Centrale a biomasse nel centro di Rivarolo

Aggiornamenti marzo 2016

 Decisione rinviata a metà marzo La Conferenza dei Servizi del 17 febbraio non ascolta Comune, associazioni e cittadini che chiedono di non rinnovare l’autorizzazione per palesi e reiterate inadempienze da parte della Sipea che gestisce l’impianto e rinvia di un mese Non è stata decisiva la Conferenza dei Servizi della Città Metropolitana di Torino del 17 febbraio che avrebbe dovuto rinnovare o negare l’autorizzazione all’attività della centrale a biomasse attiva da tre anni in corso Indipendenza, nel centro di Rivarolo. Tutto rinviato a metà marzo nonostante le documentate inadempienze della società Sipea (del gruppo Gdf-Suez, multinazionale del settore energetico), nonostante il parere contrario al rinnovo del Sindaco, di tutto il Consiglio Comunale di Rivarolo e nonostante le iniziative per la chiusura della centrale portate avanti dall’associazione “Non bruciamoci il futuro” insieme ai cittadini. Ed è proprio l’associazione che, dopo il flash mob “Suoniamo le campane” di sabato 13 febbraio e dopo aver partecipato alla Conferenza dei Servizi del 17, due giorni dopo, nella sala conferenze dell’hotel Rivarolo, in una assemblea pubblica illustra i motivi per i quali non deve essere concesso il rinnovo dell’autorizzazione alla centrale. Prima di tutto il mancato rispetto della condizione in base alla quale era stata concessa l’autorizzazione: la cogenerazione, vale a dire l’utilizzo della centrale per fornire l’acqua calda alla rete di teleriscaldamento già presente. Un modo, questo, per compensare in qualche modo la già compromessa qualità dell’aria (in seguito ai monitoraggi dell’Arpa il Comune è inserito in zona di piano per il risanamento e la qualità dell’aria) riducendo le emissioni da caldaie degli edifici. Perché la Sipea non realizza quanto si era impegnata a fare in occasione della richiesta di autorizzazione? Perché non ha mai rispettato le intimazioni del presidente e dell’assessore all’Ambiente dell’allora Provincia di Torino che recitavano: “entro il 15 ottobre 2013 l’impianto dovrà iniziare ad erogare il calore necessario alla rete in parte già esistente”? La risposta è semplice e facile da capire (tanto che lo avrebbe dichiarato un qualche dirigente della società): se la centrale dovesse dirottare circa la metà del vapore prodotto al teleriscaldamento, si ridurrebbe la produzione di energia elettrica che, grazie agli incentivi pubblici, è il business della centrale, rendendola economicamente non più sostenibile. Ora chi può credere, dopo anni di promesse non mantenute e di rinvii senza alcun esito a qualsiasi ulteriore promessa o impegno della Sipea? Nell’assemblea pubblica l’associazione ha ribadito altre garanzie inderogabili che la centrale deve fornire: bruciare solo cippato di legno vergine, ridurre notevolmente i limiti delle emissioni e fornire i relativi dati validi e certificati, perché quelli forniti a singhiozzo nell’ultimo periodo sono risultati spesso poco o niente credibili. Di fronte alla Conferenza dei Servizi della Città Metropolitana che in questa come in altre occasioni (vedi centrale del Cris a Ivrea) mostra di tenere in scarso se non nullo conto le ragioni dei Comuni, c’è da chiedersi quanto potrà contare l’interesse pubblico rispetto a quello privato. Per questo resta basilare e fondamentale la capacità dei cittadini, come dice l’associazione “Non bruciamoci il futuro”, di “suonare la campana” e riuscire a far divenire «patrimonio comune la battaglia per la chiusura della centrale, consapevoli che si tratta di una partita difficile perché di fronte c’è un colosso del settore energetico»- E, viene da pensare guardando dove è situata la centrale, che solo un colosso economico e amministrazioni pubbliche cieche o conniventi potevano riuscire ad avviare una centrale a biomasse nel pieno centro di una città. 

 

Il Comitato “Non bruciamoci il futuro”, al quale hanno aderito 3.400 cittadini, si è costituito nel 2012 a Rivarolo Canavese, allo scopo di tutelare il diritto ad un ambiente salubre della comunità, con riguardo specifico all’impianto di cogenerazione alimentato a biomassa ubicato presso l’ex stabilimento cotonificio Vallesusa. A fronte delle limitate informazioni disponibili, il Comitato si è attivato per ricostruire i fatti e garantire una partecipazione effettiva della comunità locale interessata, attraverso l’esercizio del diritto di accesso agli atti, incontri pubblici con esperti, manifestazioni, la presentazione di un esposto alla Procura della Repubblica e soprattutto attraverso la collaborazione con la Commissione straordinaria cui è stata affidata la gestione del Comune a causa dello scioglimento del consiglio comunale.

Purtroppo, a suo tempo, la cittadinanza non è stata messa nella condizione di partecipare al procedimento di autorizzazione provinciale (18-43641/2006), quando tutte le alternative erano ancora praticabili e tale partecipazione avrebbe potuto avere un’effettiva influenza.

Gli attori di questa complessa vicenda sono: 1) La società Sipea srl, passata nel corso del 2011 sotto totale controllo del gruppo francese Cofely/GDF-Suez. 2) L’Amministrazione comunale, il cui Consiglio comunale è stato sciolto con Decreto del Presidente della Repubblica il 25 maggio 2012 per fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso o similare. 3) Il Consorzio ASA (Azienda Servizi Ambientale), partecipata dal Comune di Rivarolo al 27% e da altri 50 Comuni del Comprensorio, che si occupava della raccolta rifiuti e del teleriscaldamento, Consorzio poi naufragato in un mare di debiti (circa 80 milioni). 
Dall’esame dei documenti acquisiti in epoca recente, risulta che il progetto originale presentato al Comune e Provincia nell’ottobre 2005 e poi approvato il 14 febbraio 2006 consisteva in:

  • Centrale di cogenerazione a biomassa con potenza termica complessiva in ingresso di 34,7 Mega Watt termici che avrebbe dovuto alimentare la rete di teleriscaldamento della Città e turbina per la produzione di energia elettrica di 4,82 Mega Watt elettrici;
  • Forno a griglia mobile inclinata, superficie della camera di combustione di 40 metri quadrati, temperatura dei fumi in uscita dalla caldaia 1.000 °C, il consumo complessivo di acqua pari a circa 50.000 metri/anno.
  • Combustibile costituito da biomasse legno-cellulosiche provenienti dalla filiera legno-energia del Canavese, fabbisogno stimato 56.000 tonnellate/anno (pari a circa 172 tonnellate/giorno). 

In realtà le tonnellate/anno di combustibile sono diventate 68.383 (+22%) pari a 210 tonnellate/giorno e della filiera legno-energia del Canavese non si ha più traccia. A tal proposito, siamo in attesa di puntuali verifiche affinché le importanti cifre di incentivazione da filiera corta siano effettivamente erogate se correttamente dovute.

Per il trasporto combustibile erano previsti 6-7 camion al giorno che risultano diventati circa il doppio con il relativo maggiore impatto sulla qualità dell’aria, sul traffico ed il rumore.

Nei fatti dall’avvio dell’impianto (dicembre 2012) ad oggi, la distribuzione del calore alla rete di teleriscaldamento non è avvenuta. La Centrale ha prodotto esclusivamente energia elettrica venduta con i benefici degli incentivi verdi alla rete nazionale. La rete costruita per il teleriscaldamento, di proprietà del Comune e di ASA, permette di servire soltanto il 20% delle volumetrie in progetto ed il calore è stato sinora fornito da alcuni bruciatori a metano di proprietà ASA.

Per paradosso, esiste poi un altro impianto di 2 Mega Watt termici a biomasse autorizzato nel 2006 (via Merlo) e finanziato al Comune di Rivarolo. Costruito specificamente per fornire il calore necessario al teleriscaldamento cittadino, l’impianto non è mai entrato in funzione e non è dato sapere quale interesse pubblico abbia soddisfatto.

Il consumo di acqua è poi passato da 50.000 a 192.960 metri cubi/anno (+385%) per via dell’introduzione delle torri evaporative ad acqua. Tutte queste modifiche sono state considerate non sostanziali dalla Provincia di Torino.
Dubbi si pongono in relazione alla concessione edilizia e a riguardo della conformità delle opere realizzate, tant’è che il Comune di Rivarolo ha recentemente contestato a Sipea srl di aver realizzato alcune opere su di un terreno di cui la Società pare non avesse la disponibilità essendo asservito ad uso pubblico.

Riguardo le ricadute ambientali, bisogna precisare che l’impianto sorge nel centro della Città, a ridosso di scuole e abitazioni ed ha beneficiato di contributi per interventi in materia energetica ambientale. Un principio di precauzione dovrebbe tener conto che la combustione di biomasse legnose, anche quando realizzata secondo le migliori tecniche, comporta l’immissione in atmosfera di grandi quantità di ossidi di azoto, polveri sottili ecc. Secondo uno studio della Provincia di Torino del 2009, realizzato soltanto ad autorizzazione avvenuta, le emissioni in ambiente dal camino Sipea potrebbero raggiungere 230 tonnellate/anno così distribuite: 97,1 NOx (ossidi di azoto) + 48,6 COx (ossidi di carbonio) + 9,71 COT (carbonio organico totale) + 64,7 SOx ( ossidi di zolfo) + 9,71 PLV (polveri totali).

Mentre si continua a proporre nuove Centrali a biomassa e nonostante il fatto che alcune sono state bocciate dalla mobilitazione dei cittadini, la Provincia di Torino ha già autorizzato nel solo ambito del Canavese le centrali a biomasse legnose di Cuorgnè, Torre Canavese, Lombardore, in aggiunta a quelle già operanti di Leinì, Castellamonte e Rivarolo Canavese. Il fabbisogno di biomassa legnosa per alimentare tutte le centrali sopra elencate potrebbe ammontare a circa 200.000 tonnellate/anno, pari a circa 600 tonnellate al giorno! Dove si pensa di poter reperire tutto questo legname?

La Commissione Straordinaria, su richiesta del Comitato, ha disposto una centralina mobile dell’Arpa per il monitoraggio della qualità dell’aria. La scelta di una centralina mobile è stata dettata da evidenti motivi di urgenza, ma è necessario predisporre a breve una postazione fissa gestita dall’Arpa 24 ore per 365 giorni/anno. Il posizionamento della centralina è avvenuto in un nodo strategico di transito anche del traffico pesante che alimenta la Centrale. In attesa dei dati che verranno attentamente valutati, è doveroso precisare che è la prima volta che viene monitorata la qualità dell’aria di Rivarolo, mentre un attento monitoraggio sarebbe stato doveroso prima di dare l’assenso all’impianto da parte dell’Amministrazione Comunale che governava Rivarolo.
In ogni caso, nel 2015 scade l’autorizzazione provinciale alle emissioni con limiti molto alti per l’impianto Sipea e in tale occasione bisognerà stabilire dei limiti alle emissioni congrui per un impianto situato in mezzo al paese.

Il Comitato ha più volte richiesto spiegazioni ad Arpa Piemonte su alcune incongruenze dei dati SME che venivano trasmessi. E’ stata richiesta una validazione terza dei dati trasmessi in autocontrollo dallo SME: ci si dovrebbe fidare del fatto che è il controllato che controlla se stesso?

L’Arpa recentemente scrive al Comitato che d’ora in avanti fornirà soltanto dati di sintesi mensile reperibili sul proprio sito e se il Comitato intenderà richiedere l’accesso in remoto dei dati emissivi, dovrà indirizzare la richiesta direttamente alla ditta Sipea. 
Altra questione rilevante, Arpa non considera gli sforamenti dei limiti delle emissioni durante le fasi di accensione (AC) e spegnimento (SP), dato che l’impianto risulta molto spesso in queste fasi delicate; allora non si comprende il senso di quanto stabilito al punto 3 allegato A) dell’autorizzazione che recita precisamente: “L’esercizio e la manutenzione degli impianti devono essere tali da garantire, in tutte le condizioni di funzionamento, il rispetto dei limiti di emissione..”.

Una Commissione Tecnica Paritetica (Comune, Provincia, Società) con il compito di verificare e controllare tutti i possibili impatti ambientali della Centrale a biomasse, è stata proposta dal Comitato da gennaio 2013 e condivisa dalla Commissione straordinaria.

Nonostante i ripetuti assensi verbali di Società e Provincia a favore dell’istituzione di una Commissione Tecnica di Controllo, successivamente si è registrata, accanto al silenzio della Provincia, una richiesta di introdurre nel protocollo una sorta di legittimazione dell’intero operato della Società da parte del Comune di Rivarolo, a fronte della restrizione dei compiti della Commissione a ruolo di sola comunicazione. D’intesa con la Commissione Straordinaria si è pertanto preso atto che in mancanza della facoltà di verifica e controllo, anche a sorpresa, tale Commissione non avrebbe avuto alcuna utilità. 

Giovanni Fragale
Comitato “non bruciamoci il futuro”

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