Situazione del progetto "Waste End" a Chivasso

CHIVASSO. La Provincia smonta WastEnd

Chivasso 

Mercoledì a Torino i tecnici della Provincia hanno fatto a pezzi il progetto Wastend. Hanno dichiarato che il progetto poteva venire considerato al massimo un “preliminare”, non certo un “definitivo“: un progetto “scarsamente dettagliato”, “molti elaborati confusi che abbiamo fatto fatica a collegare l’un l’altro”, “lacune”, “errori concettuali e progettuali”, “incoerenze rispetto alla programmazione provinciale”, inadeguati riferimenti alla normativa, ecc. A tutti questi rilievi SMC dovrà rispondere presentando le “integrazioni” al progetto. La conferenza è durata sei ore. Una decina di tecnici della Provincia, della Regione e dell’ARPA si sono avvicendati al tavolo della conferenza e hanno smontato il progetto pezzo per pezzo, elaborato per elaborato, pagina per pagina. Impossibile dare conto di tutti gli argomenti affrontati. Ne elenchiamo alcuni.

1. la condizione delle acque sotterranee nell’area discariche è preoccupante. Nonostante vi sia una bonifica in corso, la quantità di azoto ammoniacale e di altri minerali nella falda superficiale resta alta.

2. Gran parte del nuovo milione di metri cubi di rifiuti verrebbe depositato al di sopra della discarica dismessa “Chivasso 2”. Il peso potrebbe causare lo sfondamento del sistema di impermeabilizzazione sottostante alla vecchia discarica, con conseguente dispersione nell’ambiente dei liquidi nocivi generati dai rifiuti.

3. Non si può chiamare “discarica di servizio”, cioè al servizio dell’impianto di riciclaggio, un sito che riceverà più della metà dei rifiuti dall’esterno. Oltretutto, in base al cronoprogramma presentato dalla società, la nuova discarica verrebbe riempita in 14 anni e mezzo. Dopo i quali l’impianto di riciclo rimarrà senza vasca “di servizio”: che farà SMC? Il progetto non lo spiega.

4. Riguardo alla raccolta e al trattamento del percolato e del biogas il progetto è troppo vago e non offre sufficienti garanzie di sicurezza.

5. Il progetto manca in gran parte dei dispositivi e degli accorgimenti necessari a impedire la diffusione di odori molesti.

6. Per “risagomare” le discariche si usa della terra scavata sul posto o proveniente dall’esterno. Ma il progetto è privo di un piano dettagliato di “scavi e riporti”, quale è richiesto dalla normativa sulle terre e rocce di scavo.

7. Per alcuni dei materiali – è il parere dell’ATO-R letto in conferenza – che sarebbero conferiti in discarica o lavorati negli impianti di riciclo, il progetto non è coerente con il piano provinciale dei rifiuti.

8. A quasi tutti i singoli impianti di trattamento dei rifiuti, il progetto destina uno spazio troppo piccolo rispetto alla quantità di materiale da contenere e di lavoro da svolgere: all’incirca la metà del necessario. La Provincia chiede spiegazioni.

9. Il piano regolatore di Chivasso pone l’area interessata da Wastend in classe II, a moderata pericolosità di inondazione. In tali aree non sono consentiti edifici interrati: il progetto contravviene a questa norma perché contempla la costruzione di locali sotterranei e di vasche fino a 4 metri di profondità.

10. A fianco dell’area delle discariche corre la Gora Campagna, detta anche gora di Chivasso. E’ un corso d’acqua soggetto a straripamenti, che mettono a rischio anche gli abitati di Montegiove e di Borghetto. Per porre in sicurezza il bacino della gora, nel 2003 il Comune di Chivasso ha deciso la realizzazione di uno scolmatore e di un’area di laminazione. Ne l’uno n’è l’altra sono ancora stati costruiti.

11. I dirigenti della Provincia hanno chiesto ai rappresentanti del Comune chi realizzerà l’area di laminazione. Risposta: lo farà Chind (che non era presente). Con quali soldi? Con il ricavato della vendita dei terreni a SMC. Tutto un po’ vago, secondo la Provincia, che ha chiesto al Comune di presentare una specifica relazione. Il progetto dovrà comunque essere approvato dalla Regione. Il sindaco di Chivasso Libero Ciuffreda ha rammentato che il Comune ha presentato molte proprie osservazioni al progetto e che attende i chiarimenti della società. Il sindaco di Montanaro Giovanni Ponchia ha ribadito la totale contrarietà della propria amministrazione al progetto Wastend e ne ha chiesto il ritiro. Se non viene ritirato, l’amministrazione montanarese chiede che siano effettuate preventivamente la Valutazione di Impatto sulla Salute e l’indagine epidemiologica. Nessuno – né la Provincia, né i sindaci, né SMC – ha ricordato che nel 2008 la Provincia, pur autorizzando un ingrandimento della “Chivasso 3”, aveva dichiarato che non dovevano più venire concessi ulteriori ampliamenti date le gravi condizioni ambientali del territorio. Concludendo la conferenza, i dirigenti della Provincia hanno convocato per il 4 febbraio un sopralluogo in discarica al quale sono invitati tutti i soggetti che hanno preso parte alla conferenza dei servizi

 

 

 

In relazione alla Lettera aperta di Pro Natura Torino e della Rete Nazionale Rifiuti Zero sul progetto Waste End, ci corre l’obbligo di correggere alcune affermazioni presenti nel testo e di argomentare la posizione negativa espressa da tutte le associazioni presenti sul territorio.

Innanzitutto vorremo precisare che la discarica di Chivasso è aperta da circa 30 anni, contiene 4 milioni e mezzo di rifiuti (la seconda del Piemonte dopo Basse di Stura) ed è composta da quattro vasche.

La prima, denominata vasca 0, è Gestita da SMC per conto del Consorzio di Bacino 16. A inizio anno aveva ancora una disponibilità di 23.000 metri cubi ed era autorizzata a ricevere l’indifferenziato proveniente dal Consorzio 16 come tal quale. Le informazioni che abbiamo dicono che in tale vasca è stato autorizzato lo sversamento fino al 31/12/2014 dei rifiuti indifferenziati provenienti dal Consorzio di Bacino 16 più altri 50.000 metri cubi di assimilati reperiti da SMC sul mercato nazionale. In cambio di questa partita (che fa seguito ad altre precedenti) SMC si è impegnata alla gestione post mortem. Per la precisione, in base alla convenzione del 2009 l’accantonamento dei fondi per il post mortem toccavano a SETA, benché l’esecuzione materiale del post mortem spettasse a SMC. Ma in seguito, attraverso una serie di accordi stipulati fra il 2012 e il 2013, l’impegno sia ad accantonare i fondi sia ad effettuare l’esecuzione materiale è stato assunto totalmente da SMC. In cambio SMC ha ottenuto di poter conferire nella “Chivasso 0” una quantità di rifiuti pari a 90.000 tonnellate.

Le altre 3 vasche sono tutte di proprietà SMC e sono autorizzate a ricevere assimilati non pericolosi.

Le vasche 1 e 2 sono da tempo esaurite e già ricoperte dallo strato di coltivazione conclusivo, mentre la 3 è ancora aperta. La vasca 3 ha una AIA rilasciata il 12 dicembre 2008 con validità 6 anni. E’ in corso in Provincia il procedimento di riesame: nella conferenza dei servizi in data 8 ottobre 2014 SMC ha riferito che a giugno c’era ancora una volumetria disponibile di 6.000 mc e che la società prevede di esaurirla a metà del 2015. Su queste tre vasche è evidente che la responsabilità di gestione post mortem è di SMC.

Risulta quindi evidente che non è vera l’affermazione contenuta nella lettera che non ci sia chi si deve occupare della gestione post mortem.

In relazione al conferimento dell’indifferenziato da parte del consorzio di Bacino 16 all’inceneritore del Gerbido, questo avviene da inizio 2014, ed è conseguente alla richiesta dell’ATO Torinese.

Visto come stanno le cose niente garantisce che, messi in funzione gli impianti Wastend, il Consorzio di Bacino 16 conferisca nei medesimi, visto che è l’ATO che gestisce questa partita, e che difficilmente il Consorzio di Bacino si opporrebbe alle richieste del medesimo. Sarebbe infatti più ragionevole prevedere che i rifiuti vengano conferiti nell’inceneritore, viste le propensioni politiche Torino centriche dell’ATO medesimo, e che anzi l’inceneritore medesimo trovi materiale da bruciare nella produzione derivante dalla selezione dell’indifferenziato eseguita in Waste End.

Restiamo anche allibiti circa la soddisfazione dell’esperienza del tavolo tecnico organizzato dal Comune di Chivasso. Di fronte alle reiterate dichiarazioni che si stava lavorando solo su ipotesi progettuali e che non c’erano già progetti pronti, SMC ha presentato in Provincia l’intero progetto il 30 ottobre, pochi giorni dopo la chiusura del tavolo tecnico (l’ultima riunione è stata il 14 ottobre e l’ultima seduta della Consulta il 26 ottobre). Dubitiamo che le osservazioni degli esperti abbiano trovato spazio e siano state recepite, ma abbiamo il forte convincimento che tale tavolo sia servito solamente a far da paravento a decisioni già prese

Oltretutto, il Tavolo tecnico è stato sempre avvolto da oscurità mai dissipate dall’amministrazione. Un solo esempio: sul sito del Comune era scritto che i sei tecnici erano stati “individuati” dalle associazioni. Abbiamo ripetutamente chiesto da quali associazioni, senza mai ricevere risposta. Solo da informazione acquisite in modo informale abbiamo poi saputo che in realtà 3 erano stati designati dall’Amministrazione, che fortemente sostiene il progetto Wastend, e non dalle associazioni. Il solo Cavallari era espressione delle  associazioni (Confalonieri non ha firmato le osservazioni e Surra di Coldiretti è stato ritirato dalla sua associazione prima della chiusura del tavolo).

Quindi nessun confronto col territorio e nessuna contrattazione con chicchessia ma la semplice riproposizione del progetto “Kilometro Verde” di Montanaro con l’aggiunta della discarica. Qui dobbiamo aggiungere anche che in un progetto di queste dimensioni è molto importante la qualità dei proponenti. Il verbale della citata conferenza dei servizi del giorno 8 ottobre elenca una serie di diffide comminate dalla Provincia a SMC per irregolarità, inadempienze, danni all’ambiente, tra cui:

  1. rilevamento nel 2005 di nichel manganese ammoniaca in quantità superiore al consentito nelle falde acquifere superficiali in aree adiacenti la discarica (la bonifica è appena cominciata);
  2. nel 2011 sversamento illecito, con codice CER 191212 invece del corretto CER 191302, di materiali provenienti dalla ex area Sisas di Pioltello (per l’episodio l’ingegner Giovanni Chirico, AD di SMC, è indagato presso il Tribunale di Milano);
  3. irregolarità nella gestione del gas di discarica (presenza di pozzi non collegati e mancata comunicazione delle date di scollegamento dei pozzi di estrazione del gas);
  4. irregolarità nella gestione delle acque meteoriche (presenza di un liquame di colore scuro in un fossato …);
  5. ripetuti incendi dell’impianto di trattamento dei pneumatici (2002, 2008, 2014): in seguito all’ultimo, sviluppatosi il 14 ottobre scorso, il Comune di Chivasso ha emanato un avviso riguardante prescrizioni alimentari per esseri umani e animali.

Aggiungiamo che proprio in questi giorni articoli di stampa riferiscono le difficoltà che incontra la bonifica della discarica di Alice Castello (VC), condotta dalla società “Alice Ambiente”, che appartiene allo stesso gruppo di SMC (cfr. ad esempio “La Gazzetta”, 26 novembre 2014).

Ci sembra che tali credenziali diano alla proposta un leggero tanfo, non dovuto ai rifiuti ma alla propensione a trascurare le prescrizioni da parte del proponente.

E proprio nel meccanismo della proposta risiede la parte per noi più inaccettabile: gli impianti saranno costruiti solo dopo il conferimento di una parte cospicua dei rifiuti in discarica. Nello specifico i due terzi (600.000 mq) circa del milione di metri cubi sarà reperito dal mercato nazionale e di questi due terzi (400.000) saranno conferiti prima che gli impianti entrino in piena produzione. Questo significa che se, per qualsiasi motivo si ritardi nella partenza degli impianti, SMC porterebbe a casa più della metà dei conferimenti e del guadagno.

Siamo anche certi che il milione dichiarato sia solo l’inizio di quanto poi verrà richiesto. Nell’ipotesi che gli impianti siano fatti davvero, cosa succederà al termine dei dieci anni, con personale assunto e impianti in produzione? Dubitiamo fortemente che si fermi tutto semplicemente perché è finita la disponibilità della discarica, ma più ragionevolmente o si continuerà nella medesima o si chiederà di aprirne altre, magari a Montanaro, nelle cave in cui gli stessi proponenti (allora a nome Sostenya) intendevano realizzare Kilometro Verde.

E questo è il punto: non si può considerare un territorio come discarica permanente, non ci può essere un “Fine discarica Mai”. Anche per gli ergastolani è prevista la commutazione della pena, dopo trent’anni. Evidentemente per gli estensori della lettera la discarica di Basse di Stura ha diritto di vedere chiusa, mentre Chivasso no.

Ricordiamo in proposito che nel 2008 la Giunta provinciale torinese, pur esprimendo parere positivo di compatibilità ambientale circa l’ampliamento della vasca 3, prendeva atto che tutta l’area era ormai “fortemente compromessa”, e stabiliva che quell’ampliamento doveva “ritenersi conclusivo e finalizzato al recupero della discarica stessa”. Si noti che per la Provincia la compromissione ambientale riguardava non solo la vasca 3, ma anche il territorio circostanze, come dimostrano le criticità elencate: la vicinanza dell’ampliamento agli edifici della cascina Crova; l’emanazione di odori; l’impatto acustico provocato dagli automezzi in movimento; e soprattutto l’inquinamento delle acque sotterranee, considerato la problematica principale.

Resta poi il punto relativo alla presenza del pubblico in progettualità di queste dimensioni. Pur concordando con la descrizione circa l’incapacità gestionale dimostrata dalla nostra regione, nelle varie amministrazioni che la compongono, ci sembra che si debba richiedere una maggior presenza e una maggior trasparenza da parte delle medesime, e che la scorciatoia di affidare a privati, che nel migliore dei casi hanno come scopo il proprio profitto e non la tutela del territorio, sia pericolosa e prodromica a futuri disastri ambientali. E le ultime sentenze (vedi eternit) dimostrano che poi non si riesce nemmeno a fare giustizia.

Per questo riteniamo che sia necessaria una presenza pubblica, ampliata a organismi di controllo trasparenti, e non un’abdicazione a chi sui rifiuti è abituato a fare affari. Chiediamo inoltre che tutti coloro che sono interessati a tale situazione, prima di tracciare con la penna giudizi e determinazioni, provino ad informarsi e a confrontarsi con chi vive nei territori investi dai progetti. In tutti questi anni abbiamo sopportato di tutto, da infiltrazioni di metano nelle cantine (e relative esplosioni) a ripetuti incendi, ad inquinamento di falde a sversamenti che gli inquirenti ritengono illegali. Pensiamo di meritare considerazione e rispetto. Da chiunque.

TUTTE LE REALTA’ ADERENTI AL CORTEO DI SABATO 29 NOVEMBRE A CHIVASSO

Tipo di avvenimento: