Condannati per aver difeso il bene comune.

Succede in Italia: condannati a pagare per aver difeso un bene comune!
21. November 2014

Succede in Italia: dei consiglieri comunali ricorrono al tribunale per difendere un bene comune e alla fine si trovano condannati a pagare 10.000 euro di spese perché per il giudice non avevano diritto di ricorrere alla giustizia!

Nonostante questo i nostri Nicola, Francesco ed Emanuele hanno vinto nei fatti la battaglia in difesa dei beni di tutti; ma il conto da pagare resta!

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Siamo stati condannati! Leggete questo importantissimo appello e aiutateci a diffonderlo. Quello che è successo a noi oggi potrebbe capitare a voi domani.

Il TAR Lombardia ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dai consiglieri del M5S Nicola Fuggetta di Monza, Emanuele Sana di Lissone e Francesco Sartini di Vimercate in aggiunta al Comitato Beni Comuni contro l’affidamento del servizio idrico a Brianzacque per mancanza di legittimazione, cioè “l’interesse ad agire dei ricorrenti”. Trattandosi di questione pregiudiziale, il Tribunale non si è espresso sul merito del ricorso. La questione sulla illegittimità dell’affidamento del servizio resta pertanto ancora aperta. Anzi, proprio perché il TAR non si è espresso, al momento valgono le pronunce della AGCOM e del Governo che hanno riconosciuto la fondatezza delle nostre istanze. Dopo aver respinto il ricorso, il tribunale ci ha condannato in solido (noi tre consiglieri e il comitato) a pagare 7.000 euro che più oneri di vario tipo significano quasi 10.000 euro in totale. Si, avete capito bene. Ci siamo battuti per l’acqua pubblica, la nostra prima stella, abbiamo presentato ricorso e dopo un anno e mezzo ci dicono che il nostro ricorso non è ammissibile e veniamo pure condannati a pagare (di persona, personalmente).

Noi non commenteremo la sentenza, non lo facciamo mai e tanto meno in questo caso che ci vede direttamente coinvolti. Però è chiaro che la pronuncia del TAR mostra comunque come l’ordinamento giudiziario non sia in grado di assolvere alla tutela del bene comune rispetto a situazioni di illegalità manifesta, quando gli organi di controllo che avrebbero legittimazione dinanzi al TAR, rimangono assolutamente inerti. I cittadini, dunque, si vedono costretti ad agire direttamente rischiando personalmente, come nel nostro caso. Per questo vi chiediamo di darci una mano a saldare queste spese con un contributo, anche simbolico. Dobbiamo raccogliere 10.000 euro e anche in fretta. Condividete e diffondete questo appello e contribuite alla raccolta fondi donando qualsiasi cifra con un bonifico sul conto intestato a Comitato Movimento 5 Stelle Monza IBAN IT30T0501801600000000164064 riportando nella causale RACCOLTA FONDI PER TUTELA LEGALE. Al termine della raccolta renderemo nota la cifra e pubblicheremo nella massima trasparenza le ricevute di pagamento.

La sentenza conferma, peraltro, il problema “politico” del mancato riconoscimento per il cittadino al libero accesso alla giustizia in contrasto con la Costituzione e con le Convenzioni internazionali. Proprio in materia di ambiente, la Convenzione di Arhus del 1998 prevede che gli stati sottoscrittori (tra cui l’Italia), accanto al libero accesso delle informazioni, al diritto di partecipazione del pubblico alle decisioni, debbano riconoscere il diritto dei cittadini al libero accesso alla giustizia attraverso associazioni ed organizzazioni non governative. La sentenza del TAR mostra una evidente dissonanza rispetto ai principi della convenzione internazionale; ma invero anche la legislazione italiana è gravemente carente sul punto, non prevedendo nulla di quanto disposto dall’accordo internazionale circa la legittimazione ad agire da parte dei cittadini. Se pure il Giudice deve attenersi a quanto prescrive la normativa nazionale, essa ha però la possibilità di fare prevalere la disposizione internazionale.
In tale prospettiva il TAR avrebbe potuto prendere una posizione più “coraggiosa” come è successo in altre occasioni. La tutela del bene pubblico e, nella specie, di quella ambientale, è, infatti, prioritario rispetto alle bizantine costruzioni giuridiche che creano ostacolo ai cittadini disarmati rispetto ad un potere politico trasversale sordo alle istanze del cittadino al quale non viene riconosciuto alcun ruolo se non quello di delegante “in bianco” al momento del voto.

L’iniziativa del Comitato e del M5S per l’affermazione del ruolo dei cittadini in conformità dei principi costituzionali ed internazionali certo non si ferma con la pronunzia del TAR. Né può pensare Brianzacque di aver risolto le problematiche aperte dal proprio illegittimo comportamento che rimangono sul tavolo del confronto ed oggetto anche di altri procedimenti amministrativi, giurisdizionali e politici. Non è paradossale, quindi, affermare che la sentenza del TAR, neutra sotto il profilo del merito, rinvigorisce il proposito di proseguire la nostra azione che si batterà, con maggiore determinazioni, in tutte le sedi.

Loro non si arrenderanno mai, noi neppure (ma gli conviene?)

PS. Per chi ha voglia e tempo di leggere qui c’è la sentenza pubblicata.

 

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