Città metropolitane per la gestione dei rifiuti

Ormai non è solo più una voce: l'abolizione delle Province è vicina, e la sostituzione con "qualcos'altro" è ormai in programmazione: i capoluoghi (come Torino) ed i Comuni circostanti diventeranno "città metropolitane".

Torino e cintura da una parte con Fassino a capo, il resto della ex-Provincia, come gia anticipato nel 2012, dall'altra.

A tutt'ora non è ancora chiaro se i consorzi di gestione dei rifiuti verranno accorpati a fare una grossa insalata oppure no.

Foietta, presidente ATOR e dirigente provinciale che ha comiciato a ipotizzare la città metropolitana di Torino, afferma  che sarà un gioiello, aumenterà la percentuale di raccolta differenziata e l'economia di scala permetterà riduzioni di costi.

Ma lui che ha gestito il consorzio Covar14 per anni (area sud di Torino) non ci è mai riuscito con il piccolo consorzio ora ci riuscira in uno molto più grosso?

Aggiungiamo che per fare cassa e molto più facile vendere una azienda grande che una piccola, e si sa i rifiuti rendono. Possono dire quello che vogliono per scardinare questa affermazione ma i fatti passati ci danno ragione:

  • Causa il referendum, non hanno potuto vendere SMAT (acqua) ma ne ostacolano il ritorno ad azienda pubblica. I cittadini e le associazioni che hanno cercato di difenderla da Fassino si sono beccati una multa da ben 12000 euro dal TAR Piemonte, ed un Comune come Villafocchiardo che ha espresso un indirizzo politico a favore della ripubblicizzazione è stato tirato in giudizio davanti al TAR Piemonte da Foietta stesso. In seguito però la Corte dei Conti ha tolto ogni dubbio sulla possibile ripubblicizzazione di SMAT... vedremo come andrà a finire.
  • Analoge tendenze "privatistiche" riguardano TRM: l'inceneritore che era stato costruito dichiarandolo bene pubblico nello statuto (perche cosi garantiva il cittadino), ha subito un cambio di statuto per poi essere venduto ai privati.

Questi sono solo i casi piu' evidenti, non possiamo credere a Foietta e speriamo che molti consorzi e comuni si tengano ben strette le loro aziende .

Diverse associazioni piemontesi hanno cercato di comunicare che un'altra strada è possibile ma pochi comuni hanno ascoltato