La Svendita a Torino - aggiornamento al 9/11/2011

La Svendita delle aziende municipalizzate a Torino 

Beni Comuni veicoli di partecipazione e democrazia

Aggiornamenti al 9 novembre 2011, a seguire troverete il testo originario già inviato, per chi non avesse letto la prima parte è opportuno iniziare dalla seconda parte.

In data 9.11.11 emergono informazioni di grande significato, dalla rassegna stampa:

  • il Giornale – Holding, maratona per battere i falchi
  • il Giornale – La maxi holding non convince: si può fare di più (e maglio)
  • 24 ORE – Prima va cambiato l’iter per le nomine
  • 24 ORE – Trm: “la nostra cessione è vincolata”
  • 24 ORE – Utilities, il prestito è a rischio Fassino cerca altre vie alternative
  • La Stampa – Da GTT, AMIAT E TRM 200 milioni al Comune
  • La Stampa – I gioielli del Comune valgono 500 milioni
  • Comitato Acqua pubblica su SEL e dintorni

Più si approfondiscono gli argomenti più crescono i dubbi rispetto ad una operazione che gentilmente potremmo definire “il danno e la beffa”. Per i cittadini si intende.

Finalmente emergono le valutazioni degli advisor, anche se non ancora ufficiali: l’intero pacchetto potrebbe valere 500/800 milioni, al Comune andrebbe il 40%  200 milioni (su base 500), sempre che si trovi l’ente finanziatore.

Infatti pare che San Paolo abbia rifiutato e Unicredit si propone come collocatore, entrambe le banche sono già molto esposte con un Comune che, lo ricordiamo, ha un debito di circa 4 miliardi.

Dal Comune si dice che l’operazione potrebbe realizzarsi anche senza soldi, rinunciando però alla sistemazione del bilancio in corso, obiettivo ed argomento ampiamente speso per propagandare la delibera.

Per i valutatori il “gioiello” pare essere TRM, che da sola varrebbe 350 milioni, ma anche sulla questione TRM si addensano problemi. Questa azienda intanto sarà funzionante a pieno regime fra 2 anni, indi è gravata di debiti bancari per l’83% dell’intero valore di costruzione, le banche erogatrici (BCE, Pariba, Unicredit), avevano contrattualizzato un accordo di garanzia direttamente con il Comune di Torino che si presentava anche come garante, la cessione di quote eleva il tasso di rischio, di esposizione.

Se viene ceduto il 40% ad un soggetto che sicuramente non si impegnerà per il pregresso, quali garanzie rimangono agli istituti di credito, questo rischio potrebbe provocare l’interruzione del credito nell’ambito, già in essere, dello stato avanzamento lavori.

Inoltre per Statuto (articolo 8), TRM non può cedere quote a terzi che non siano enti pubblici della Provincia di Torino, a questo punto entra in ballo anche l’affidamento dell’ATO-R a TRM, in particolare esiste ed insiste il problema del l’affidamento “in huose” concesso nel 2006.

In ultima analisi risulta sempre più evidente che questa gallina dalle uova d’oro è tale solo perché si dedicherà allo smaltimento dei rifiuti e magari in misure anche superiori alle 421.000 tonnellate dichiarate, è dalla “distruzione” della risorsa rifiuti che si possono ricavare utili (finanziari), la ovvia e logica conseguenza sarà che il privato cercherà di massimizzare il profitto con buona pace per qualsiasi istanza ambientalista.

Si brucerà a costi crescenti, se ad oggi le quotazioni di TRM sono dichiarate a circa 103€ a tonnellata, nulla vieta che si possa raggiungere il valore di 180€ a tonnellata, come già avviene in Lombardia. Chi potrà poi ergersi come ente calmieratore nel momento in cui lo stesso ente pubblico può godere di extra profitti.

Rimane un dato incontrovertibile queste manovre saranno pagate interamente e pesantemente dai cittadini!!!

AMIAT è quotata molto poco, 20-30 milioni ovviamente, l’azienda al momento oltre ad essere sotto scacco di un contratto in house in scadenza, rappresenta per la finanza un centro di costo, la raccolta slegata dagli impianti non rende, rimane da ricordare un particolare solitamente celato: nonostante che AMIAT abbia dichiarato comunque un utile di circa 15 milioni di euro (trasformazione del biogas della discarica in energia elettrica), rimane un credito consistente dell’Azienda nei confronti del Comune di Torino, come si porrà il privato rispetto ad un credito difficilmente esigibile?

GTT l’azienda in termini contrattuali è l’unica in garanzia fino al 2021 avendo vinto la gara di affidamento, E’ noto che i trasferimenti dello stato alle regioni a sostegno del trasporto pubblico sono in costante diminuzione, quindi in caso di vendita del 40% il privato dovrebbe avere mano libera rispetto all’aumento delle tariffe e/o alla riduzione del servizio tipo tagli alle linee poco profittevoli, ma in questo modo decadrebbe automaticamente il significato di servizio pubblico.

Se il servizio di linee alla Falchera rende poco si sopprime o lo si limita con buona pace per quei cittadini che saranno retrocessi in serie B o peggio.

Rimane un commento sulla proposta SEL, intanto la richiesta di cambio di nome di fct in “Beni Comuni Torino” è una delle operazioni più ambigue ed ingannevoli che si potessero inventare, indi nel momento in cui non si mette in discussione la cessione ai privati del 40% valgono anche per loro le critiche espresse alla Giunta.

Da questi ultimi aggiornamenti si evince sempre più che questa operazione prenta molti più rischi che vantaggi, pare insensata da tutti i punti di vista, anche quello più prettamente economico.

Le conclusioni si confermano, anzi si aggravano: noi cittadini potremmo facilmente trovarci con questi oneri:

  1. incremento del debito del Comune qualora il privato compri a prezzi inferiori alla valutazione del 40% delle tre aziende
  2. aumenti possibili delle tariffe, il privato deve recuperare il suo investimento e godere del legittimo profitto
  3. non è certo, anzi, che con la privatizzazione il privato si lancerà in investimenti per il miglioramento dei servizi, si tagliano quelli non profittevoli
  4. il privato si troverà ad operare in una condizione di monopolio per almeno 10 anni

QUESTA DELIBERA DEVE ESSERE TOTALMENTE CANCELLATA!!!

Cavallari


Quaranta persone stanno decidendo nelle loro stanze, gran parte della qualità della vita dei torinesi per il prossimo futuro.

Questi quaranta, consiglieri del comune di Torino (ovviamente legittimati ma che per questioni di tale portata dovrebbero operare con molta cautela coinvolgendo e sentendo  i veri azionisti delle Municipalizzate cioè i cittadini), voteranno in tutta fretta, a tappe forzate e tempi contingentati, la Svendita di aziende che la collettività, i cittadini di Torino, ha costruito e cresciuto negli ultimi cento anni, per avere  servizi collettivi che ovviamente erano e dovrebbero restare in totale gestione pubblica.

Certamente è noto che le attuali Aziende pubbliche potrebbero essere gestite meglio, ma la colpa, responsabilità non è certo dei cittadini ma dello stesso Comune che in quanto “unico padrone" a fornito input contraddittori e non sempre ha inserito nei consiglio di amministrazione manager esperti…anzi...

Nel caso, come altri esempi dimostrano, di fatto si evince che la sottilissima linea di separazione, visione del mondo delle prospettive si è annullata, voteranno insieme alla maggioranza buona parte di quella opposizione chiamata “centro/destra”.

La deriva “privatizzazione” ha colpito ed unificato gli schieramenti, oramai solo tali sulla carta, dalle logiche iperconsumistiche (la crescita, la crescita…), da qui gli inceneritori ecc dimostrano che la cultura del privato ha attecchito con molti.

Nelle varie e svariate esperienze in Italia i vantaggi delle privatizzazioni non sono affatto acquisiti, concetti espressi fra gli altri dalla Corte dei Conti.

Pare che la motivazione di questa Svendita risieda nel dover/voler fare cassa per limare un deficit del Comune di Torino che ammonta a circa 4 miliardi di euro. Pare che Torino sia la città più indebitata d’Italia.

Si usa il termine Svendita in quanto non è detto che questa operazione di alienazione dei gioielli di famiglia, produca, in ultima analisi vantaggi economici né per i cittadini e nemmeno per gli ultrà del privato, il Consiglio Comunale di Torino.

Vediamo le possibili dinamiche:

Pur con l’eccezionale vittoria dei referendum che abrogava l’obbligo di privatizzazione di TUTTI i servizi pubblici locali, non solo dell’acqua quindi  (quindi eliminazione del famigerato articolo 23bis della Legge Ronchi), invocando l’rticolo 4, titolo II, legge n.148/2011, ovvero l’ultima finanziaria Tremontiana di agosto,  gli Assessori Dealessandri/ Passoni promotori della delibera a Torino e altri colleghi in cintura, stanno avviando pratiche di cessione delle aziende che per Torino riguardano GTT, AMIAT, TRM, anticamera per la (S)vendita a privati (IREN?), per poi procedere alla completa finanziarizzazione con l’avvio dalla costituenda Holding  IREN – A2A.

Al momento la “bozza” di delibera è carente dei "i regolamenti", ovvero le regole di relazione fra Comune e fct e hct (finanziaria comune torino, holding comune di torino), enti ai quali si trasferiscono le quote di AMIAT, GTT, TRM, questa operazione viene condotta perché il Comune di Torino non si può ulteriormente indebitare mentre fct in base alle valutazioni economiche delle tre aziende, può richiedere un prestito bancario per il 40% del valore che verrà definito.

Il 40% sarà quindi il valore che verrà immesso sul mercato entro fine marzo 2012 (sempre per dettato dell’art 4 citato).

Ebbene supponiamo che il valore di mercato sia 50 milioni di euro (dato di  fantasia), il Comune si indebiterà con le banche per questi 50 milioni, con l’idea di recuperarli con la cessione ad un privato , come si diceva entro il 31 marzo 2012.

Ma è in quel momento che potrebbe “cascare l’asino”, al 31 marzo 2012 saranno tantissime le municipalizzate italiane che si troveranno nelle condizioni di vendita, (si valuta un mercato di circa 50 miliardi di euro), i possibili compratori chi e quanti sono?

Chi è in grado di poter investire le somme richieste? Sul libero mercato si scatenerà quindi la normale legge della domanda e dell’offerta,  pochi compratori a fronte di qualche migliaio di venditori, in queste condizioni saranno ovviamente i compratori che determineranno sia prezzi che condizioni di governo delle aziende.

E’ bene sottolineare, fra l’altro, che l’operazione si svolge in condizioni di mercato internazionale segnato da una crisi finanziaria tale che dovrebbe imporre cautela, insomma non è certo il momento migliore.

Tradotto, non è affatto detto che il Comune di Torino recuperi i 50 milioni di prestito e cosa per assurdo ancora più grave (il danno e la beffa), il privato imporrà l’assoluta autonomia gestionale, elemento gravissimo per la condizione di monopolio nell’erogazione di servizi quali quelli in alienazione.

Quindi la sbandierata condizione del Comune di Torino di garanzia per il mantenimento del 60% di capitale e dei possibili elementi di tutela dettata dai regolamenti sopra citati varranno poco/nulla.

La beffa ed il danno, la beffa risiede nella cessione/privatizzazione dei Beni Comuni, con rilevanze gravissime per i cittadini: da quelli che richiedono, ad esempio, un ampliamento della raccolta differenziata ed altri che ritengono che la linea 4 sia da migliorare come servizio, oggi è ancora possibile il confronto, in presenza di un interlocutore “locale”, il danno per i cittadini espresso si aggraverà in tre modi possibili: incremento del debito del Comune qualora il privato compri a prezzi inferiori alla valutazione del 40% delle tre aziende, indi aumenti ampiamenti possibili di tariffe, il privato deve recuperare il suo legittimo profitto, infine non è per nulla detto che con la privatizzazione il privato si lancerà in investimenti per il miglioramento dei servizi. 

Chiediamo quindi al Consiglio Comunale:

  1. Di non approvare  questa delibera di Giunta riguardante tutta l’operazione privatizzazioni
  2. Che venga avviato un dibattito approfondito circa il futuro della gestione del Beni Comuni e dei servizi pubblici

Decisioni di tale portata non possono non coinvolgere la cittadinanza in tutte le forme organizzate e non, la società civile “proprietaria del beni collettivi, deve essere informata e deve potersi esprimere.

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