Programmazione dell'uso del territorio per le cave

Prospettiva,

sembra che in sintesi emergano le seguenti  proposte:

1)spingere per una programmazione almeno regionale dell' attività di escavazione;
2)spingere affiché i Comuni abbiano una forte voce in capitolo;
3)attivare controlli sulle cave in esercizio: sulle quantità scavate, sulla qualità dell' acqua, sul fatto che le cave non si trasformino in discariche,sulle conseguenze sanitarie sulle popolazioni locali, ecc.;
4)creare la filiera del recupero degli inerti da demolizione. Se questi ammontano a 55 milioni di tonnellate/ anno, mentre il prodotto delle cave risulta essere di 130 milioni di metri cubi/ anno ( pari a circa 300 milioni di tonnellate/ anno), risulta che circa il 20 % del fabbisogno può essere soddisfatto dagli inerti da demolizione, quando questi fossero raccolti e selezionati. Di altrettanto dovrebbero essere ridottele quantità scavate;
5)è chiaro che la filiera del recupero degli inerti è tutta da costruire.Le singole imprese di costruzione non hanno ne' forza ne' capacità per organizzare tale recupero.Credo che dovrebbe essere creato un consorzio nazionale, sul tipo di Ecopneus ( fondato nel 2011 dai produttori per il riciclo degli pneumatici fuori uso) e del Consorzio per la raccolta degli olii usati ( creato da poche settimane).A parte i problemi organizzativi, credo che questo progetto non piacerà ai proprietari delle discariche, che si vedrebbero sottratti gli inerti da demolizione per un importo di circa 5-6 miliardi €/ anno;

6)altro tema importante è sicuramente il riutilizzo dei materiali risultantidalla sistemazione degli alvei dei fiumi. Qui però non vedo dati.E' chiaro però che anche questa materia andrebbe pianificata e regolamentata a livello nazionale o regionale;
7)ultimo ma non ultimo: meno cemento, più ristrutturazione e riutilizzo i vecchi edifici: argomento grossissimo e sempre più attuale.

 

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