La gestione cave /discariche situazione e forzatura legislativa ora bloccata

Oggetto: Osservazioni al Disegno di Legge Regionale n. 364 presentato il 24 settembre
               2013 – MISURE URGENTI DI SEMPLIFICAZIONE DELLE NORME REGIONALI SULLE
                ATTIVITA’ ESTRATTIVE. MODIFICHE ALLE LEGGI REGIONALI IN MATERIA DI CAVE
                E TORBIERE

Li, 15/11/2013

Contro tale forzatura legislativa che permetteva di rendere ancora piu' selvaggio tale gestione depredando il territorio e desertificando, diverse associazioni ambientaliste hanno collaborato con osservazioni/ proteste che hanno dato vita al convegno di Tronzano del 11/01/2014 di cui alleghiamo articoli.

Organizzano l' incontro di Trozzano:

Movimento Valledora

C.A.R.P.- Coordinamento Ambientalista Rifiuti del Piemonte

COOR. DI. TE. - Coordinamento Difesa Territorio 

col patrocinio del Comune di Tronzano Vercellese

Organizzano l' incontro di Trozzano:

Movimento Valledora

C.A.R.P.- Coordinamento Ambientalista Rifiuti del Piemonte

COOR. DI. TE. - Coordinamento Difesa Territorio

col patrocinio del Comune di Tronzano Vercellese 

Articolo su Vercelli oggi

Relatori:

  • Enrica Simonin-Movimento Valledora

espone il quadro critico di questa bozza di legge regionale. L'attuale Giunta Regionale del Piemonte intende realizzare la liberalizzazione selvaggia del settore cave,che già tanti disastri ha provocano nella Valledora.
I principali punti negativi di questa bozza sono:

-aumento del periodo di concessione da 10 a 15 anni;
-possibilità di utilizzo delle ex-cave come discariche;
-introduzione della proroga per le quantità autorizzate ma non estratte alla fine della concessione;
-approvvigionamento sul mercato commerciale degli inerti per opere pubbliche.

In alternativa il Movimento Valledora e le associazioni ambientaliste propongono:
-aumento degli oneri di concessione per render competitivo il riciclo degli inerti;
-controlli più frequenti e sanzioni adeguate per scavi abusivi o difformi dal progetto;
-distanza di scavo ad almeno 5 metri dalla falda acquifera per prevenire eventuali sfondamenti anche accidentali;
-scavi condotti a lotti con passaggio al lotto successivo dopo ispezione e controllo tecnico(ARPA, Corpo Forestale)
-limiti alle quantità estraibili nelle stesse zone;
-pianificazione dell'attività estrattiva.

  • Andrea Chemello-Sindaco di Tronzano Vercellese

illustra la lunga lotta condotta dal Comune di Tronzano per contrastare la devastazione del territorio. Il Comune di Tronzano ha approvato un' importante delibera contro le cave selvagge della zona. In particolare Chemello ha approfondito la minaccia delle cave alle falde acquifere del territorio in collaborazione con il Politecnico di Torino (prof.ssa Marina di Maio e Simone Orioli).

  • Michele Pescio-per il Coordinamento Difesa Territorio ( COOR.DI.TE.)

spiega l'attività di Coor.Di.Te. dalla sua nascita (6 luglio u.s.) ad oggi.
Movimento Valledora e CARP,insieme ad altre nove associazioni ambientaliste,
fanno parte di Coor.Di.Te.,che lotta con successo contro l'attacco speculativo
al territorio del Piemonte Orientale ( trivelle petrolifere a Carpignano, discarica
di amianto a Barengo,pirolizzatore di pneumatici a Casalino, ecc.)
Il metodo vincente di Coor.Di.Te. consiste nell'informazione ai cittadni, nell'appro-
fondimento tecnico dei progetti, nella raccolta firme contro i progetti pericolosi.

 

  • Mattia Anzaldi-giornalista di " Venerdì di Tribuna Novarese" on-line

illustra la situazione delle cave a Romentino (NO), molto simile alla situazione delle cave della Valledora.
Denuncia i principali problemi delle cave di Romentino:
-escavazione abusiva;
-mancata riscossione dei contributi dovuti dai cavatori al Comune di Romentino;
-escavazione in falda ( abusiva);
-riempimento delle cave esaurite con rifiuti di origine dubbia;
-mancata bonifica delle cave esaurite.

  • Simone Orioli- Tesi di Laurea al Politecnico di Torino

traccia un quadro scientifico ed esauriente dell'attività estrattiva in Italia, della relativa normativa e degli aspetti tecnici di questa attività, corredando l' esposizione con esempi. In particolare mette in luce come di bonifiche delle cave esaurite In Italia se ne siano viste pochissime, e non tutte eseguite a regola d'arte.

  • Segue ampio dibattito. In particolare riportiamo alcune indicazioni emerse:

-illustrazione della tecnica per controllare a lotti il tipo di rifiuti versati della cave esaurite ( prof.ssa Marina di Maio del Politecnico di Torino);
-proposta per la creazione di un consorzio nazionale per il riciclo degli inerti da demolizione, sulla falsariga di Ecopneus( consorzio per il riciclo degli pneumatici
usati( Fabio Tomei del CARP);
-invito ad approfondire le possibilità di utilizzo dei giovani per il controllo delle cave( servizio civile? volontariato ?) ( vari interventi) ;
-pianificazione delle pulizia degli alvei dei fiumi.

La Raccolta Firme contro la suddetta bozza di legge regionale, già iniziata nel Vercellese,proseguirà nelle prossime settimane anche nel Novarese.
La duplice vicenda,politica e giudiziaria, che coinvolge la Regione Piemonte, anche se sembra allontanare la minaccia immediata di approvazione della suddetta bozza, non ha motivo di rallentare la mobilitazione popolare contro lo sfruttamento incontrollate del territorio, problema che rimane sempre aperto, come la recente vicenda della nuova cava di Romentino dimostra.
Il moderatore dell' incontro.
Fabio Tomei- CARP Novara Onlus

 VIDEO DISPONIBILI

01 Enrica Simonin - Movimento Valledora
- Presentazione del Movimento Valledora
http://www.youtube.com/watch?v=8Vy8FJUqFIw

02 Fabio Tomei (CARP), Marina De Maio (Politecnico Torino), Andrea
Chemello (Comune Tronzano)
- I controlli sulle attività di cava
http://www.youtube.com/watch?v=Sjs_RS7hMhg

03 Andrea Chemello - Comune di Tronzano
- Azioni del Comune di Tronzano
http://www.youtube.com/watch?v=r63HiyJtlLk

04 Davide Perini - Associazione La Torre Mattarella
- Situazione territoriale area Romentino
http://www.youtube.com/watch?v=Vw9JbJ4fB9I

05 Michele Pescio COOR.DI.TE
- Presentazione del COORD.DI.TE
http://www.youtube.com/watch?v=qhNZOoL6as8

06 Mattia Anzaldi - Libera
- Intrecci della criminalità organizzata nel novarese
http://www.youtube.com/watch?v=7olaArqdI1I

07 Simone Orioli - Politecnico Torino
- Panoramica tecnica delle attività di cava
http://www.youtube.com/watch?v=OqaGgiRAkzM

08 Davide Bono (M5S), Davide Crippa (M5S)
- Aggiornamenti politici regionali e Parlamentari sul tema
http://www.youtube.com/watch?v=rNEMn9npWUM

09 Luigi Bobba (PD), Vanda Bonardo (SEL)
- Pareri politici
http://www.youtube.com/watch?v=0VimlFuCbxM

10 Emanule Allegra (PD), Daniele Gamba (Legambiente)
- Pareri politici
http://www.youtube.com/watch?v=Y-8-O3yAigM

11 Enzo Daniele (comitato Sezzadio), Michelangelo Bocchio (comitato
Torrazza)
- Situazioni territoriali aree Sezzadio (NO) e Torrazza (TO)
http://www.youtube.com/watch?v=q-WrA63TJG8

 Ringraziamo tutte le persone che ci hanno lavorato e in particolare Anna Andorno

Di 
Referenti:
Anna Andorno – Tel 329 92 64 486
Alba Riva – Tel 334 97 55 223 – mail armor55@tiscali.it
Lucia Scagnolato – fax 0161 967170

Osservazioni sulla proposta di legge regionale ora ferma.

Premessa

  • 1 L'attività estrattiva è caratterizzata da un forte impatto ambientale e dalla sua irreversibilità.

Ogni sito oggetto d’estrazione sarà irrimediabilmente alterato e non tornerà allo stato preesistente.
Il materiale estratto è una risorsa per sua natura limitata e non rinnovabile.
La regolamentazione del settore escavazioni deve perciò essere ispirata:
- alla tutela e salvaguardia del territorio e della materia prima
- alla mitigazione degli effetti negativi
- al monitoraggio delle operazioni di scavo
- al riutilizzo dei materiali da demolizione (Direttiva Europea 98/2008, con l'obiettivo al 2020 di riciclare almeno il 70% dei rifiuti inerti)

- alla pianificazione del settore estrattivo.

  • 2 Per una migliore comprensione e valutazione delle modifiche introdotte dal Disegno di Legge Regionale n. 364 presentato il 24 settembre 2013 sarebbe stato più utile presentare in un unico testo gli articoli soppressi, la nuova versione di quest’ultimi e la parte non modificata delle attuali Leggi n.69 e n.30. In caso di approvazione della nuova Legge, è auspicabile l'adozione di un Testo Unico per le attività estrattive in modo da facilitarne la consultazione.

 

  • 3 Il Movimento Valledora, è nato su impulso dettato dalla grave situazione creatasi nell’omonima zona “Valledora”, posta al confine tra le Province di Biella e Vercelli, in cui:

 i Piani Provinciali (PAEP), richiesti dalla normativa regionale, non sono mai stati predisposti
 nelle zone estrattive comprese nei Comuni di Cavaglià, Alice Castello, Santhià, Tronzano Vercellese, Borgo D'Ale e Livorno Ferraris, sono state autorizzate cave per decine di milioni di metri cubi, senza prendere in considerazione una visione d'insieme al fine di valutare complessivamente le ripercussioni causate dalla concentrazione, su di un territorio limitato, di consistenti attività estrattive
 la Variante n. 01 al Piano Territoriale della Provincia di Biella prevede per la zona un P.R.U.I.S., mai attuato
 è sempre stato disatteso il Documento Programmatico per le Attività Estrattive che prevede una procedura di esame complessivo della zona prima di concedere nuove autorizzazioni estrattive
 il Piano previsto per la zona (Ipotesi per un Piano Strategico della Valledora), predisposto dalla Regione Piemonte anni fa non è mai stato implementato
 tutte le cave persistono da decenni, sono oggetto di continue richieste di ampliamento e rinnovo; in pratica quasi nessuna cava è giunta alla fase di ripristino, implicito il fatto di non aver mai recuperato una parte di territorio
 alcune cave, non più attive, sono state dimesse ed abbandonate a se stesse, altre, da milioni di metri cubi, sono state adibite a discarica;
una di queste discariche, denominata “Alice 2” sta rilasciando percolato e nonostante siano state intentate operazioni di bonifica, che durano ormai da alcuni anni, non è stato ottenuto alcun risultato, se non l’inquinamento della falda acquifera sottostante; a dispetto di ciò, in base all’accordo preso tra Comune, Regione e Ditta, si stanno eseguendo le opere a compensazione, creando una nuova discarica, la “Alice 3”
 l'A.S.L. Biella, nella sua lettera del 21.07.2011, ha attribuito alla presenza delle cave una delle cause dell'inquinamento del pozzo idropotabile comunale in zona Montemaggiore (Cavaglià), oltre a rilevare che, a causa dell’estesa escavazione il territorio della Valledora risulta altamente vulnerabile a causa della scarsa presenza di strati impermeabili a protezione delle falde acquifere profonde.

 
Capo 1 – MODIFICHE ALLA L.R. 69/1978
Art. 1 - Si ritiene che il principio a cui ci si deve attenere è che : “ogni intervento che preveda estrazione e commercializzazione di materiale industrialmente utilizzabile deve essere autorizzato ai sensi della Legge Regionale per le attività estrattive”. E’ del tutto inaccettabile una semplice “Comunicazione di inizio lavori” per le richieste di escavazione per le volumetrie inferiori a 1.000 mc/ettaro; è molto alto il rischio che delle attività di cava vengano mascherate da “bonifiche agrarie”. Quest’ultime devono tendere al miglioramento fondiario la cui efficacia deve essere
comprovata da una dettagliata relazione, eventualmente, da una procedura di V.I.A. ed una volta autorizzata, supportata da controlli specifici. Non sono stati fissati dei termini temporali entro cui completare le operazioni di scavo/miglioramento agrario.
Anche l'autorizzazione semplificata per volumetrie inferiori a 10.000 mc/ettaro rischia di far sorgere una miriade di piccole cave, di difficile controllo, sparse sul territorio a discapito del paesaggio, dello sviluppo sostenibile, del territorio e delle attività attigue.
Si ritiene che tutte le operazioni di scavo, che per la loro natura sono interventi impattanti e irreversibili, debbano essere soggette ad autorizzazione ed a procedura di valutazione di impatto ambientale (pubblicazione del progetto, osservazioni del pubblico, ecc), nonché all'osservanza dei relativi obblighi (oneri di concessione, ripristini, fidejussioni, controlli specifici, ecc.)

Art. 3 - La proposta di passare, senza un riesame del primo progetto autorizzato, da un periodo massimo di attività autorizzabile di 10 anni, a 15 anni, oltre ad eventuali proroghe di altri 5 anni è del tutto inaccettabile. Essendo l'attività estrattiva un'operazione irreversibile, è necessario fissare i termini con cui procedere ad attività di monitoraggio al prosieguo degli scavi, al fine di riscontrare eventuali effetti negativi, non valutabili all'atto dell'autorizzazione.
Nel testo del D.D.L. viene fatto accenno alla semplificazione dell’iter oltre che a “procedure non necessarie” senza tener conto, che proprio per sua natura, l'attività estrattiva è condotta in aree con assetti assai delicati (p.es. ad alta permeabilità, con rischi di assetto idrogeologico, etc). Le procedure in essere non possono essere considerate perdita di tempo, ma il minimo indispensabile ad evitare ripercussioni gravi sull'ambiente e sulla salute umana (inquinamento, dissesti, alluvioni, ecc). Eventuali proroghe temporali, per i quantitativo di materiale autorizzato ma non estratto, devono essere concesse a seguito di verifica sull’osservanza del progetto, sui ripristini effettuati; comunque per un periodo limitato, 1 o 2 anni al massimo, una tantum. In altre regioni la concessione ha durata quinquennale e può essere prorogata per un solo anno.
La presente legge deve individuare la documentazione tecnica da presentare per le richieste di proroga che dovrà essere presa in esame dalla conferenza dei servizi al fine di fare un esame complessivo del territorio in quanto nel frattempo potrebbero essere state autorizzate altre attività.
E’ palese la mancanza di una pianificazione dell'attività, in quanto è dettata da richieste effettuate da ditte private, di volta in volta. La norma mantiene la facoltà del rinnovo con la stessa procedura del rilascio (comunque dopo la proroga). Ci si domanda quale sia il livello di attendibilità delle previsioni esposte nel progetto iniziale dei proponenti e quali controlli vengano effettuati durante l'esame della Valutazione di Impatto Ambientale. E’ consuetudine la richiesta di una concessione per quantitativi esorbitanti di escavazione, al fine di potersi assicurare decenni di attività senza dover ripresentare progetti od essere soggetto a puntuali verifiche, ecc. Con la nuova normativa proposta detterà il peggioramento dell'attuale situazione, già grave, in
quanto non stabilisce limiti di sfruttamento del territorio.

Art. 6 – Questo nuovo articolo apre le porte all'abbancamento di materiali estranei nei vuoti di cava, permettendo l'utilizzo delle ex-cave, con una protezione geologica asportata senza alcuna rotezione per il suolo come discariche (concessionate con procedure e verifiche diverse da quelle delle cave) per il deposito di materiali, spesso di origine inappropriata. Si ritiene che la norma debba vietare detta possibilità od almeno che venga effettuata una verifica che consideri la tipologia di suolo esistente comparata al materiale da depositare; che venga prevista una griglia di abbancamento per l’individuazione a posteriori di eventuali materiali da riverificare oltre ad altri accorgimenti atti ad eliminare rischi ed effetti negativi sull'ambiente.
Non si comprende l'indicazione, a priori, della possibilità di riempire i vuoti di cava per il 50% del volume totale. Si riscontra che o tale metodologia è ritenuta idonea al recupero e perciò dovrebbero essere ipotizzato un riempimento totale oppure già a livello legislativo si è consapevoli dell’inaffidabilità di questa procedura limitando il rischio al 50%.
Non è chiaro in che modo in una autorizzazione a uno scavo, che comprende il ripristino e la relativa garanzia (fideiussione), si possa prevedere un riempimento di un vuoto di cava che verrà eseguito fra decenni, quindi con materiale non quantificato e verificato al momento dell'esame del progetto. La norma in questione deve fissare una specifica procedura di V.I.A.
L’indicazione dettata dalla norma “nella misura del 50% del volume totale da riempire” lascia nell’incertezza per il restante volume residuo, stante il fatto che il totale riempimento pare che debba essere eseguito (come? forse rifiuti?).

Art. 7 - Finora, il ripristino delle ex-cave è stata la trasformazione del sito in discarica. Si richiede che la norma escluda esplicitamente e inderogabilmente questa possibilità.
La proposta di creare aree a scopo turistico ricreativo, dovrà essere ben normata, al fine di non andare incontro ad insuccessi sul piano territoriale, raggiungendo livelli di ripristino e recupero del territorio ottimali. Questo tipo di investimento, non dovrà essere portato a scomputo degli oneri di concessione incidendo sulle casse pubbliche; dovrà essere definito un iter procedurale ante autorizzazione che renda possibile una programmazione dell’attività di recupero per gli anni a seguire.
L'accenno a programmi o accordi con aree protette, deve porre come punto inderogabile il recupero delle ex cave da parte della ditta estrattiva e solo successivamente potrà essere proposta la cessione o la gestione agli enti parco. Gli oneri per la gestione post cava devono restare a carico della ditta per un congruo numero di anni e comunque fino al consolidamento, anche economico, dei progetti di ripristino – recupero prescritti.

Art. 8 - Le sanzioni per gli scavi senza autorizzazione o per quantità maggiori rispetto al progetto devono essere proporzionati al valore commerciale del materiale scavato abusivamente e maggiorate a scopo di deterrenza. Si ritiene perciò che non vi debbano essere limiti massimi e deve essere fissato un valore minimo di € 10.000,00. L'eventuale materiale per il reintegro degli scavi abusivi deve essere accuratamente controllato, devono essere eseguite analisi di compatibilità ed avere lo stesso valore commerciale di quello sottratto indebitamente, con esclusione dell'abbancamento di rifiuti.
Oltre alle sanzioni amministrative si devono prevedere anche conseguenze penali per i titolari.
Inoltre i controlli sulla conduzione della coltivazione (profondità, quantità estratta, ecc.) devono essere obbligatoriamente annuali, con spese a carico delle ditte ed effettuate da Ente pubblico.

Capo II – legge 30 – cave di prestito per opere pubbliche

Art. 9 - La legge sulle cave di prestito deve normare anche i quantitativi di materiale inferiore a mc. 900.000 inoltre deve includere anche le opere “in compensazione”, o comunque a carico del proponente l'opera pubblica. Si ritiene congruo un limite di 200.000 mc.

Art. 10 - Il materiale di risulta degli scavi di gallerie (smarino) deve essere gestito e smaltito come un rifiuto. Si ritiene opportuno che, come previsto attualmente, il Piano di reperimento dei materiali litoidi venga approvato contestualmente al progetto esecutivo; l’approvazione all’atto del progetto preliminare è incongrua in quanto lo stesso può essere soggetto a variazioni che possono incidere anche pesantemente sul piano di reperimento del materiale inerte, oltre alla possibilità che l'opera non venga approvata.
Il punto d) del comma 3, prevede di inserire nel piano da presentare nel progetto preliminare dell'opera pubblica anche “eventuali attività estrattive già esistenti, autorizzate ai sensi della L.R.
69/1978” entrando palesemente in contraddizione con lo spirito della Legge 30 che vuole stabilire una netta separazione tra cave commerciali e cave “di prestito”, al fine di non falsare il normale andamento di mercato con una domanda improvvisa, localizzata e per quantità elevate di materiale.
La valutazione economica dell'inerte dovrà fare riferimento al prezziario regionale delle opere pubbliche e non ai “prezzi di mercato” .

Al punto 4) non vengono dettagliati i contenuti del Piano di comunicazione tecnico – ambientale da presentare in Regione; comunque detti documenti non devono essere sostitutivi della procedura di V.I.A.
Il punto 5) consente di presentare in un'unico progetto l'estrazione di materiale inerte ai fini commerciali e per opere pubbliche. La gestione deve continuare ad essere separata con cave ben distinte, come ripetutamente richiamato dalla stessa Legge 30. E' compito del proponente, in fase di studio, individuare aree che forniscano materiali inerti con caratteristiche idonee all'opera in progetto, eventualmente reperibili in più siti. Essendo sempre presente in un'opera pubblica la richiesta di entrambe le tipologie di prodotto, si ritiene che la proposta non abbia ragione di esistere.

Art. 11 - Il trasferimento delle autorizzazioni dai Comuni alla Regione viene giustificato, in premessa alla nuova proposta di Legge, dall'interesse pubblico nella tutela dell'ambiente e dell'assetto territoriale. Non si comprende in base a quale motivo la Regione possa raggiungere questi obiettivi ed il Comune, attuale ente autorizzatore, non ne sia in grado. E’ necessario emettere adeguate leggi a questo fine, far rispettare e applicare quelle già esistenti (ad esempio i Piani Territoriali sia Regionale che Provinciali, Piano tutela delle Acque) a tutela dei beni pubblici e
delle risorse naturali non rinnovabili.
Vi sono vari esempi di come si può tutelare il territorio dall'estrazione indiscriminata:
- dettare limiti alla superficie, ed alla volumetria, dei suolo comunale da destinare a cava (vedasi ad esempio. Regione Veneto, Legge regionale 7 settembre 1982, n. 44 (BUR n. 39/1982),
- predisporre dei piani Provinciali, richiesti dalla normativa della Regione Piemonte, mai approntati nelle Provincie di Biella e Vercelli,
- aggiornamento del D.P.A.E. Regionale su cui basare la pianificazione a livello provinciale, con censimento della realtà estrattiva Piemontese (quantità già autorizzate, destinazione degli inerti,
ecc), della consistenza dei giacimenti, dell'andamento della domanda,
- censimento della situazione estrattiva regionale (cave aperte, cave esaurite, attuazione dei ripristini, ecc.) e sanzioni (inclusa la decadenza dall'autorizzazione) per le mitigazioni / ripristini
inesistenti o in ritardo,
- verificare le possibilità offerte dal riutilizzo degli inerti da demolizione, 

- regolamentazione delle nuove costruzioni in modo da facilitare le operazioni di “decostruzione” fornendo un materiale inerte pulito, di buona qualità e economicamente riutilizzabile.

Nessuna di queste possibilità è contemplata dalla presente proposta di legge, si ritiene che il semplice cambio dell'ente autorizzatore non possa avere positive conseguenze sull'”interesse pubblico nella tutela dell'ambiente e dell'assetto territoriale”.
Al comma 1) viene disposto che “l'autorizzazione può essere rilasciata anche ai soggetti realizzatori dell'opera pubblica compresi quelli dei singoli lotti indicati dal proponente”. Per un efficace controllo dell'attività estrattiva, l'autorizzazione deve comunque essere nominativa e personale prevedendo una nuova procedura in caso di variazione della titolarità del diritto di escavazione.
Questa norma dovrebbe anche favorire la creazione di apposite liste in cui segnalare i soggetti che gestiscono coltivazioni di cava senza sanzioni, con il superamento di controlli periodici, ecc.; per
contro una 'black list' in cui segnalare, e depennare dalla partecipazione ad appalti pubblici, ditte poco virtuose. 

Sempre il comma 1) afferma che l'autorizzazione regionale sarà concessa previa verifica con la congruità dei propri strumenti di pianificazione e programmazione. Si ritiene più adeguato il riferimento alla pianificazione ed alla programmazione di tutti gli enti pubblici.
Gli oneri di concessione sono molto bassi, circa il 4% del prezzo finale del prodotto estratto, ciò non favorisce il contenimento del consumo di materiale vergine e un uso oculato dello stesso.

Si suggerisce l’esempio di altri paesi europei i cui gli oneri di concessione rappresentano il 20% del prezzo finale; limitandoci alla vicina Lombardia, sono quasi il doppio rispetto al Piemonte.
Da notare quanto previsto dal comma 4 bis: gli esercenti potranno detrarre dagli oneri di concessione, oltre alle opere di ripristino, anche i costi per l'”innalzamento dei livelli occupazionali” in conseguenza dell’opera pubblica prevista. In pratica tali oneri vengono totalmente annullati.
Essendo più bassi rispetto alle regioni limitrofe (Lombardia, Emilia-Romagna), si può ipotizzare l’incremento del 'turismo dell'inerte': aprire cave in zone di confine verso regioni dove le tariffe per le escavazioni sono più alte.
Per evitare che i Comuni, con le note ristrettezze di bilancio, si lascino allettare dai proventi di un'attività estrattiva e rilascino le autorizzazioni in vista dei proventi ed a discapito di una più oculata gestione del territorio, si deve prevedere che tali somme debbano essere dedicate solamente al recupero ambientale dell'area.
Non sembra venire modificata la norma per cui l'approvazione di un progetto estrattivo costituisce“inizio di variante del Piano regolatore comunale”, si possono ipotizzare “conflitti” tra la Regione (che per opere pubbliche nella nuova legge autorizzerà il progetto estrattivo) ed i Comuni tenuti a variare il proprio PRGC, prendendo atto del fatto compiuto.
La nuova versione del comma 5) lascia indeterminato il dato su cui basarsi per gli aggiornamenti biennali, al contrario in precedenza era richiamato l'indice dell'Istituto centrale di statistica relativo ai materiale da costruzione.
 

Art. 13 - Al comma 1) non viene specificato a quale Ente si riferisce la “struttura” competente inmateria di attività estrattive. Si ritiene che l'ente in questione sia la Regione e che debba essere esplicitamente citato.

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