre, la Norvegia ha pochi residenti (618.000 anime) e un tassa di entrata nelle città per le auto che ne limita il traffico da prima del 1990.

La Dusi, inoltre,  cita dei filtri miracolosi, ma che le imprese produttrici garantiscono, al massimo, per un’efficienza del 99%, altri solo del 95%, mentre per altri si limitano ad affermare che ”bloccano il quasi tutto”. Quindi qualcosa esce.

Se i paesi del nord effettivamente ritirassero 700.milioni di tonnellate di rifiuti (dato non verificabile) per l’incenerimento, il residuo di particolato volatile (PM 10 e inferiore) -attestato dal 2 al 3% del totale- produrrebbero 1.400.000 tonnellate di PM da bloccare. Di questo, 99% verrebbe bloccato, ma  1% (circa 14.000 tonnellate) uscirebbero. Stesso ragionamento vale per tutti gli altri inquinanti.

Da quei camini escono sostanze tossiche, infatti anche il Parlamento Europeo dichiara l’incenerimento pratica da eliminare nel prossimo futuro.

Affermare che è meglio incenerire che accumulare in discarica a causa delle emissioni di metano dimostra la piena ignoranza della giornalista sulla legislazione italiana e europea che obbliga la captazione del metano (cosa che i norvegesi applicano pur non essendo nell'UE) per la produzione di energia 

Altri riferimenti/confronti

Molti citano questo piccolo inceneritore austriaco: lo Spittelau di Vienna, paragonabile ad un inceneritore di servizio di un ospedale, tanto che la città ne ha più d’uno (l’Austria brucia solo i 4% della massa rifiuti prodotta), Ma Vienna come Oslo è avvantaggiata dalla presenza di vento tutti i giorni, quindi le sostanze tossiche se le prende qualcun altro.

Ma in Italia e soprattutto in pianura padana ciò che facciamo rimane sul posto, tutto per la nostra salute e per divenire cavie del nostro oncologo Veronesi.

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