Qualche informazione sulle diossine

Le Diossine sono cancerogene e mutagene.

E' indispensabile partire dalla rivendicazione di messa al bando della produzione delle diossine, inoltre tali sostanze chimiche, sono nate con specifici obiettivi militari (Agente Arancione , VietNam) , ma vengono usate sopratutto in agricoltura come diserbanti.

Le diossine si accumulano nei vegetali e negli animali, ed entrano a far parte del ciclo alimentare umano essendo presenti nelle derrate alimentari, si parte dalle verdure fino alle carni, e le uova tramite mangimi contaminati, arrivando come cibo sulle nostre tavole, contaminando i corpi di uomini donne e bimbi ignari.

Per avere più sicurezza dobbiamo iniziare una politica di gruppi di aquisto diffusi, entrando nella logica della filiera corta e dei controlli presso i contadini dei concimi e pesticidi usati, per evitare questo bisogna volgerci alla coltivazione biologica e biodinamica ... invitiamo i contadini a rivolgersi per l'acquisto di sementi biologichje e biodinamiche ad aziende verdi specializzate come Arcoiris
agricoltura biologica e biodinamica

DOBBIAMO GRIDARE FORTE LA NOSTRA DISAPPROVAZIONE E OPPOSIZIONE ALL'USO DI DISERBANTI, SIA IN AGRICOLTURA CHE NELLA PULIZIA DEI MARGINI DELLE STRADE TRA CUI QUELLE FERRATE.

LE DIOSSINE OLTRE AD INQUINARE L'AMBIENTE CIRCOSTANTE, CON IL TEMPO , ESSENDO LE SUE MOLECOLE PESANTI, CALANO FINO ALLE FALDE ACQUIFERE, COSI' LA BEVIAMO SENZA SAPERE DI BERE VELENO COME FANNO IN ITALIA DALL'INCIDENTE ALL'ICMESA, IN BRIANZA NELLA ZONA DI SEVESO.

Contaminazioni ambientali

Germania - BASF 1953
Vietnam - 1961-1975
Italia - Seveso 1976
Stati Uniti, Love Canal - 1978
Stati Uniti, Times Beach, Missouri 1971 - 1983
Italia - Taranto, Il caso Ilva

Le diossine, nel loro insieme sono molecole molto varie a cui appartengono composti cancerogeni. Ad esse vengono ascritti composti estremamente tossici per l'uomo e gli animali, arrivando a livelli di tossicità valutabili in ng/kg, sono tra i più potenti veleni conosciuti.
Viene classificata come sicuramente cancerogena e inserita nel gruppo 1, Cancerogeni per l'uomo dalla IARC, dal 1997 la TCDD.
Anche secondo le norme giuridiche di molti paesi molte diossine sono ormai agenti cancerogeni riconosciuti.
Sono poco volatili per via del loro elevato peso molecolare, poco o nulla solubili in acqua (circa 10−4 ppm), ma sono più solubili nei grassi (circa 500 ppm), dove tendono ad accumularsi. Proprio per la loro tendenza ad accumularsi nei tessuti viventi, anche un'esposizione prolungata a livelli minimi può recare danni. Le diossine causano una forma persistente di acne, nota come cloracne; sugli animali hanno effetti cancerogeni ed interferiscono con il normale sviluppo fisico.

È stato inoltre dimostrato che l'esposizione alla diossina può provocare l'endometriosi.(L'endometriosi è una malattia cronica e complessa, originata dalla presenza anomala del tessuto che riveste la parete interna dell’utero, endometrio, in altri organi quali ovaie, tube, peritoneo, vagina, intestino, provocando sanguinamenti interni, infiammazioni croniche e tessuto cicatriziale, aderenze ed infertilità.)

Mediamente il 90% dell'esposizione umana alla diossina, eccettuate situazioni di esposizione a fonti puntuali (impianti industriali, inceneritori ecc.), avviene attraverso gli alimenti (in particolare dal grasso di animali a loro volta esposti a diossina) e non direttamente per via aerea: il fenomeno del bioaccumulo fa sì che la diossina risalga la catena alimentare umana concentrandosi sempre più, a partire dai vegetali, passando agli animali erbivori, ai carnivori ed infine all'uomo. L'emivita della TCDD nell'uomo varia da 5,8 a 11,3 anni (Olson 1994) principalmente in funzione di livello metabolico e percentuale di massa grassa; varia tra 10 e 30 giorni nei roditori (dati IARC [8]). La tossicità, espressa come LD50 è sensibilmente specie specifica (esempio LD50 somministrazione per via orale nella cavia è di 500.0 ng/kg nel caso di TCDD).

Contaminazioni delle derrate

Belgio: i polli alla diossina - 1999
Mangimi animali di produzione tedesca - 2003
Polli e suini: Olanda, Belgio, Germania - 2006
Addensanti in yogurt e altri alimenti: Svizzera ed Unione Europea - 2007
Italia - Campania 2007
Irlanda 2008
Germania 2010

Diossina di Germania

http://www.altrenotizie.org

di Emanuela Pessina

BERLINO. Cresce ulteriormente lo scandalo diossina in Germania e, nel frattempo, Berlino cerca colpevoli da decapitare: un’azione politica, tuttavia, che non basta a ridare fiducia ai consumatori tedeschi. Perché, secondo un’indagine presentata dal settimanale Der Spiegel, il controllo della qualità dei prodotti alimentari in Germania è sistematicamente inaffidabile e ora, più che il sacrificio politico di qualsiasi capro espiatorio, dal Governo ci si aspetterebbe una riforma concreta delle procedure di garanzia.

Tutto è cominciato la settimana scorsa, quando l’azienda produttrice di mangimi per animali Harles und Jentzsch (che si trova in Schleswig-Holstein, Germania del Nord, ma che risulta registrata nella Bassa Sassonia, a Nord-Ovest) è stata indagata per la produzione di foraggi inquinati dalla diossina. Secondo le ultime indagini, Harles und Jentzsch non avrebbe fornito alle autorità una lista completa dei propri clienti: la scoperta di un nuovo rivenditore ha condotto alla chiusura di altri 934 allevamenti. L’informazione, tuttavia, è giunta a Berlino con estremo ritardo.

Non si sono fatte attendere le reazioni da parte del Governo. Il ministro per la Tutela dei consumatori, Ilse Aigner (CSU), da parte sua ha chiesto che i responsabili paghino in prima persona. In particolare, Aigner ha sollecitato le dimissioni del ministro dell’Ambiente della Bassa Sassonia, Hans-Heinrich Sander (FDP) e del suo sottosegretario, responsabili di non averla informata tempestivamente. Aigner ha inoltre invitato il presidente del Land in questione, David McAllister (CDU), a prendere provvedimenti. Tante parole, tuttavia, che potrebbero non bastare a risolvere il problema.

In Germania la sicurezza alimentare viene garantita ai cittadini attraverso il sistema del Qualitaetssiegel (QS), un marchio di qualità rilasciato da alcuni istituti privati dopo regolari analisi di laboratorio di campioni di produzione. Il contrassegno QS è sinonimo di qualità sia per i consumatori che per lo Stato: supermercati e negozi accettano soltanto merce con il suddetto bollino e le autorità tedesche tralasciano volentieri di controllare ufficialmente le aziende già certificate QS.

In realtà, il sistema QS non è all’altezza della fiducia che gli si accorda quotidianamente, poiché le analisi dei campioni alimentari avvengono secondo una procedura a dir poco bislacca: basti pensare che, dal 2003, anche Harles und Jentzsch era regolarmente certificata QS. Gli istituti di controllo (privati) autorizzati concedono piena autonomia alle aziende: sono i produttori stessi - contadini e macellai, così come industrie di mangime - a scegliere quando e come sottoporsi agli accertamenti; sono le aziende stesse a prelevare i campioni dalla propria produzione e a inviarli ai laboratori che più li aggradano tra quelli approvati dallo Stato. In pratica, non esistono controlli a sorpresa. Un po’ troppa emancipazione, a quanto pare, anche per l’irreprensibile Germania.

Il sistema QS è stato introdotto nel 2001 in seguito allo scandalo dell’encefalopatia spongiforme bovina (BSE), di cui si sono trovati alcuni casi anche in Germania. Oltre alle dimissioni del ministro dell’Agricoltura e di quello della Salute, la crisi della mucca pazza ha palesato la necessità di un controllo più attento della catena alimentare. Con il polverone mediatico, tuttavia, è scomparsa anche l’urgenza e la politica si è accontentata dei buoni propositi dei protagonisti dell’industria alimentare, che hanno appunto promosso il sistema QS. Un metodo, tuttavia, che lascia la sicurezza dei consumatori tedeschi nelle mani dei produttori stessi.

In sostanza, più che una certificazione effettiva di qualità, il bollino QS sembra essere un doping da commercio, un fattore indispensabile ai produttori per mantenere un certo tenore di prezzi. Perché, senza QS, i prodotti sono pagati meno. In occasione dello scandalo diossina, il ministro per la Tutela del consumatore Aigner ha presentato un mini-programma di riforma in dieci punti, che non va comunque a migliorare il sistema là dove ce n’è bisogno. Aigner, inoltre, ha sollecitato l’intervento dell’Unione Europea, accordando nel frattempo ancora piena fiducia all’economia.

Negli ultimi anni, tra l’altro, si è diffusa un’insana concorrenza tra i produttori, determinata dall’aumento sproporzionato della produzione di carne e dal conseguente calo dei prezzi (si parla della nostra società, chiaramente, una società che consuma più del necessario e si arroga il diritto di buttare il surplus). Se si considerano questi fattori, forse, lo scandalo della diossina può anche non sorprendere più di tanto.

Quanto più cresce la competizione, tanto più aumenta il rischio di azioni criminali nell’ambito dell’industria alimentare che assicurino un tenore di vendite altrimenti impensabile. A farne le spese, chiaramente, la qualità: così si arriva all’alto tasso di diossina nelle uova, che indica la presenza di combustibile vecchio e rifiuti industriali nel foraggio dei polli, o alla presenza di ormoni e antibiotici nella carne di maiale, dovuta allo smaltimento di medicinali nel rispettivo mangime.

Tanto rumore per nulla, quindi: fino a che punto ci si aspettare qualità in condizioni di sopravvivenza economica e con un sistema di controllo della qualità tanto tollerante? Come si può lasciare tanta autonomia a produttori che devono fare i conti, a fine mese, con un bilancio aziendale e non con la nostra salute?

http://www.youtube.com/watch?v=zt0m3CH30Vs

In Germania la sicurezza alimentare viene garantita ai cittadini attraverso il sistema del Qualitaetssiegel (QS), un marchio di qualità rilasciato da alcuni istituti privati dopo regolari analisi di laboratorio di campioni di produzione. Il contrassegno QS è sinonimo di qualità sia per i consumatori che per lo Stato: supermercati e negozi accettano soltanto merce con il suddetto bollino e le autorità tedesche tralasciano volentieri di controllare ufficialmente le aziende già certificate QS.

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