Associazione Ernesto Ragazzoni - protezione del paesaggio contro la cementificazione

Negli ultimi anni il consumo di suolo in Italia è cresciuto ad una media di 8 metri quadrati al secondo. Si tratta di un processo che dal 1956 non conosce battute d’arresto. Si è passati dal 2,8% del 1956 al 6,9% del 2010. In altre parole, sono stati consumati, in media, più di  7 metri quadrati al secondo per oltre 50 anni. Il fenomeno è stato più rapido negli anni 90, periodo in cui si sono sfiorati i 10 metri quadrati al secondo, ma il ritmo degli ultimi 5 anni si conferma comunque accelerato, con una velocità superiore agli 8 metri quadrati al secondo. Questo vuol dire che ogni 5 mesi viene cementificata una superficie pari a quella del comune di Napoli e ogni anno una pari alla somma di quella di Milano e Firenze. In termini assoluti, l’Italia è passata da poco più di 8.000 km2 di consumo di suolo del 1956 ad oltre 20.500 km2nel 2010, un aumento che non si può spiegare solo con la crescita demografica: se nel 1956 erano irreversibilmente persi 170 m2 per ogni italiano, nel 2010 il valore raddoppia, passando a più di 340 m2.
La cementificazione e l’impermeabilizzazione del suolo sono in Italia nettamente superiori al resto d’Europa. L’impermeabilizzazione di per sé diminuisce molti degli effetti benefici del suolo. Ad esempio, riducendo l’assorbimento di pioggia - in casi estremi impedendolo completamente – si avranno una serie di effetti diretti sul ciclo idrologico e indiretti sul microclima, producendo un aumento del rischio inondazioni. Pochi sanno che  impermeabilizzando un ettaro di suolo di buona qualità con elevata capacità di ritenzione idrica (4.800 m3), si riduce in modo significativo anche l’evapotraspirazione. L’energia necessaria per far evaporare quella quantità di acqua, equivale al consumo energetico annuo di circa 9.000 congelatori, quasi 2,5 milioni di kWh. In termini economici, supponendo che l’energia elettrica costi 0,2 EUR/kWh, un ettaro di suolo impermeabilizzato comporterebbe una perdita di quasi 500 mila euro. Inoltre, l'espansione urbana e la cementificazione delle aree agricole pongono problemi anche sulla sicurezza e l’approvvigionamento alimentare. Tra il 1990 e il 2006, 19 Stati membri dell’Europa hanno perso una capacità di produzione agricola complessiva pari a 6,1 milioni di tonnellate di frumento (l’1% del loro potenziale agricolo, circa 1/6 del raccolto annuale in Francia, il maggior produttore d’Europa). Numeri tutt’altro che insignificanti visto che, per compensare la perdita di un ettaro di terreno fertile in Europa, servirebbe la messa in uso di un’area dieci volte maggiore.
Recenti sondaggi hanno rivelato che il 46% degli italiani è preoccupato che la produzione di cibo non sia sufficiente a soddisfare il fabbisogno della popolazione, mentre l’84% ritiene che in Europa si dovrebbe produrre più cibo per essere meno dipendenti dalle importazioni. Si tenga conto che la produzione agricola dovrà crescere del 60% nei prossimi 40 anni per far fronte all’aumento della domanda della popolazione mondiale, che Cina ed Emirati Arabi vanno in giro per il mondo alla ricerca di territori agricoli che serviranno a sfamare la loro popolazione. In Cina, che pure di terreno agricolo ne ha molto, sono in atto misure per frenare la cementificazione; in Italia a furia di cementificare e fare nuove costruzioni (che restano poi prevalentemente inabitate), i 28,5 milioni di ettari di superficie agraria e forestale, pari al 94,6% della superficie del paese degli anni Trenta si sono ridotti a 16,7% milioni di ettari, pari al 55% della superficie del paese. Il suolo agricolo e forestale disponibile si è ridotto da 673 ettari ogni mille abitanti del 1936 a 278 ettari di oggi.
Si tenga inoltre  conto che se dal 1950 a oggi la popolazione è aumentata del 28%, la cementificazione è aumentata del 166%. E non sembra arrestarsi. Queste sono le  ragioni per cui i terreni agricoli, tra l’altro destinati in prospettiva a diventare preziosi e ricercati, vanno oggi difesi ad oltranza. E a Pernate avrete in questi anni un bel da fare.
L’associazione Ernesto Ragazzoni aderisce al movimento Stop al consumo di territorio. Essa è sorta nel 2009 come comitato per la difesa del patrimonio artistico e paesaggistico del Lago d’Orta, patrimonio che – se valorizzato – potrebbe permettere ampie possibilità di lavoro ma che essendo stato in passato meno aggredito degli altri laghi dalla speculazione edilizia, rimanendo un gioiello conosciuto in tutto il mondo, meta soprattutto di turisti stranieri, è oggi ben più che ieri insidiato da possibili devastazioni e cementificazioni selvagge. La difesa dei territori agricoli e naturali del lago d’Orta da ulteriori infrastrutturazioni e urbanizzazioni va di pari passo con la difesa del paesaggio da desertificazioni e densificazioni  esasperate, già verificatesi in passato (ecodeserto di Pogno e San Maurizio d’Opaglio). In altre parole, si vorrebbe evitare che questo avvenga in aree scampate alle precedenti speculazioni edilizie, e che si verifichino processi di snaturamento dei contesti sociali e di degrado  paesaggistico, favoriti da logiche di mera valorizzazione immobiliare, sganciata dai bisogni reali del territorio e favorita dalla mancanza di un censimento delle abitazioni, mentre le Amministrazioni locali, strangolate dai tagli statali ai bilanci, cercano  di tamponare la crisi incamerando oneri di urbanizzazione e introiti da vendite di aree pubbliche, avviando dinamiche che, invece di controllare le rendite e la speculazione, ne diventano il motore principale. Queste pratiche, alimentate da scelte politiche ed economiche miopi, vanno in controtendenza rispetto a una opinione pubblica in cui sta invece crescendo la consapevolezza del valore del paesaggio come bene comune, ricchezza e risorsa di tutti i cittadini, tutelato dalla Costituzione.. E’ dunque necessario e urgente contrastare lo spreco del territorio e l’edificazione in altezza nei contesti paesistici consolidati quali il nostro, attraverso azioni forti per riportare l'architettura e l'urbanistica ad una gestione equilibrata e di qualità del territorio, nell’interesse generale.
L’Associazione Ernesto Ragazzoni si impegna quindi nel restauro del paesaggio, anzitutto con la lotta contro gli abusivismi edilizi e gli ecomostri del passato, cercando di contrastare dissennate costruzioni di seconde case e di alberghi destinati a restare vuoti, incoraggiando  le ristrutturazioni e i  bed and breakfast . Per esempio, il recente piano regolatore di Orta, dove l’albergo San Rocco è poco affollato e l’Hotel Orta, che è monumento nazionale, attende da alcuni anni di essere ristrutturato e riavviato, prevede la costruzione di altri alberghi!

 

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