Pirogassificatore di Borgofranco. La storia e il perchè della localizzazione

A Borgofranco d'Ivrea (TO) come in altri posti, dove c'è una cava o una zona inquinata, la storia si ripete... Ne abbiamo già parlato qui. Ma ripercorriamo la storia della scelta di costruire un pirogassificatore da quelle parti.

A Borgofranco tutto nasce agli inizi del 1900 con la SAI - Società Alluminio Italia, che eseguiva fusione alluminio da minerali, poi diventata Alcan fonderia di seconda fusione dell’alluminio e infine Novelis. Quale grossa opportunità, per passare da area agricola (sana e naturale ma a detta di qualcuno depressa e poco vantaggiosa), a una zona industriale ricca e prosperosa ma inquinata!

Che male può fare fondere la carta stagnola della Cuki usata o la vaschetta usa e getta di alluminio della gastronomia insieme a pezzi di vario genere come rivestimenti in alluminio di motori e altro? Purtroppo molto male, tanto che il sito a oggi è ancora da bonificare (quindi quando usate alluminio usa e getta, pensateci potreste essere complici se non mangiarne o berne le sostanze inquinanti). 

Già, perchè la "seconda fusione" dell’alluminio ieri come oggi, affinchè sia economica, è ancora a bagno di cloruro di sodio fuso (sale da cucina). La presenza di cloruro -cioè cloro e gas incombusti- è causa della presenza di diossina (per intenderci una piccola Seveso legalizzata) senza contare che il sale dopo la fusione ha incamerato tutte le impurità presenti nell’alluminio ed è diventato tossico a sua volta. Gli sversamenti di sostanze tossiche sia nel fiume Dora che nell'aria sono documentati da ARPA Toscana sulla banca dati Erpet.
I residui solidi della fusione, purificati dal sale (al 99%), sono inviati ai cementifici per la produzione di cemento (alluminio in piccole percentuali è elemento indispensabile alla produzione di cemento). Ma queste ceneri contenenti alluminio contengono anche sale e quindi altra diossina assicurata (ma d’altra parte, grandi opere = tanto cemento = tanto inquinamento).

Oggi su questo sito industriale, prima Alcan poi Novelis in seguito Cogeis (Bertino), oggi sempre di Bertino, si è provato sempre a fondere alluminio, ma ormai la consapevolezza dell’inquinamento non lo rendeva più remunerativo; rifare il forno con appositi filtri neanche a parlarne, quindi che fare? Semplice: bruciare rifiuti in cogenerazione perchè area "già compromessa" e quindi la percentuale di aumento dell’inquinamento è irrilevante perchè già alta, e le autorizzaioni sono incentivanti.

Quindi entra in campo l’ex sindaco Vincenzo Baruzzi (PD dal 2004 al 2009).
Come cita il seguente articolo del 2005, coistui propone l’area a tali scopi con l’assenso dell’attuale sindaco Francisca Fausto (2009 al 2014), all’epoca all’opposizione. Oggi i ruoli si sono invertiti ma entrambi sono responsabili di mancanza di cosapevolezza e conoscenza.

La prima cosa da tenere in considerazione non sono i posti di lavoro, ma la salute degli stessi operai e dei cittadini. Se una zona o la tecnologia non è più in grado di mantenere un sito industriale con le conoscenze ambientali attuali deve essere dismesso ovunque esso sia.

Su questo sito industriale arrivano poi altre ditte più o meno inquinanti come la Silfab per il silicio e tanti altri. Entrambi i sindaci si danno da fare e per creare posti di lavoro in processi inquinanti sponsorizzano la formazioni di società allo stesso scopo come la RAIB o la CERCA.

Il sito viene elencato tra i possibili siti per l’inceneritore nord della Provincia di Torino nel progetto di Piano per i rifiuti redatto a luglio 2008, inieme a Bosconero, Busano, Chivasso, Colleretto Giacosa, Ivrea, Orio Canavese, Rivarolo Canavese, San Giorgio Canavese, Scarmagno, Settimo Torinese, Torre Canavese – Bairo, Volpiano. Ma alla fine hanno scelto Settimo forse per l’autorevolezza di Corgiat (non è dato sapere) e hanno redatto uno studio di scelta per Settimo, sempre del 2008. Alla fine questo secondo inceneritore è saltato, magari anche grazie al nostro intervento (ambientalisti in genere).

Purtroppo lo stabilimento della ex Alcan è inserito nell'elenco del 2008, redatto da ATOR per la Provincia, per specifici motivi derivanti dai criteri di valutazione: per la precisione il criterio di deprezzamento del territorio:

"Criterio C9 – Pregio agricolo
L’area non possiede alcun carattere di peculiarità vegetazionale; non si rilevano coltivazioni di pregio né colture specializzate nelle immediate vicinanze; l’uso del suolo prevalente è a seminativi di grano e mais e prati permanenti; la presenza di vigneti è molto ridotta. Sono presenti entro la fascia dei 2.000 m aree boscate (latifoglie e castagni)."

Francamente a noi non sembra che tali caratteristiche corrispondano ad un sito di pregio agrogastronomico...

Ringraziamo ora i comuni di Andrate, Carema, Chiaverano, Montalto Dora, Nomaglio, Quincinetto, Settimo Vittone e Tavagnasco che con un impegno straordinario cercheranno di cambiare questa situazione facendo quadrato e chiedendo alla Provincia un cambio di direzione con un concordato. Però noi li avvisiamo che un concordato non è vincolante giuridicamente: vedi quanto accaduto con Servizi Industriali e l'inceneritore di Torino: il primo doveva andarsene perche arrivava il secondo e sono rimasti entrambi.

Ringraziamo anche il Comune di Samone per l'appoggio fatto ai precedenti Comuni, con una apposita delibera di pressione sulla Provincia, ma ricordiamo che la zona di ricaduta dell'impianto non ha importanza, in quanto è difficile sapere da dove arrivi il cibo delle nostre tavole. Non tutela il fatto che un impianto sia lontano, perche comunque è nel cibo che si concentrano i veleni.

Ciò che noi ripetiamo è: " NE QUI, NE ALTROVE". 

Sul documento sempre redatto da ATOR dalla Provincia c'è anche una parte della storia negativa del sito.

Il syngas che verrà prodotto dal piccolo impianto, verrà bruciato in torcia senza alcun controllo. Piazzare un elettrogeneratore mosso da un motore a gas caterpillar modulare (o altro) costa troppo: non è pensabile che lo installino per un impianto precario... forse questo impianto sarà un cavallo di Troia per tanti altri.

Considerando che ACEA di Pinerolo, la torcia la usa in continuazione perche alle volte il gas prodotto non è di qualità, figuriamoci quello prodotto da Borgofranco.

Questa storia ha molte affinità con Petroldragon che causò inquinamento in Lombardia e Piemonte.

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