Discarica di Castellamonte - località Vespia

 

situazione e ubicazione secondo provincia ATOR

Ubicazione impianto Castellamonte, Località Vespia
Stato attuale Attività sospesa dal settembre 2011 per esaurimento delle volumetrie autorizzate.
Ultimo atto autorizzativo D.D. n. 82- 17426/2011 del 11/05/2011
Titolarità Gestione ASA 
Volumetria totale autorizzata presso il sito 530.800 m3 ( cui vanno sommati 83.000 m3 del progetto il cui iter autorizzativo è attualmente sospeso.)
Tipologia impianto Discarica per rifiuti non pericolosi
Recupero energetico del biogas Produzione di energia elettrica
Per ulteriori informazioni:  http://www.asagroup.it/

Però la  proprietà  dal 28 novembre 2013 è di Agrigarden che ne ha chiesto l'ampliamento .

 E' stato presentando il piano di caratterizzazione, l'Arpa sta svolgendo  uno studio per la messa in sicurezza del sito prima del previsto ampliamento.

a Castellamonte si è costituito un COMITATO SPONTANEO di Cittadini "LA VOCE DEI MONTI PELATI" I monti pelati sono la riserva naturale proprio adiacente la discarica, e di fianco scorre il torrente Malesina.

Il torrente MALESINA
Nasce a circa 600 metri di quota sulle colline di Muriaglio, una frazione di Castellamonte, raccogliendo anche le acque dei rii che si formano in territorio di Vidracco nella zona ad ovest dei Monti Pelati. Raggiunge la pianura nei pressi di Baldissero Canavese e si dirige verso sud-est andando a sfiorare il centro storico di Castellamonte. Qui cambia decisamente direzione e, puntando verso sud-est, viene scavalcato dalla ex Strada statale 565 di Castellamonte segnando il confine comunale prima tra Bairo e Castellamonte e poi tra Ozegna e Agliè; dà anche il nome alle Cascine Malesina, una piccola frazione di Agliè. Attraversato quindi il territorio di San Giorgio Canavese passa nei pressi di San Giusto; con orientamento ora decisamente verso sud serpeggia tra le campagne del basso Canavese avvicinandosi sempre più all'Orco nel quale confluisce in comune di Foglizzo a quota 223 m s.l.m. [3]
Il naturale divagare del torrente e la sua portata, almeno per la maggior parte del suo corso in pianura, sono stati notevolmente modificati dall'intervento umano sia con arginature che con derivazioni a scopo irriguo.[4]

ARTICOLO LOCALE  2 MARZO 2016

La discarica di Vespia è una bomba ecologica a lento rilascio che non riesce ad attirare l’attenzione che meriterebbe al di là dei monti che, loro malgrado, la ospitano Le scelte sciagurate di amministrazioni locali ottuse (per non dir altro e non incorrere in querele), l’approssimazione e l’incuria, hanno creato in un parco naturale altrimenti incontaminato, una sacca velenosa per la terra, l’acqua, le persone. La discarica di Vespia collocata nel Parco Regionale dei Monti Pelati nel Comune di Castellamonte, rappresenta infatti un rischio reale e pressante di inquinamento per le acque di superficie e sotterranee e per l’ambiente circostante. Oltre ad essere un’offesa all’ambiente naturale. Come sia stato possibile che Comuni e Comunità Montane che dovrebbero salvaguardare la salute dei cittadini e proteggere l’ambiente naturale, abbiano potuto pensare di utilizzare come discarica una ex cava di caolino inserita in un parco naturale, è un inquietante mistero. Mistero che forse si può diradare sapendo che quella discarica è stata realizzata dal Consorzio rifiuti ASA di Castellamonte, fallito con 80 milioni di debiti frutto di una gestione “allegra” di risorse pubbliche. Debiti che i 51 comuni canavesani del consorzio, soci e clienti al tempo stesso, dovranno coprire per 37 milioni, come stabilito dai giudici proprio in questi giorni. Così, insieme al disastro economico, la disinvolta gestione di ASA si trascina dietro il disastro ambientale della discarica di Vespia. DOVEVA CHIUDERE NEL 1998 La discarica entrata in esercizio nel 1995, doveva chiudersi nel 1998, ma di proroga in proroga, è stata chiusa solo nel 2011, ma i lavori per la gestione del postmortem, la messa in sicurezza del sito dopo la chiusura, non sono mai iniziati. Nel fallimento ASA ci sono difatti anche gli 11 milioni destinati alla chiusura di Vespia, e così il sito giace oggi in sostanziale abbandono. A fine novembre 2013 – dopo ben 18 mesi dalla proclamazione del vincitore della gara di appalto che prevedeva anche l’ampliamento della discarica - c’è stato il passaggio di proprietà del contratto di servizio per la gestione dal Consorzio ASA alla Agrigarden di Moncalieri, ma nulla è cambiato. LA VOCE DEI MONTI PELATI Ad inizio del 2014 nasce a Castellamonte il comitato “La Voce dei Monti Pelati”, promosso da cittadine e cittadini già attivi da tempo sul territorio, con lo scopo di tutelare la salute pubblica e ambientale delle valli canavesane. E in particolare per ottenere dati univoci sui parametri di inquinamento atmosferico, idrico e geologico della discarica. I cittadini difatti lamentano che le diverse istituzioni coinvolte dall’ex provincia di Torino fino al Comune di Castellamonte non brillino in trasparenza nell’informare la popolazione. Nel corso del 2014 il Comitato denunciò fra l’altro “già dal 2003 si conosceva la disastrosa situazione dei teli sottostanti alla discarica, ormai laceri, che permettono al percolato di scorrere nelle falde acquifere sottostanti. Nessuno dei lavori di bonifica ed analisi necessari per frenare il disastroso inquinamento provocato dalla discarica è stato portato a termine, non bastano nemmeno i camion per svuotare il percolato e le valvole di sfogo restano tuttora chiuse permettendo ai liquidi tossici di colare nelle falde e nel torrente Malesina”. PAUL CONNETT PER VESPIA A giugno del 2014 il Comitato riuscì ad organizzare a Castellamonte una conferenza con lo scienziato statunitense Paul Connett, professore emerito di Chimica ambientale e ideatore della strategia “RifiutiZero”. Connett fu perentorio: l’unico modo per riparare al danno fattp è quello di chiudere definitivamente la discarica. Non si può accettarne l’espansione. In questa zona di una bellezza naturale, resa unica dalle Alpi sullo sfondo, è dissacrante metterci un mucchio dei rifiuti. Quest’area è come un imbuto con il pericolo che il percolato prodotto dalla discarica finisca nel torrente Malesina verso la città di Castellamonte con il rischio di essere esposti alle tossine presenti nell’acqua. Connett in quella conferenza disse che le discariche sono un approccio allo smaltimento rifiuti degno del 18-19esimo secolo: scaricare i nostri rifiuti in un buco nella terra! Dobbiamo iniziare a fare cose ovvie, continuò: riduzione, compostaggio, riciclo, riuso, riparazione, … EMERGENZA CONTINUA Ma le parole di Connett son rimaste inascoltate. A luglio 2015, nuovo allarme: il percolato fuoriesce dalla vasca di accumulo posta ai piedi della discarica e inquina le aree circostanti oltre a defluire verso le canaline di raccolta delle acqua piovane e quindi nel torrente Malesina. E’ normale, visto che da tre mesi la Agrigarden non preleva più il liquame da portare nei depuratori. Viene ordinato lo svuotamento della vasca. Passano solo due mesi, però, e i rappresentanti delle frazioni a monte del sito, segnalano nuove perdite dalla discarica. Un sopralluogo della polizia municipale trova infatti tracce di percolato lungo il bordo della strada che dalle frazioni Campo e Muriaglio scende verso Preparetto. Partono di nuovo le carte perché si controlli, perché si argini... Ci si muove solo sull’emergenza, come sempre. Agrigarden sembra inadeguata (disinteressata?) alla gestione della discarica, sembra aspetti solo dall’assessorato all’ambiente della Città Metropolitana il benestare alla riapertura e l’ampliamento della discarica. Frena la riapertura solo l’obbligo di pretrattamento dei rifiuti (essiccamento), ma il rischio deroga, già concesso dall’ex Provincia di Torino in passato per altre discariche, è sempre in agguato. E i problemi non vengono solo dal percolato, “naturale” prodotto della discarica, difatti con i forti venti delle ultime settimane, l’insufficiente e consunta copertura della discarica si è strappata e in alcuni punti il terreno e i rifiuti sottostanti sono franati, come denunciano i rappresentanti di Campo e Muriaglio di Castellamonte, anche componenti della commissione comunale per l’attività della discarica di Vespia, Franco Brassea e Giovanni Truchetto, in una lettera al sindaco di Castellamonte, inviata anche all’Arpa, Città Metropolitana, Ato e Agrigarden. “Chiediamo garanzie sulla sicurezza, sugli interventi promessi e concordati … chiediamo inoltre informazioni sul futuro della discarica, in particolare sul progetto di ampliamento”, scrivono. Avranno risposte? Certo non si fermeranno. CHI RIGUARDA VESPIA? Quanti sapevano della bomba ecologica a due passi dalle nostre case? Quanti si muoveranno? La questione riguarda solo gli abitanti di Muriaglio, Campo, Preparetto? Direi che ci riguarda tutti. La natura, l’acqua, i boschi, la terra, sono di tutti. Dobbiamo sentire come un nostro diritto e insieme un dovere proteggere i fragili equilibri della natura dei territori attorno a noi e i Monti Pelati sono a meno di venti chilometri dal centro di Ivrea. Ma ci riguarda tutti soprattutto perché se non inizieremo seriamente ad affrontare la questione rifiuti, non solo il loro smaltimento, ma prima di tutto la loro riduzione, le nostre risorse vitali saranno soffocate dai nostri stessi rifiuti. Quando toglieremo il business dai rifiuti perché si possa arrivare almeno vicino alla idea di “rifiuti zero”?

ARTICOLO  LOCALE lunedì 18 novembre 2013

CASTELLAMONTE. La discarica di Vespia come la Terra dei fuochi in Campania? Forse no, ma le polemiche divampano, così come le richieste di spiegazioni sul perché non si è intervenuti prima per evitare che la discarica diventasse una vera e propria bomba ecologica. Se lo chiedono gli abitanti della frazioni Campo e Muriaglio, per esempio, che proprio questa mattina, lunedì 18, hanno convocato per le 10 un incontro urgente al ristorante La Terrazza. Si tratta di una riunione per cercare di capire quale sia la reale situazione di Vespia dopo le ultime prese di posizione e l’allarme dell’amministrazione comunale di Castellamonte che ha parlato senza mezze misure di “possibile disastro ambientale”. Ma, soprattutto, ciò che i residenti della zona che insiste sulla discarica si chiedono (e sollecitano) sono i provvedimenti che dovranno essere assunti per scongiurare seri pericoli per la loro salute.
Come detto, la polemica dilaga. L’allarme rosso lanciato dall’esecutivo Mascheroni sul pericolo di inquinamento dell’area attorno a Vespia ha suscitato le reazioni critiche dei consiglieri comunali di minoranza, Pasquale Mazza e Giuliana Reano. «Apprendiamo che, finalmente, gli amministratori comunali si sono svegliati lanciando allarmi, peraltro veri, sui disastri ambientali e problemi di inquinamento delle falde acquifere - rimarcano i due esponenti dell’opposizione - . Tuttavia, ci chiediamo perché non l’hanno fatto dopo i primi sopralluoghi dell’Arpa, i cui verbali sono stati certamente trasmessi in Comune. E perchè non sono intervenuti direttamente, dando le colpe alla Provincia o ad altri enti quando il responsabile della salute è il sindaco. Sono comportamenti inaccettabili».
Pronta la replica di Palazzo Antonelli. «Ritengo che la minoranza abbia perso l’opportunità di far fronte comune su una problematica che persiste sul nostro territorio, unendosi al nostro operato per cercare di identificare l’ente o il soggetto titolato a scongiurare quanto emerso dai vari sopralluoghi effettuati dall’Arpa che comprovano le nostre preoccupazioni - osserva Paolo Mascheroni - . Voglio ancora rimarcare che il mio operato, e quello dei miei collaboratori, sulle problematiche di Vespia non è mai venuto meno. Mi viene da pensare, invece, che la minoranza si sia svegliata solo oggi su una questione che c’è da parecchi anni, ormai. Vorrei precisare, inoltre, che la Provincia, in accordo con il nostro Comune, aveva già dovuto occuparsi di problemi inerenti le fuoriuscite di percolato dalla vasca di accumulo verificatesi nel mese di agosto del 2012. Evidentemente, la minoranza in quel periodo era in vacanza».
Intanto, cresce la preoccupazione, anche in vista della stagione più intensa delle pioggie e il freddo. Vespia fa paura. Oggi, più che mai.
E ‘ OVVIO CHE IL PROBLEMA NON RIGUARDA SOLO CAMPO MURIAGLIO E PREPARETTO IL PERCOLATO IN UN TORRENTE RIGUARDA TUTTI

 

Come il consorzio ASA era un disastro, anche ciò che ha fatto è tale.

La discarica di Vespia è un colabrodo

mappa di Google

Ora speriamo che la tecno service  segua il bando di gara del commissario straordinario