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Dove vanno i fumi dell'inceneritore di Torino-Gerbido?

Molti credono, a torto, che un inceneritore sia un problema solo locale. Basta essere a qualche chilometro per stare al sicuro? Ovviamente no.

La questione è interessante anche per il caso di Torino: molti credono che i venti portino i fumi solo verso la città, in realtà NON è assolutamente così! Lo dimostra il recente incendio alla Teknoservice di Piossasco, un deposito di rifiuti vari in particolare plastici. Come si vede dalle foto qui allegate, la colonna di fumo nerissimo, raggiunta una certa altezza, si allarga a fungo e si estende per moltissimi chilometri, ricadendo poi su un'area vastissima. Anzi, da alcune foto reperibili sul web si nota che la nube tossica si estende quasi di più verso le montagne che non verso la città.

Questo dipende dalle condizioni atmosferiche del momento, ma che comunque sono tipiche della pianura torinese e più in generale della pianura Padana: sostanziale assenza di venti e quasi totale ristagno dell'aria, con scarso o nullo ricircolo, fatto salvo i (rari) giorni di vento forte (che poi sono quelli che ci si ricorda e fanno credere che i venti tirino sempre dalla stessa parte...)

E anche se non si è sotto l'"ombrello" di ricaduta diretta dei fumi, questi ricadono comunque sulle coltivazioni e finiscono nei prodotti agricoli, nel latte, nelle uova ecc.

Cogliamo peraltro l'occasione per evidenziare che l'Arpa, come suo solito, ha dichiarato che non ci sono problemi di inquinamento dell'aria... Si sfiora il ridicolo come sempre, visto che l'enorme nube nerissima era certamente carica di diossine, furani, metalli pesanti e polveri sottili. Ci immaginiamo come vengano controllati i fumi dell'inceneritore del Gerbido, che pur essendo visibili solo d'inverno a causa della condensazione del vapore, hanno caratteristiche di diffusione analoghe se non superiori, trattandosi di circa 10-12 milioni di metri cubi di emissioni al giorno, 365 giorni all'anno 24 ore su 24.

I fumi dell'inceneritore si diffondono allo stesso modo sulla pianura torinese e su una vastissima area, anche a qualche decina di chilometri dalla città. Non essendo visibili, tutti si illudono che non ci siano, ma la realtà è ben diversa: il loro comportamento e la loro diffusione sono analoghi se non superiori a quelli delle foto, anche considerato che sono emessi continuamente.