Inceneritori - Aspetti generali

Argomento: 

Ma il termine "termovalorizzatore" è corretto ?

No, questo termine non esiste nella legislazione di settore italiana ed europea ed è stato coniato dai sostenitori dell’incenerimento per ingentilire la parola che più li infastidiva, che era, appunto, inceneritore. I nuovi impianti, quelli che recuperano parte del calore e dell’energia emessa nel processo di combustione, vengono identificati con il termine “inceneritori con recupero energetico”.

Gli inceneritori eliminano il problema dei rifiuti?

No, sul totale del peso dei rifiuti bruciati rimane comunque un 30% di scorie e ceneri che devono essere smaltite in qualche modo. Nel caso dell’inceneritore di Torino sono certificati dai progettisti 110-120 tonnellate di scorie e ceneri pesanti da combustione al giorno. La destinazione certa di questi scarti non è ancora stata stabilita. Nel 30% di scorie ci sono le ceneri volanti (quelle intercettate dai filtri) che sono altamente tossiche e vanno stoccate in discariche particolari. A Brescia ad esempio le mandano nelle miniere di salgemma in Germania.

L’inceneritore distrugge i rifiuti?

No, semplicemente li trasforma. Da una tonnellata di rifiuti esce indicativamente una tonnellata di fumi, 300 kg di ceneri “solide”, 30 kg di ceneri “volanti”, 650 kg di acqua di scarico, 25 kg di gesso. Quanto esce, in termini di materiale "di scarto", è maggiore di quello che entra.

Per quanto riguarda l'inceneritore del Gerbido di Torino, si possono consultare i dati del flusso di massa su questa pagina.

È vero che le ceneri si possono impiegare nei calcestruzzi?

Sì e No. Ci sono alcune esperienze in atto per l'utilizzo delle ceneri pesanti nel clinker, la componente base del cemento. Il problema sta nel fatto che le ceneri di fondo caldaia hanno contenuti importanti di metalli pesanti, diossine, furani, che praticamente vengono trasferite nei mattoni, che andranno poi nelle nostre case. A causa del naturale deterioramento dei mattoni e della loro manipolazione, si finisce per riportare nelle abitazioni quello che si era pensato di espellere con l'inceneritore.

L'inceneritore può convivere con la raccolta differenziata?

No, perché è alternativo a qualsiasi forma di recupero, riutilizzazione e riciclaggio. Gli inceneritori utilizzano la stessa materia prima (carta, plastica, tessuti, ecc…) che si può riciclare. In Germania, dove nei decenni scorsi sono nati molti inceneritori, dopo l'avvio di un programma di recupero di imballaggi ed il consolidarsi della raccolta differenziata e riciclaggio, molti impianti sono stati disattivati ed altri bruciano al di sotto delle loro capacità. In altri paesi, infine, come la Finlandia e la Svizzera, si ricorre addirittura all'importazione di rifiuti per sostenere il sovradimensionamento degli impianti.

È meglio costruire piccoli inceneritori?

No, è falso. Esiste una soglia di convenienza economica, metà del costo di costruzione degli inceneritori moderni è dovuto alla realizzazione della sezione di depurazione fumi. Per questo, costruire impianti piccoli è una strategia completamente sbagliata, in quanto comporta due sole possibili conseguenze alternative.

O si verifica una moltiplicazione ingiustificata dei costi, con la duplicazione di sezioni impiantistiche, oppure per ottenere un risparmio questo deve essere ottenuto a scapito della depurazione dei fumi, non costruendo sistemi allo stato dell’arte, determinando quindi un aumento dell'inquinamento generato a parità di rifiuti smaltiti.

Ad esempio, l'impianto di Amburgo ha una potenzialità annua di 600mila tonnellate. Per dare un’idea della taglia degli impianti di riferimento in Italia, i riferimenti sono l’inceneritore di Brescia (definito «migliore impianto del mondo» dal Waste-to-Energy Research and Technology Council), che ha una capacità di trattamento di 800-750mila t/a, e l’inceneritore di Milano Silla 2, che è sull’ordine delle 450mila t/a trattate annualmente.

La riduzione del numero di impianti consente inoltre di contenere un noto fenomeno, che soprattutto in Germania ha determinato un sensibile aumento dei costi specifici di trattamento dei rifiuti. La costruzione di impianti nel corso degli anni ’90 quando era ancora ritenuto ottimistico pensare che la Rd superasse il 50% o addirittura il 40% (il 50% adesso è divenuto una normalità in alcune regioni) ha fatto sì che in Germania al grande successo della Rd sia corrisposto una drastica diminuzione dei rifiuti a incenerimento; chi non aveva bacini limitrofi che inviassero i propri rifiuti all’impianto di incenerimento ha visto persino raddoppiare i costi specifici di gestione dei rifiuti.

L’inceneritore e il "Green Washing"

Quando si presenta un nuovo progetto si cerca sempre di renderlo apprezzabile all’opinione pubblica. Nel 1975, all’inaugurazione dell’inceneritore del Cornocchio (impianto rimasto attivo fino al 2001), lo si dipingeva come “soluzione tecnica che tutela maggiormente contro ogni pericolo di inquinamento dell’aria e dell’acqua”. Oggi tutti concordano sul fatto che quell’inceneritore inquinava tantissimo. Oggi il nuovo inceneritore è presentato come una chicca tecnologica senza difetto alcuno.

Negli Stati Uniti si costruiscono inceneritori ?

Dal 1995 negli Usa non si costruiscono più inceneritori. Sono state bocciate 300 proposte per nuovi impianti.

Quanti inceneritori sono attivi in Europa?

In Europa sono attivi 354 impianti di incenerimento, in 18 nazioni. In alcune situazioni, impianti di questo genere sono da tempo inseriti in contesti urbani, ad esempio a Vienna, Parigi, Londra, Copenaghen. Paesi quali Svezia (circa il 45% del rifiuto viene incenerito), Svizzera (~100%), Danimarca (~50%) e Germania (~35%) ne fanno largo uso; in Olanda (in particolare ad Avr e Amsterdam) sorgono alcuni fra i più grandi inceneritori d'Europa, che permettono di smaltire fino a un milione e mezzo di tonnellate di rifiuti all'anno (~33% del totale). In Olanda la politica – oltre a porsi l'obiettivo di ridurre il conferimento in discarica di rifiuti recuperabili – è quella di bruciare sempre meno rifiuti a favore di prevenzione, riciclo e riuso (ad esempio mediante incentivi, come cauzioni e riconsegna presso i centri commerciali sul riutilizzo delle bottiglie di vetro e di plastica). Di contro altri paesi europei ne fanno un uso molto limitato o nullo: Austria (~10%), Spagna e Inghilterra (~4-7%), Finlandia, Irlanda e Grecia (0%) sono esempi in tal senso.

Ci sono esempi di gestione dei rifiuti senza inceneritori ?

Quello più recente è Reggio Emilia che nel giugno2012 ha spento l’inceneritore senza sostituirlo con uno nuovo, ma utilizzando il trattamento meccanico biologico. Un altro territorio senza inceneritori è Lucca, dove a seguito del sequestro dell’impianto di incenerimento di Pietrasanta (che aveva avvelenato due torrenti che sfociano dopo pochi chilometri direttamente sulla spiaggia della Versilia) ha deciso di costruire un piano dei rifiuti senza utilizzare inceneritori. Significa che è possibile, basta la volontà per farlo.

L’inceneritore funziona senza carta e plastica ?

Se togliessimo tutta la carta, tutta la plastica e tutto il legno dai rifiuti indifferenziati che vanno all’inceneritore sparirebbe il 90% del potere calorifico, rendendo impossibile la combustione senza apporto di altri carburanti accessori come il gas metano. È per questo motivo che Iren, a Parma, prevede una bassissima percentuale di intercettazione della plastica (17%) nonostante il piano provinciale preveda il 59,7%. 

Gli inceneritori producono energia ?

L’apporto energetico degli inceneritori rispetto al fabbisogno nazionale è irrisorio. Si calcola che solo il 2% dell’energia prodotta in Itaila derivi dall’incenerimento dei rifiuti, con un resa molto bassa e grande dispersione di calore.

Perché gli inceneritori hanno un rendimento molto basso?

Il “carburante” rifiuti è molto disomogeneo e variabile e non consente una combustione corretta e lineare, essendo il potere calorifico dei rifiuti molto differenziato in base agli apporti giornalieri. Spesso capita che sia necessario integrare il combustibile rifiuto con apporto di gas metano, anche per mantenere una temperatura elevata in camera di combustione, al fine di ridurre la produzione di inquinanti (in particolare le diossine).

A Torino il progetto prevede il consumo di 1'600'000 mc di metano all'anno.

In Italia ci sono mai stati inceneritori posti sotto sequestro ?

Sì, la lista degli impianti sequestrati per gravi episodi di inquinamento ambientale è lunga. Vediamo alcuni esempi. Pietrasanta (impianto Veolia) luglio 2010; Arezzo (impianto Chimet) marzo 2010; Taranto (impianto Amniu) gennaio 2010; Colleferro (impianto Ama) marzo 2009, 13 arresti, 25 avvisi di garanzia; Brindisi (impianto Veolia) 2009, dati emissioni manomessi di software; Bari (impianto Marcegaglia) 2008.

Com’è sviluppata l’impiantistica in Italia ?

In Italia sono operative 400 discariche di cui 117 al Nord, 52 al Centro, 231 al Sud. Gli inceneritori sono 52 di cui 31 al Nord (8 in Emilia Romagna), 13 al Centro, 6 al Sud.