Economia circolare ? o spremitura dei consumatori

Filippo Bernocchi, avvocato e politico toscano legato ad Altero Matteoli ricopre da anni un ruolo determinante nel fare gli interessi degli enti trattando con il Conai costi e rimborsi per la differenziata. Il suo studio, però, cura da tempo i recuperi crediti del consorzio. L'interessato: "Mai fatto sconti". Resta il fatto che il sistema di raccolta economicamente pesa di più sulle spalle dei contribuenti che su quelle degli produttori di imballaggi. E le anomalie non finiscono qua.

Il controllato che fa il controllore e l' ENEA propone economia circolare in 4 passi che risate.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/09/raccolta-differenziata-il-con...

 

 Ma ilfattoquotidiano.it ha scoperto che da diversi anni il Conai ha un legame con lo studio legale dello stesso Bernocchi. Lo studio, infatti, attraverso un altro avvocato, cura il recupero crediti del Conai, e cioè i contributi cac evasi dai produttori di imballaggi.

A fronte dei “mai” di Bernocchi, qualche dato è bene riportarlo. Il sistema Conai, prendendo per esempio il 2015, ha incassato 593 milioni di euro grazie al cac e circa 225 dalla vendita dei materiali conferiti dagli enti locali, mentre ai comuni ha versato solo 437 milioni. Numeri che contribuiscono a creare una situazione che lo scorso febbraio è stata descritta così dall’Antitrust: “Il finanziamento da parte dei produttori (attraverso il sistema Conai) dei costi della raccolta differenziata non supera il 20% del totale, laddove invece, dovrebbe essere per intero a loro carico”. Il sistema Conai, cioè, è stato creato a fine anni novanta per soddisfare, sulla base delle direttive europee in materia, il principio del “chi inquina paga”. Ma stando al giudizio dell’Antitrust, a pagare sono soprattutto le casse pubbliche dei comuni.

Se un unico conflitto di interessi è troppo poco – Quella del recupero crediti del Conai non è l’unica situazione di conflitto di interessi all’interno del sistema di gestione della raccolta differenziata degli imballaggi. E per trovarne altre non occorre tornare indietro all’interrogazione parlamentare di tre anni fa, con cui il M5S chiedeva conto del perché nel 2010 Bernocchi fosse diventato docente della Scuola superiore della pubblica amministrazione locale, proprio quella che, in base all’accordo Anci-Conai, prendeva fondi dal Conai per tenere corsi di formazione sui rifiuti da imballaggio. Di conflitti di interessi se ne trovano diversi anche ai giorni nostri, come già riportato da ilfatto.it . E’ per esempio il caso di Ancitel Energia e Ambiente, la società a maggioranza privata presieduta fino a pochi mesi fa da Bernocchi, che viene pagata dal Conai per gestire la banca dati con dentro tutti i numeri della raccolta differenziata dei comuni italiani. O il caso del contributo cac dovuto dai produttori di imballaggi: a stabilirne il valore è il Conai, e quindi in ultima analisi sono i produttori stessi. La situazione è tale da portare l’Antitrust ad auspicare che la gestione degli imballaggi venga aperta al mercato e non sia più appannaggio quasi esclusivo del Conai. Auspicio su cui il consorzio non ha mai nascosto tutta la sua contrarietà. La questione è in parte affrontata da alcune norme contenute nel ddl concorrenza, al momento fermo in seconda lettura al Senato. Ma anche quando si va a vedere chi è coinvolto nel processo di formazione delle leggi che coinvolgono raccolta imballaggi e sistema Conai, saltano fuori i conflitti di interesse, quantomeno potenziali.

I legami del Conai con le fondazioni di Realacci e Ronchi – Il Conai e il consorzio del sistema Conai della carta, il Comieco, fanno parte del forum degli associati della fondazione Symbola, con cui collaborano per alcuni progetti, come il Premio Carte, dedicato al settore cartario, e il rapporto annuale di Symbola ‘GreenItaly’. Presidente della fondazione è Ermete Realacci, che oltre a essere un deputato del Pd è anche il presidente della commissione Ambiente della Camera, quella incaricata di discutere ed esprimere pareri sulle norme che riguardano la gestione dei rifiuti. E quindi lo stesso Conai. Al di là della quota associativa (“poche migliaia di euro”), per Facciotto non si può parlare di un finanziamento del Conai a Symbola: “Noi finanziamo un report, come facciamo con alcune università. Visto che svolgiamo anche attività di ricerca e sviluppo, ci avvaliamo di diversi soggetti a cui facciamo fare attività di ricerca che paghiamo regolarmente sulla base di un listino”.

Un legame analogo il Conai ce l’ha con la Fondazione per lo sviluppo sostenibile di Edo Ronchi, l’ex ministro dell’Ambiente a cui si deve il decreto che nel 1997 ha portato alla nascita del consorzio stesso. Tornando ai giorni nostri, il Conai e tutti i sette consorzi di filiera sono soci della fondazione, mentre il direttore generale del Conai Facciotto fa parte del suo comitato di presidenza. La fondazione di Ronchi da un po’ di anni ha un accordo di partenariato con il ministero dell’Ambiente (quello di quest’anno vale 330mila euro, di cui il 60% a carico del ministero) per attività di supporto agli Stati Generali della Green Economy, un processo di elaborazione strategico-programmatica aperto ai principali stakeholder della green economy, tra cui anche il Conai. In pratica la fondazione ha la possibilità di indirizzare le politiche del ministero e, tra le altre cose, nel contesto degli Stati Generali si occupa del recepimento delle nuove direttive in materia di economia circolare e rifiuti. Proprio quelle che, ancora una volta, interessano il Conai.

Sponsor del meeting di Comunione e liberazone e dell’Anci – Se alcuni legami del Conai passano attraverso attività di ricerca, altri hanno al centro vere e proprie attività di lobbying. Come nel caso della sponsorizzazione al meeting di Comunione e liberazione di Rimini, dove il Conai, nell’ultima edizione, oltre a essere presente per le sue iniziative di comunicazione, ha dato il nome a una delle sale per i convegni. Tra le sponsorizzazioni c’è poi quella concessa all’assemblea annuale dell’Anci, in occasione della quale lo scorso ottobre sindaci e politici, Matteo Renzi compreso, si sono alternati a parlare dal palco di Bari con il logo del Conai sullo sfondo. Giusto per mischiare il ruolo di controparte dell’Anci con quello di main sponsor del suo evento principale. “Oltre che nostra controparte – spiega Facciotto – l’Anci è anche nostro partner. Ci mancherebbe che non partecipassimo a questo evento. La nostra partecipazione è doverosa, siamo lì per dare informazioni ai comuni sull’accordo Anci–Conai”. E quanto costa la presenza del Conai con uno stand e la sua sponsorizzazione? “Le cifre non mi piace darle, riguardano i rapporti diretti tra noi e loro. Chiedete all’Anci. Se ve le vogliono dare, noi non abbiamo alcun problema”.

 

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