Bozza di proposta di legge regionale

PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE REGIONALE SUL CICLO DEI RIFIUTI - ARTICOLATO

Art.1 - Obiettivi e finalità

1- La presente legge intende perseguire i seguenti obiettivi e finalità:

  1. Far rientrare il ciclo produzione-consumo all’interno dei limiti delle risorse del pianeta, tramite l’eliminazione degli sprechi e quindi  massimizzando, nell’ordine, la riduzione dei rifiuti, il riuso dei beni a fine vita, il riciclaggio, il trattamento a freddo dei materiali residui e dei sovvalli da raccolta differenziata, per il recupero ulteriore di materia e minimizzando, nell’ordine, tendendo a  zero al 2020, lo smaltimento, il recupero di energia e il recupero di materia diverso dal riciclaggio. Tale percorso rappresentato include anche la fase di ricerca sul rifiuto residuale secco ai fini della riprogettazione industriale di beni e prodotti totalmente decostruibili e riciclabili.
  2. Proteggere l'ambiente e la salute prevenendo e riducendo gli impatti negativi della produzione e della gestione dei rifiuti, secondo gli indirizzi della Carta di Ottawa del 1986.
  3. Rafforzare  la prevenzione primaria delle malattie attribuibili ai rischi indotti da inadeguate modalità di gestione dei rifiuti.
  4. Favorire l'accesso all'informazione e la partecipazione dei cittadini, tramite l’istituzione, istituzionalizzazione di comitati di cittadini che operano dal basso in materia di ambiente e ciclo di trattamento dei rifiuti.
  5. Realizzare un Programma di nuova occupazione articolato a livello regionale attraverso la costituzione di Distretti del riutilizzo, riciclo, recupero e riprogettazione industriale di beni e prodotti totalmente decostruibili e riciclabili.

2– Ai fini della presente legge e degli obiettivi indicati al comma 3, si assume la scala delle priorità nella gestione dei rifiuti contenuta nell’Art. 179 del D.Lgs 152/2006 e le definizioni presenti all’art. 183 del D. Lgs 152/2006 nonché le definizioni contenute nell’art. 1 della Decisione della Commissione del 18/11/2011.

3 – All’interno dell’obiettivo a) del comma 1, per i rifiuti urbani si pongono i seguenti obiettivi minimi parziali:

  • per il 2016: 75% di raccolta differenziata, 2% di riuso, 70% di riciclato e compostato, 80% di recupero di materia, 10% di riduzione rispetto al 2000;
  • per il 2020: 91% di raccolta differenziata, 5% di riuso, 85% di riciclato e compostato, 95% di recupero di materia, 20% di riduzione rispetto al 2000;
  • Per il 2050: 50% di riduzione rispetto al 2000.

4 – per i rifiuti speciali si pongono i seguenti obiettivi minimi:

  • per il 2020: riduzione del 30% rispetto alla produzione del 2000, riciclaggio del 90% recupero complessivo di materia 95%;
  • per il 2050: riduzione del 50% rispetto alla produzione del 2000.

5 – Qualora la Comunità Europea, tramite apposite Direttive, ponga obiettivi maggiori rispetto a quelli posti dalla presente legge, tali obiettivi debbono intendersi automaticamente recepiti.

6 - Gli obiettivi minimi di cui al comma 3 sono validi per ciascun ente locale.

Art. 2 - Ambito di applicazione

1. Le disposizioni della presente legge disciplinano:

  1. le modalità di gestione dei rifiuti urbani;
  2. l'applicazione del tributo speciale di cui ai commi da 24 a 41 dell'art. 3 della legge 28 dicembre 1995, n. 549 , per le operazioni di smaltimento dei rifiuti, così come definite dalla direttiva quadro 2008/98/CE e recepite del decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205;
  3. l’applicazione dell’aggravio d’imposta di cui all’art. 205 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
  4. la quota di ristoro ambientale da applicarsi ai rifiuti inviati agli impianti di smaltimento e a quelli di recupero diversi dal riciclaggio così come definiti dalla direttiva quadro 2008/98/CE recepita dal decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205;
  5. la tariffa di ingresso agli impianti di smaltimento e di recupero diversi dal riciclaggio;
  6. la natura del servizio.

Prevenzione alla produzione dei rifiuti

1 - Entro il 31/12/2013 la regione predisporrà e approverà un piano per la riduzione dei rifiuti urbani e speciali.

2 - Nel piano dovranno essere individuate il più possibile, le azioni per la prevenzione/riduzione dei rifiuti, al proposito verranno avviate campagne di comunicazione/informazione/sensibilizzazione, ecco alcune azioni percorribili a titolo esemplificativo:

  1. diffusione dei prodotti alla spina e sfusi;
  2. sistemazione/installazione di fontane e di gazebo per la distribuzione dell'acqua pubblica;
  3. diffusione del compostaggio domestico e comunitario;
  4. diffusione dell’utilizzo di pannolini lavabili;
  5. dotazione alle scuole di attrezzature per il lavaggio delle stoviglie;
  6. promozione di feste e sagre ecosostenibili;
  7. promozione degli eco uffici a minimizzazione dei rifiuti;
  8. last minute market per l’utilizzo sociale degli alimenti in scadenza e il recupero dei cibi in tutti i punti della filiera;
  9. divieto utilizzo borse/buste di plastica se non con il marchio “compostabile”;

3 - Entro sei mesi dall’approvazione della presente legge le attività produttive di beni materiali presenti nel territorio regionale dovrà indicare per ogni singolo bene prodotto e per ogni singolo componente dei beni prodotti le modalità e le tecnologie di riciclaggio.

4 - È vietato il conferimento degli scarti verdi derivante dalla manutenzione del verde pubblico al servizio di igiene urbana  ed è reso obbligatorio per tutte le aree di verde pubblico superiori all’ettaro allestire una zona in cui operare la trasformazione in compost di tali scarti. Gli scarti della manutenzione del verde pubblico di aree inferiori dovranno confluire nelle zone di compostaggio delle aree maggiori. Queste zone, tramite apposito regolamento comunale  possono essere utilizzate anche per la trasformazione in compost della frazione vegetale derivante dalle aree verdi private circostanti. Eventuali deroghe al presente comma potranno avvenire esclusivamente su relazione degli uffici tecnici comunali competenti che contengano dettagliata motivazione dell’impossibilità di procedere all’allestimento delle zone di compostaggio.

5 - È consentito e promosso il compostaggio collettivo di quartiere. Tale pratica è regolamentata dai comuni.

6 - I comuni possono, tramite apposito regolamento rendere obbligatorio il compostaggio domestico per le utenze site in zone agricole o in case sparse.

Raccolta differenziata

1-  Ai fini del calcolo delle rese di raccolta differenziata dei rifiuti urbani:

  1. sono comprese le frazioni differenziate raccolte dal gestore o conferite presso i centri di raccolta purchè destinate a riciclaggio;
  2. sono comprese le frazioni pericolose raccolte dal gestore o conferite presso i centri di raccolta anche qualora non destinate a riciclaggio;
  3. sono esclusi gli scarti di selezione delle frazioni differenziate non destinati a riciclaggio;
  4. sono escluse frazioni conferite da produttori artigianali, industriali e della grande distribuzione a soggetti terzi rispetto al gestore;
  5. sono escluse frazioni non pericolose raccolte anche separatamente ma non destinate ad impianti di riciclaggio;
  6. sono esclusi inerti da costruzione e demolizione e materiali contenenti amianto anche qualora conferiti ai centri di raccolta.

2 – Dall’entrata in vigore della presente legge è fatto obbligo a tutte le Amm.ni Comunali organizzare per tutte le utenze domestiche e non domestiche la raccolta separata delle seguenti frazioni:

  1. organica umida (scarti organici di cucina),
  2. organica verde (scarti organici vegetali da sfalci e potature),
  3. carta/cartone,
  4. vetro,
  5. plastiche,
  6. legno,
  7. metalli,
  8. ingombranti destinati a riuso o riciclaggio,  
  9. R.A.E.E.
  10. Pannolini e pannoloni, assorbenti
  11. rifiuto residuale.
  12. R.U.P. (Rifiuto Urbano Pericoloso)

3 – Sono privilegiati i sistemi di raccolta mono-materiale ed eventuali raccolte multi-materiale di più frazioni saranno permesse solo per metalli e plastiche.

3 –  Dall’entrata in vigore della presente legge è obbligatorio per tutte le Amm.ni Comunali  adeguare alla presente legge entro 3 mesi il Regolamento di Igiene urbana che indichi anche le modalità di conferimento delle diverse frazioni di rifiuti, l’applicazione del compostaggio domestico e di zona, nonchè le sanzioni in caso di mancata osservanza.
4 - Allo scopo di facilitare il corretto conferimento in egual misura su tutto il territorio nazionale, apposita commissione nominata dal Ministero dell’Ambiente redigerà, sentite le organizzazioni interessate, un regolamento entro il 2015 per attribuire su tutto il territorio nazionale la medesima colorazione ai materiali e alle attrezzature utilizzate per la raccolta separata delle diverse frazioni.
5 - Su scala locale Regione, Provincie, ARO, Comuni devono essere previste ed attuate campagne informative massive per adeguare i livelli di conoscenza/coscienza/adesione dei cittadini al rispetto della presente legge e dei conseguenti Piani regionali
6 – In funzione dell’applicazione del concetto di “premialità” è fatto obbligo ottenere dai gestori della raccolta differenziata dati e misurazioni almeno a numeri civici e/o condominiali

Riuso e manutenzione per il riuso

1 - Sono istituiti i centri comunali per il riuso”, strutture dove possono essere portati i beni di cui il possessore non intende più servirsi, ma che possono avere ancora una vita utile, in toto o nelle sue singole componenti, nelle condizioni in cui sono, o tramite ripristino funzionale, attraverso pulizia, smontaggio, riparazione o altra manutenzione atta al loro reimpiego, tipo, a titolo esemplificativo: libri usati, giocattoli, mobili. Tali beni saranno poi messi a disposizione di chiunque ne faccia richiesta. I “centri comunali per il riuso” possono essere collocati in adiacenza o in sostituzione dei Centri di Raccolta, o avere al proprio interno i Centri di Raccolta in modo che quanto non più riusabile trovi collocazione fra le frazioni destinate a riciclaggio.
2 - I Comuni dovranno regolamentare la fruizione del “centro di riuso” e la gestione dovrà essere data preferibilmente a associazioni di volontariato o cooperative sociali;
3 - Entro 3 anni dall’approvazione della presente legge i comuni dovranno attrezzare centri per il riuso con densità media di uno ogni 20.000 abitanti.
4 - I comuni di dimensioni inferiori potranno associarsi per una gestione comune dei centri per il riuso, fermo restando il rapporto di cui al comma precedente.
5 - I comuni potranno inoltre promuovere, a titolo esemplificativo e non esaustivo:

  1. giornate cadenzate per il baratto di beni;
  2. librerie libere diffuse dove chiunque può  portare libri letti e prendere libri da leggere senza controlli;
  3. lo scambio dei vestiti.

Riciclaggio e recupero di materia

1 - È vietato l’incenerimento e la messa in discarica di rifiuti, sia urbani che speciali, riusabili, riciclabili, compostabili o suscettibili di recupero come materia.
2 – si definisce recupero di materia diverso dal riciclato e compostato l’utilizzo di rifiuti trattati che possono sostituire materiali più nobili nel loro utilizzo, come, per esempio, FOS maturo al posto di terreno vegetale per la copertura giornaliera o finale di discarica o ai fini di bonifiche ambientali, fermo restando l’applicazione rigorosa di tutte le norme e i limiti previsti di salvaguardia ambientale e di salute della popolazione.
3 - Sia gli scarti della selezione delle frazioni differenziate, sia i rifiuti derivanti dallo spazzamento, sia il rifiuto residuale non potranno essere avviati ad incenerimento o in discarica se non previo trattamento per estrarre ulteriori materiali al fine del riciclaggio e del recupero di materia.
4 - Il piano regionale dei rifiuti dovrà prevedere la dotazione di tali impianti che tenga conto anche del principio di prossimità.
5 – è vietato il riciclaggio delle scorie degli inceneritori per la produzione di materiale edile o comunque per qualsiasi materiale che potrebbe venire a contatto con le persone.
6 – è vietato l’uso di terreno vegetale e di inerti triturati per la copertura giornaliera di discarica.

7 - Al compost derivante da trattamento della  frazione organica differenziata non è applicata l’IVA.

Art. 3 - Moratoria per inceneritori e trattamenti termici

1 – La presente legge esclude il ricorso alla pratica del trattamento termico per il recupero energetico in impianti di incenerimento / combustione / co-combustione di rifiuti, di fanghi essiccati o residui biodegradabili, di residui di lavorazione e combustibili solidi secondari e detta  le linee del  piano di dismissione di tutte le tipologie impiantistiche che fanno ricorso alle pratiche suddette.
2 - Considerato che rispetto agli obiettivi previsti per il 2020 in Italia l’impiantistica dell’incenerimento è già nettamente superiore ai fabbisogni e considerati gli aspetti negativi sulla salute derivanti da questa tecnologia si dispone una moratoria generale delle autorizzazioni in itinere sino all’anno 2020 in tutto il territorio nazionale sia per gli impianti di trattamento termico e di recupero energetico, classificati ai sensi del D.M. 5/8/1998 le cui operazioni rientrano nell’allegato C del DLgs 152/2006 e s.m.i., che per gli stessi impianti le cui operazioni rientrano come smaltimento ai sensi dell’allegato B del DLgs 152/2006 e s.m.i. e  che siano in fase di progettazione e/o di autorizzazione integrata ambientale e/o non ancora entrati in esercizio.
3 - Tale moratoria ha effetto dall’entrata in vigore della presente legge e dovrà essere recepita con analoga norma anche nelle Regioni e Province comprese quelle a statuto speciale, qualora non abbiano già emanato normative al riguardo e secondo le modalità previste dalla legge. Le Regioni e le Province sono tenute a predisporre ed a pubblicare sul B.U.R. un elenco delle A.I.A. in corso, o già rilasciate agli impianti ancora non entrati in esercizio, ed a comunicare ai soggetti interessati il diniego/revoca della stessa pena l’annullamento delle relative A.I.A. da parte del Ministero dell’ambiente.
4 - La moratoria ha effetto anche rispetto ad impianti industriali che producano od utilizzino il C.D.R. (Combustibile Derivato da Rifiuti) od  i C.S.S. (Combustibili Solidi Secondari) in sostituzione dei combustibili tradizionali presso impianti industriali quali le centrali termoelettriche ed i cementifici recentemente classificati come rifiuti speciali, dall’art. 10 comma 1 punto cc) del D. Lgs. 205/2010 di cui si stabilisce la modifica di questo punto dell’art. 183 del D. Lgs 152/2006 prevedendo per i C.S.S. la classificazione di rifiuti urbani.

Art. 4 - Revoca dei contratti di fornitura

1 - Dalla data di entrata in vigore della presente legge si intendono sottoposti a ricontrattazione obbligatoria tutti i contratti di fornitura sottoscritti dalle Amministrazioni Comunali e dai gestori degli impianti di cui al comma 1 dell’art. 5, con esclusione di qualsiasi rivalsa e/o di penali da parte del soggetto gestore dell’impianto stesso nei confronti delle Amministrazioni Comunali interessate. Il Ministero dell’ambiente procederà all’attivazione di un “Patto di riconversione impiantistica” che fissi il diritto del gestore in oggetto ad ottenere autorizzazione entro tre anni dall’entrata in vigore della presente legge per nuovi impianti di trattamento di riciclaggio e di recupero delle frazioni differenziate e della quota residuale di indifferenziato destinato a riciclaggio e di recupero di materia prodotte nello stesso bacino di riferimento. Si intende con modalità a freddo senza emissioni.
2 – Tutti gli impianti di cui al comma 1 dell’art. 5 che non saranno riconvertiti entro tre anni dall’entrata in vigore della legge sono destinati in ogni caso ad essere dismessi entro il 2020.
3 - I soggetti che non aderiranno al citato “Patto di riconversione impiantistica” saranno esclusi da qualsiasi nuovo contratto di appalto sulla gestione complessiva dei materiali post-utilizzo, sia in forma diretta che in forma associata.
4 - Il “Patto” è parte di un più vasto “Programma di riconversione impiantistica industriale” gestito con modalità di partecipazione diretta, delle istituzioni, dei gestori industriali e delle Comunità locali, come previsto dalla Convenzione di Aahrus recepita con la Legge 124 del 17.04.2005

Art. 5 - Divieto di smaltimento dei rifiuti riusabili, riciclabili, e non trattati.

1 - Dalla data di entrata in vigore della presente legge si intendono decadute e revocate:

  • le autorizzazioni riguardanti il conferimento in impianti di incenerimento ed in impianti di discarica di rifiuti urbani indifferenziati che non siano stati sottoposti a preliminari operazioni finalizzate a ricavare ulteriori beni o materiali atti al riuso, al riciclaggio, al recupero di materia.
  • le autorizzazioni a conferimento in discarica di rifiuti contenenti sostanze putrescibili non sottoposte a stabilizzazione biologica,

2 – E’ vietato:

  • smaltire in discarica od inviare ad incenerimento rifiuti riciclabili, comprese le biomasse agricole compostabili.
  • inviare ad incenerimento le frazioni di rifiuti che possono essere recuperati come materia.

Art. 6 - Divieto di esportazione dei rifiuti

1 - Dalla data di entrata in vigore della presente legge si intendono decadute e revocate le norme previste nel Dlgs 152/2006 e smi art. 194 in materia di autorizzazione all’esportazione all’estero di rifiuti indifferenziati anche se trattati con le tecnologie di trito-vagliatura e di produzione CDR / CSS.
2 - Sono altresì vietate le esportazioni all’estero, in particolare nei paesi extra Unione Europea, di rifiuti differenziati pericolosi in particolare quelli identificati come la sigla R.A.E.E.
3 – Le singole Regioni debbono essere autosufficienti per la gestione dei rifiuti urbani e speciali compresi quelli pericolosi  in tutte le loro fasi di trattamento.
4 – Spostamenti di rifiuti non riciclabili, limitatamente a quelli speciali non pericolosi, sono consentite solo tramite accordi interregionali e limitatamente ai tempi di realizzazione di impianti idonei, con un termine massimo di due anni dall’entrata in vigore della presente legge, al loro trattamento nell’ambito regionale.

Art. 7 - Divieto di diluizione e di riciclo delle scorie di incenerimento

1 – E’ vietato l’utilizzo diretto o la diluizione delle scorie e ceneri da combustione/incenerimento con altri materiali ai fini della produzione di beni o materiali come indicato dal dall’art. 208  del DLgs 152/06 oppure con le procedure semplificate del DM 5.02.1998.

Art. 8 - Premialità: sgravi ed aggravi d’imposta

1- Ai fini di incentivare il contenimento e la riduzione della produzione di rifiuti, sulla base dei risultati dell’anno precedente,  sono soggetti ad uno sgravio del tributo, ad una premialità e ad una tariffazione ridotta, i Comuni che, minimizzano i quantitativi procapite abitante equivalente di rifiuti inviati a operazioni di smaltimento o ad operazioni di recupero diverse dal riciclaggio. Viceversa sono soggetti ad aggravio d’imposta i comuni che non raggiungono gli obiettivi di raccolta differenziata stabiliti dall’art. 205 del Dlgs 152, e ad aggravio della tariffa di ingresso agli impianti i comuni che inviano quantitativi procapite abitante equivalente di rifiuti  sopra la media a operazioni di smaltimento o ad operazioni di recupero diverse dal riciclaggio.
2 –dal conteggio, di cui al comma 1, ad esclusione del meccanismo per l’aggravio d’imposta, vengono scorporate le quote di rifiuto anche ricavate dal rifiuto residuale che, a seguito di trattamento di selezione, sono inviate a riciclaggio prima di eventuali processi di smaltimento o di recupero diverso dal riciclaggio. Sono viceversa compresi nel conteggio anche le frazioni di rifiuto differenziato inviate a smaltimento o  recupero diverso dal riciclaggio.

Tributo speciale allo smaltimento e al recupero energetico

1 - Il tributo speciale allo smaltimento di cui all'art. 3 della legge 28 dicembre 1995, n. 549  dall’entrata in vigore della presente legge diviene fondo con destinazione vincolata al ciclo dei rifiuti e si applica a tutte le operazioni di smaltimento ai sensi dell’allegato B del DLgs 152/2006 e s.m.i, con l’introduzione dell’adeguamento all’indice ISTAT dall’entrata in vigore della presente legge.
2 – Il tributo speciale si applica, in misura dimezzata ai rifiuti urbani e speciali non pericolosi inviati a trattamento termico sia in impianti di incenerimento dedicati che rientrano fra gli impianti che di recupero energetico di cui all’allegato C del D.Lgs 152/2006, sia in impianti non dedicati di produzione di energia, entrambi avviati a spegnimento e riconversione con l’entrata in vigore della presente legge.
3 – Alla F.O.S. (Frazione Organica Stabilizzata derivante da trattamento meccanico) maturata, raffinata, con un indice di stabilità IRD < 1000 mg02 / kg SV. ed una pezzatura massima di 50 mm, utilizzata per la copertura giornaliera di discarica in un quantitativo massima del 10% in volume si applica il tributo nella misura pari al 20%, in quanto considerato recupero di materia diverso dal riciclaggio.
4 - Il tributo speciale di cui ai commi 1, 2 e 3 del presente articolo è applicato nella misura massima.
5 - Entro 6 mesi dall’entrata in vigore della presente legge le Regioni dovranno emanare apposito regolamento per applicare:

  1. ai rifiuti urbani sconti su base comunale graduati dall’importo massimo fino ad € 0, calcolati in maniera inversamente proporzionale ai rifiuti procapite / equivalente inviati direttamente o indirettamente a smaltimento od a recupero energetico. Il regolamento dovrà contenere i criteri di calcolo degli abitanti equivalenti, calcolo che dovrà prendere  in considerazione per i singoli comuni sia i flussi turistici, sia la presenza di utenze non domestiche.
  2. ai rifiuti speciali uno sconto per le aziende che minimizzano la produzione dei rifiuti tramite appositi piani di ristrutturazione produttiva.

Utilizzo del gettito del tributo speciale

1 - L’intero gettito del tributo speciale di cui all’art. 10 e l’introito della tassazione prevista dall’art. 205 comma 3 del Dlgs 152/2006 e s.m.i., relativa alla addizionale del venti per cento al tributo di conferimento dei rifiuti in discarica a carico dell'Autorità d'ambito è utilizzato dalle Regioni per la riconversione della gestione dei rifiuti verso il percorso indicato all’art.1 comma 1 punto a)  per:

  1. finanziare l’impiantistica finalizzata al riuso, al riciclaggio, al recupero di materia per produzione di nuovi beni,br / al compostaggio aerobico ed alla digestione anaerobica con successivo trattamento aerobico, compresi i centri di riuso e di raccolta di cui all’art. 24 e compresi gli impianti che recuperano, ai fini del riciclaggio, anche parte del rifiuto residuale nonché gli scarti delle frazioni differenziate.
  2. finanziare la riconversione delle metodologie di raccolta verso forme, come la raccolta domiciliare, che danno i migliori risultati, nell’ordine di riduzione e raccolta differenziata
  3. premiare i Comuni che hanno minimizzato i rifiuti procapite/equivalente inviati a smaltimento o a recupero diverso dal riciclaggio,
  4. finanziare progetti di riduzione e riuso.
  5. finanziare centri di ricerca e istituti di ricerca pubblici, promossi anche da comunità locali organizzate in A.R.O. o A.T.O. (di cui all’art. 16 presente legge) per il recupero spinto di materia dai RUR.

2 – i finanziamenti per l’impiantistica di cui al comma 1 lettera a) dovranno essere erogati sulla base del criterio della percentuale di rifiuti non inviati a smaltimento o a recupero energetico rispetto ai rifiuti in entrata.
3 - I finanziamenti di cui al comma 1 lettere b), c) e d) saranno attribuiti in base ad una graduatoria fatta sulla base del criterio unico di riduzione dei rifiuti inviati a smaltimento o a recupero diverso dal riciclaggio. I progetti che, sulla base di questo criterio, hanno dato i peggiori risultati saranno successivamente esclusi dai finanziamenti.

Art. 9 - Tariffa di ingresso agli impianti di smaltimento, di recupero diverso dal riciclaggio e di materiale post consumo residuale.

1 – Entro 6 mesi dall’entrata in vigore della presente legge le Regioni dovranno regolamentare le tariffe di ingresso degli impianti di smaltimento, di recupero energetico ancora esistenti e di  trattamento del rifiuto residuale, con tariffe differenziate per Comune conferente sulla base del criterio di minimizzazione del rifiuto procapite/equivalente da inviare a questi impianti, con tariffe più basse per chi minimizza tali rifiuti.

Art. 10 - Incompatibilità fra gestione della raccolta, gestione dello smaltimento e gestione del riciclaggio

1 - Al fine di evitare un diffuso fenomeno monopolistico-industriale ed insieme favorire un corretto sistema della gestione del trattamento dei rifiuti urbani si stabilisce nel caso di soggetti sia privati che pubblici il principio di netta separazione in ogni territorio dei ruoli tra soggetti gestori delle fasi di Raccolta/ Recupero e soggetti gestori della fase dello Smaltimento, con espresso divieto per i soggetti gestori delle fasi della Raccolta e del Recupero di materia di gestire anche la fase dello smaltimento attraverso qualunque collegamento societario.
2 - In questo senso si prevede che il sistema industriale del Recupero di materia (dalla Riparazione al Riuso al Riciclaggio della frazione inorganica al Compostaggio aerobico/anaerobico della frazione organica) debba consentire la crescita di soggetti industriali territoriali pubblici, privati e collettivi organizzati in Distretti del riutilizzo, riciclaggio e della riprogettazione. Il Distretto è costituito da una aggregazione di piccole e medie imprese legate alla comunità e fondate sull’ interscambio di esperienze, saperi, progetti, buone pratiche, livelli di partecipazione tra lavoratori, imprese e residenti che operano in un sistema certificato anche parallelo al CONAI, con utilizzo di impianti e nuove tecnologie a basso impatto ambientale. Le imprese operano all'interno di Ambiti di Raccolta Ottimale (A.R.O.), possono attivare eco-punti per la raccolta ed il recupero di materiali specifici in deroga al sistema di privativa comunale, prevedendo che la loro attività è soggetta ad essere inserita nei Piani di gestione dei rifiuti provinciali e regionali nell'ambito di una pubblica pianificazione di massimizzazione di recupero di materia.
3 - I servizi separati di Raccolta da una parte , e quelli di Smaltimento dall’altra, dei rifiuti urbani sono Servizio Pubblico Locale di interesse generale, che la normativa quadro nazionale prevede sia attuato attraverso i criteri di efficienza, efficacia, economicità escludendo profitti e remunerazioni di qualsiasi forma. La gestione locale di queste fasi è in capo alle Amm.ni Comunali che assicurano il rispetto del principio di precauzione in merito alla tutela dell'ambiente e della salute garantendo forme di gestione partecipata permanenti delle comunità locali, e attuando il principio di prossimità.
Gli investimenti per questa tipologia di servizi, in particolare l'acquisizione delle aree e degli impianti relativi alla gestione della Raccolta dei rifiuti urbani ed assimilati, dei centri per il riuso, dei centri di raccolta di cui all’art. 24 e delle discariche pubbliche sono esclusi dal Patto di stabilità.
4 - Si stabilisce che la proprietà e la gestione degli impianti di smaltimento in discarica, previsti esclusivamente per il conferimento della frazione residua da trattamenti di recupero, debba essere pubblica e corredata da un programma obbligatorio di volumetrie conferite nel rispetto pieno del dettato dell’art. 182 del DLgs 152/2006 e s.m.i. che fissa il criterio di “residualità” per la fase dello smaltimento sino all’azzeramento finale.
5- Presso ogni impianto di smaltimento deve essere prevista la realizzazione di un Centro di Ricerca finalizzato ad effettuare analisi merceologiche per individuare la tipologia e l’incidenza degli oggetti e dei materiali costituenti rifiuto Urbano Residuo, che saranno oggetto di Riprogettazione industriale sulla base del principio di legge della “responsabilità estesa del produttore” introdotto dal DLgs 205 del 3/12/2010.

Art.11 - Semplificazione delle procedure per l’impiantistica del riciclo

1 - Nell’attuazione del principio generale della gerarchia di trattamento si privilegiano procedure di autorizzazione accelerate, e ove previste semplificate come previsto dall’art. 214 del DLgs 152/2006 e smi, per la realizzazione di impianti di trattamento per il riciclaggio ed il recupero sia di frazioni secche che umide, con l’adozione da parte delle Regioni e Province comprese quelle a statuto speciale di un iter amministrativo che, lasciando fermi i vigenti termini minori, imponga la conclusione del procedimento ed il rilascio del titolo autorizzativo da parte dell’Amministrazione competente entro e non oltre dodici mesi dalla data del deposito del progetto definitivo da parte del soggetto richiedente. 
2 - Gli impianti che godono di questo regime speciale sono identificati in quelli dedicati esclusivamente al trattamento per il recupero di materia:

  1. impianti per la selezione dei rifiuti urbani indifferenziati dedicati alla massimizzazione del recupero di materia al fine del riciclaggio, e con esclusione di produzione CDR/CSS, e con eventuale linea di presso-estrusione delle plastiche e produzione di materia prima secondaria;
  2. impianti di compostaggio aerobico, compresi gli impianti di compostaggio aerobico automatici, ed impianti di digestione anaerobica con successivo compostaggio aerobico alimentati con la FORSU con capacità di trattamento inferiore a 36.000 tonnellate annue ed inferiore alla eventuale potenza elettrica  di 1 Megawatt,
  3. impianti di selezione e riciclo di frazioni secche differenziate, con eventuale linea di presso-estrusione delle plastiche e produzione di materia prima secondaria con capacità di trattamento inferiore a 36.000 tonnellate annue,
  4. Centri per il riuso e centri di raccolta di cui all’art. 24.

3 - Gli impianti di cui al comma 2 punto b) di digestione anaerobica saranno autorizzati privilegiando l’immissione del biogas prodotto nella rete pubblica di distribuzione gas, tramite trattamenti di purificazione ed adeguamento alle caratteristiche richieste dai gestori della rete stessa, ad eccezione del biogas impiegato in impianti di bassa potenza termica ed elettrica per il fabbisogno energetico necessario al funzionamento dell’impianto stesso. E’ previsto altresì l’uso del biogas come carburante per autotrazione da commercializzare nelle reti commerciali autorizzate specialmente laddove è assente la rete pubblica di distribuzione gas. Si esclude pertanto il ricorso alla combustione del biogas prodotto con tale processo tecnologico, ad eccezione degli impianti descritti al punto b) del comma precedente in deroga alle norme dell’art. 5 comma 2 della presente legge nel caso in cui sarà predisposta o già presente una rete di teleriscaldamento locale od una utilizzazione pubblica del calore prodotto in misura pari ad almeno i due terzi del calore eventualmente prodotto, ai fini di conseguire il massimo recupero del contenuto energetico del biogas stesso. Tale procedura si intende estesa agli impianti di digestione anaerobica con successivo trattamento aerobico di qualsiasi dimensione ed alimentati sia da FORSU che da scarti agricoli che possano produrre compost idoneo all’impiego in agricoltura e nel giardinaggio.
4 – Ai fini dell’attuazione delle prescrizioni del presente articolo in modo coerente nel tempo, si stabilisce che gli impiabr /nti autorizzati con presente procedura semplificata non potranno successivamente essere autorizzati a trattare materiali in ingresso diversi da quelli originariamente previsti

Art.12 - Tariffa puntuale

1 - Dalla data di entrata in vigore della presente legge si stabilisce il passaggio al sistema di Tariffa puntuale. Spetta alle  Amm.ni Comunali applicare la tariffa puntuale in cui la quota di tariffa variabile per le utenze domestiche ed assimilate può essere calcolato od in modo direttamente proporzionale alla quantità di R.U.R. conferito od attraverso uno sconto commisurato ai quantitativi di frazioni differenziate conferite o con un sistema misto dei due criteri esposti, ma in ogni caso con sistema di rilevazione e contabilità per singola utenza.

2 – Il compostaggio domestico sarà incentivato con adeguato sconto sulla tariffa, determinato dalle Amm.ni Comunali pari ad almeno il 20% dell’importo totale.

3 - Si prevede un regime transitorio che prevede comunque il passaggio al sistema della Tariffa puntuale entro e non oltre due anni.

Art.13 - ARO e ATO

1 – I titolari della privativa sui rifiuti urbani sono le Amministrazioni Comunali.
2- Spetta ai Comuni singoli o liberamente associati fra loro la decisione sulle modalità di raccolta e recupero all’interno del ciclo di gestione dei rifiuti urbani sul proprio territorio.
3 –Le operazioni di riduzione, di riuso e di raccolta domiciliare porta a porta dei rifiuti urbani,  per il modello organizzativo adottato, per lo scopo che si prefiggono, per il coinvolgimento attivo dell’intera popolazione che comportano, per la mancanza di un ambito ottimale di applicazione, sono dichiarati servizi pubblici locali privi di rilevanza economica e gestiti secondo i principi di economicità, efficacia ed efficienza e solidarietà intra e inter generazionale. Eventuali Aziende costituite assumono la caratteristica societaria di “ Aziende Speciali di diritto pubblico”
4 -  Possono essere istituiti gli  A.R.O. o Ambiti di Raccolta Ottimale, ai sensi dell’art. 200 comma 7 del D. Lgs. 152/2006 e s.m.i., finalizzati a individuare i quantitativi ottimali di frazioni differenziate omogenee da trattare in impianti di recupero all’interno del territorio di riferimento, che hanno potere di integrazione ed attuazione rispetto alle linee guida previste nel Piano rifiuti regionale.
5 - Gli A.R.O. sono costituiti in bacini di utenza omogenei tra più Comuni che ottimizzino la filiera della raccolta differenziata, intesa al Recupero Totale con esclusione dell’incenerimento del residuo secco e per l’attuazione della relativa impiantistica di servizio. Gli A.R.O. sono riconosciuti come Autorità d’ambito autonoma dagli A.T.O.  assumendone i poteri previsti all’art. 201 del D. Lgs. 152/2006 e s.m.i..
6 - Le Regioni provvedono ad aggiornare i rispettivi Piani rifiuti regionali di riferimento inserendo gli A.R.O. costituiti e provvedendo alla procedura prevista dall’art. 200 comma 2 del D. Lgs. 152/2006 e s.m.i.

Art 14 - Natura del servizio di gestione dei rifiuti

1 - All’interno della programmazione dell’Agenzia d’ambito la decisione ultima sul sistema di raccolta da applicare nel proprio territorio spetta alle amministrazioni comunali.
2 – Le operazioni di riduzione dei rifiuti, di riuso dei beni usati e di raccolta domiciliare porta a porta dei rifiuti urbani, per il modello organizzativo adottato, per lo scopo che si prefiggono, per il coinvolgimento attivo dell’intera popolazione che comportano, per la mancanza di un ambito ottimale di applicazione, sono dichiarati servizi privi di rilevanza economica.
3 – indipendentemente dal sistema di raccolta e gestione dei rifiuti che i comuni decideranno di adottare, per la scelta delle modalità di gestione dei rifiuti urbani e per il loro affidamento:

  1. i Comuni appartenenti alla stessa comunità montana o alle ex comunità montane, dovranno svolgerlo in forma associata;
  2. i Comuni non appartenenti alle comunità montane e con numero di abitanti inferiore a 10.000 dovranno aggregarsi a comuni limitrofi per costituire una unione di comuni con numero di abitanti superiore ai 10.000, per svolgere il servizio in forma associata;
  3. i Comuni sopra i 10000 abitanti possono decidere autonomamente o aggregarsi in libera unione di comuni per l’esercizio associato.

4 – I Comuni, nel caso in cui optino per la gestione della raccolta con le modalità di cui al comma 2, possono individuare direttamente le modalità di affidamento del servizio, coordinandosi il più possibile con i comuni limitrofi che adottino modalità simili.
5 – Possono rientrare nei servizi privi di  rilevanza economica anche operazioni di trattamento-riciclo quali a titolo esemplificativo:

  1. il compostaggio delle frazione verde (sfalci e potature) eseguiti su terreno nudo fino a 1000 tonnellate all’anno;
  2. la manutenzione dei beni a fine uso ai fini del riuso;
  3. disassemblamento di beni compositi ai fini del riuso e/o riciclaggio dei singoli materiali.

6 – I comuni che hanno già assegnato il servizio di gestione dei rifiuti con raccolta stradale potranno in qualsiasi momento richiedere al gestore di modificare tale servizio in raccolta domiciliare.
7 - All’interno di quanto previsto dal D.Lgs 152/2006 in fatto di pianificazione unitaria, di controllo pubblico, di autosufficienza territoriale per lo smaltimento nonché di prossimità, in caso di affidamento del servizio tramite gara il servizio di raccolta e il servizio di smaltimento vanno preferibilmente separati e i soggetti aggiudicatari potranno essere diversi.

Art.15 - Controllo e monitoraggio

1 - Il Ministero dell’Ambiente, l’ISPRA, le ARPA, le Regioni, le Province e le Comunità locali sono investite del controllo e del monitoraggio dell’attuazione del piano di riconversione industriale, che sarà affidato al CONAI e dei soggetti industriali territoriali pubblici, privati e collettivi organizzati in Distretti del riutilizzo, riciclaggio, della riprogettazione e dell’ occupazione di piccole e medie imprese e medie imprese locali che operano in un sistema certificato anche parallelo al CONAI  come soggetto attuatore con clausola di attivazione di tavolo periodico semestrale di confronto con le comunità locali e le amm.ni comunali interessate.
2 - L’attività del CONAI stesso dovrà essere improntata alla totale trasparenza nella gestione dei flussi di materiali differenziati gestiti tramiti i singoli consorzi di filiera, con l’istituzione di un Rapporto annuale in cui si evidenzi l’assoluta esclusione del conferimento di frazioni differenziate ad impianti di incenerimento/combustione e i risultati di gestione in % materia riciclata oltre che differenziata.

Art.16 - Piano di monitoraggio sanitario

1 - Il Ministero della Salute, le Regioni e le Province interessate, in collaborazione con l’Istituto Superiore della Sanità, il C.N.R., l’E.N.E.A., le ARPA, le A.S.L., gli ordini professionali dei Medici e le Comunità locali provvedono alla stesura di un “Piano di monitoraggio sanitario ed ambientale” per individuare aree e bacini industriali in cui la presenza di discariche, di impianti di incenerimento/combustione e di attività industriali illegali ha determinato un danno ambientale e patologie alla salute pubblica.
2 - Tale piano dovrà provvedere ad identificare il soggetto responsabile dell’inquinamento ambientale, ad identificare le attività di bonifica sul territorio ed ad avviare le azioni di prevenzione e cura delle patologie riscontrate con i bio-indicatori più opportuni,  tra cui una mappatura del latte materno e del latte vaccino in un campione significativo di popolazione residente e di aziende zootecniche e di lavorazione del latte operanti nel settore.
3 - Nell’ambito del suddetto Piano saranno istituiti i relativi Registri dei Tumori nelle aree e bacini industriali delimitati in cui non risultino già istituiti e/o funzionanti, attraverso il conferimento di risorse e poteri alle strutture sanitarie locali. Una particolare attività di ricerca, monitoraggio e prestazione sanitaria dovrà essere erogata nei confronti degli operatori e lavoratori impiegati in questi impianti attraverso forme di prevenzione, monitoraggio e profilassi specifiche attuate da strutture pubbliche o convenzionate con il S.S.N. e, in entrambi i casi, finanziate dai gestori degli impianti stessi.

Art.17 - Centri per il riuso e Centri di raccolta per il riciclo

1 - Ai fini del riutilizzo dei beni a fine vita entro il 2016 deve essere realizzato almeno un centro di riuso ed un centro di raccolta ogni 20.000 abitanti. Tali centri saranno realizzati preferibilmente su aree contigue  riconvertendo laddove possibile i centri di raccolta già esistenti. Il centro per il riuso è identificato come luogo in cui i beni di cui il possessore vuole disfarsi siano indirizzato verso aree di deposito per il riuso o possano essere indirizzati verso aree di deposito per le successive fasi di riparazione di tali beni, senza che questi siano classificati come rifiuti. Mentre i beni non suscettibili di riuso saranno indirizzati verso le aree tradizionali di deposito tipiche dei centri di raccolta per l’invio successivo a riciclaggio.
2 - Tali strutture saranno affidate preferenzialmente, ma non in via esclusiva, ad associazioni di volontariato, cooperative sociali e le associazioni di promozione sociale od onlus del territorio.

Art.18 - Ruolo del volontariato e della coop sociale

1 - Si prevede che le associazioni di volontariato, le cooperative sociali e le associazioni di promozione sociale ed onlus possano effettuare saltuariamente, con progetti e/o campagne di sensibilizzazione ed informazione temporalmente limitate,  raccolta di frazioni differenziate di rifiuti non pericolosi per finanziare le proprie attività sociali esercitando tali attività sulla base di una comunicazione al Comune interessato in cui si indichi il soggetto responsabile ed il periodo di attività previsto comunque non superiore a sei mesi.
2- Tale attività esclude il requisito di iscrizione all’albo dei gestori ambientali e la compilazione del formulario di accompagnamento dei materiali in deroga alle disposizioni vigenti.

Art.19 - Accesso all'informazione e partecipazione dei cittadini

1 - Le autorità pubbliche devono mantenere aggiornate le informazioni in loro possesso relative alla materia oggetto della presente legge e a tale scopo devono tenere elenchi, registri e schedari accessibili al pubblico. Deve essere favorito l'accesso alle basi di dati elettroniche, comprendenti le relazioni sulla situazione dell'ambiente, alla legislazione, ai piani o alle politiche nazionali, alle convenzioni internazionali.
2 - Il pubblico viene informato, fin dalla fase iniziale dei processi decisionali, sui seguenti elementi:

  • l'oggetto in merito al quale la decisione deve essere presa;
  • la natura della decisione da adottare;
  • l'autorità competente;
  • la procedura prevista, ivi compresi i dettagli pratici relativi alla procedura di consultazione;
  • la procedura di valutazione dell'impatto ambientale (se prevista).

3 - I tempi previsti per la procedura devono permettere una reale partecipazione del pubblico, attraverso la comunicazione tempestiva almeno 30 giorni prima sui principali organi di stampa locali e sul web.
4 - La partecipazione dei cittadini deve essere assicurata in tutte le fasi della procedura di autorizzazione delle attività di tipo industriale che prevedano qualsiasi trattamento, recupero e smaltimento di rifiuti. Il risultato della partecipazione dei cittadini deve essere debitamente preso in considerazione nella decisione finale di autorizzazione delle attività suddette.
5 - Lo Stato nella fase di attuazione della presente legge e le Regioni nella fase di revisione e attuazione dei nuovi Piani Regionali per i Rifiuti, garantiscono il coinvolgimento diretto dei cittadini  tramite la costituzione di un Comitato dei Garanti che preveda la presenza di tecnici e studiosi dei vari settori, indicati anche da ordini professionali, associazioni e comitati dei cittadini impegnati sui temi dei rifiuti, dell'ambiente  e della salute.  Compito del Comitato dei garanti è la verifica di tutte le fasi del processo,  affinché questo si sviluppi  in modo corretto e trasparente, l’informazione al pubblico sia chiara ed esaustiva, controllando che le diverse posizioni trovino ascolto e vi sia un adeguato approfondimento nei diversi momenti di discussione pubblica o nel corso dei lavori dei gruppi nei vari settori.

Art.20 - Abrogazione

1 – Sono abrogate le norme in contrasto con quelle contenute nella presente legge nelle seguenti leggi:
a)
b)
c)
..
..

Art.21 - Entrata in vigore

1 - La presente legge entra in vigore con la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.


Occorre fare un riepilogo del sistema sanzionatorio per reati penali e civili nonché per gli oneri attribuibili alla mancata osservazione delle norme determinate