Proposta nuovo accordo Anci Conai 2013 - Aggiornamento

Campagna Accordo Quadro Anci Conai: aggiornamento e considerazioni

L'Associazione Comuni Virtuosi (ACV) ha fatto negli scorsi mesi una campagna in vista dell'accordo quadro che verrà sottoscritto dal Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi) e ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani). 

Attraverso la presentazione di uno specifico Dossier redatto in collaborazione con E.S.P.E.R. sono state avanzate delle proposte per migliorare i punti del precedente accordo che penalizzavano sia i comuni ( senza risorse sufficienti per fare una raccolta differenziata di qualità) che l'indotto dell'industria del riciclo a valle.

Tale accordo, che regolamenterà i prossimi 4 anni di raccolta differenziata nel nostro paese, è di vitale importanza per i tanti soggetti che formano la filiera che "si occupa" degli imballaggi.

Ma non solo, perché sono le scelte che vengono intraprese - sia nel momento della progettazione degli imballaggi- che nelle fasi successive che ne regolano il ciclo di vita, a determinarne l'impatto sull'ambiente.

Dall'estrazione della materia prima, passando per produzione, dismissione, raccolta e gestione del fine vita (riciclo o smaltimento) una gestione eco-efficiente ( o meno) degli imballaggi fa, di fatto, una grande differenza come impatto ambientale, oltre che economico.

Un accordo quadro Anci -Conai favorevole ai Comuni (e cittadini) per cui l'ACV si sta spendendo da mesi si tradurrebbe in maggiori risorse economiche a disposizione per fare una raccolta differenziata di qualità, diminuire i costi della gestione dei rifiuti (e bollette dei cittadini ) ma anche per aumentare l'occupazione connessa alla gestione della raccolta differenziata e all'indotto del riciclo.

Ultimo ma non ultimo con la promozione e l'aumento del tasso di riciclo, tema caro all'ACV, si andrebbe al contempo ad approvvigionare l'industria manifatturiera con materia post consumo da riciclo da utilizzare al posto di materia vergine. Anche su questo punto vanno fatti "miracoli" a livello globale, infatti, oltre a dimezzare le emissioni di Co2, anche il prelievo di materie prime va dimezzato.

AGGIORNAMENTO

Alcune delle proposte più importanti contenute nel Dossier ACV-ESPER sono state accolte favorevolmente in Anci e un membro dell'ACV sta contribuendo al gruppo di lavoro che definirà a breve un corollario di proposte che la delegazione ANCI porterà al tavolo della trattativa con il Conai.

Lo scorso luglio è stata fatta un'interrogazione parlamentare basata su alcuni punti presenti nel Dossier da parte dei deputati del PD Civati e De Menech sulla base della quale è stato chiesto recentemente al Ministro all'Ambiente Orlando di esprimersi con una nota scritta. (leggi: http://www.comunivirtuosi.org/rifiuti/il-nostro-dossier-arriva-in-parlam...)
Al momento è apparsa una notizia su E-gazette dalla quale emerge che il Ministro Orlando e il Direttore generale del Conai convergono su obiettivi e dati di fatto che dovrebbero essere "scontati", ma che rimangono purtroppo da anni sulla carta.

E cioè che sia necessario un miglioramento della qualità di quanto raccolto differenziato, che la raccolta differenziata non debba essere fine a se stessa ma al riciclo effettivo della materia.

E infine che per la materia post consumo derivante dal riciclo debba essere creato uno sbocco di mercato. Tra gli strumenti che possono dare impulso ad un mercato dei prodotti verdi ci sarebbe l'applicazione del GPP (acquisti verdi) da parte della pubblica amministrazione.

CONSIDERAZIONI

Oltre ad auspicarci tutti che il prossimo accordo si chiuda con condizioni più eque per i Comuni ci sono delle inefficienze del sistema complessivo di gestione degli imballaggi e dei rifiuti, evidenziate nel Dossier (MA già in parte note agli operatori del settore) che vanno affrontate nelle opportune sedi al più presto.

Ogni inefficienza diventa infatti concausa del misero risultato di gestione complessiva dei rifiuti che ci vede agli ultimi posti della classifica europea in materia. Vanno affrontate le cause che determinano il basso livello di riciclo di materia che caratterizza il nostro paese con un approccio di sistema in cui ogni soggetto deve fare la sua parte: Governo, Conai, Industria, Enti locali e cittadini.

Si deve intervenire per aumentare il basso tasso di riciclo di materia e ridurre il tasso di conferimento in discarica (poco meno del 40%) come ci chiede l'Europa " per un uso efficiente delle risorse". 
Andrebbe a questo proposito doverosamente rimarcato, che ridurre il conferimento in discarica non significa aumentare la quota di rifiuti che vanno ad incenerimento nelle varie tipologie di impianti.
Anche in risposta ai messaggi in tal senso che stanno arrivando da Corepla rispetto alla destinazione finale della plastica meno nobile che confluisce nel plasmix. Se la plastica è "troppo preziosa per diventare un rifiuto" perché la produzione di imballaggi in PET che vanno ad incenerimento a causa di un design incompatibile con la tecnologia degli impianti di riciclo odierni è in ascesa?

In un mondo in crisi di risorse, con una qualità dell'aria definita cancerogena dallo IARC, con un suolo così massacrato e inquinato da non poter offrire cibo sano è impensabile aumentare le emissioni industriali, e a maggior ragione quelle più letali come le polveri sottili. 
La gerarchia di gestione dei rifiuti lo indica chiaramente non si possono saltare i passaggi precedenti: prevenire, ridurre riciclare.

E qui aspettiamo che il piano nazionale per la riduzione dei rifiuti si concretizzi quanto prima con quel mix di provvedimenti legislativi caratterizzato da una combinazione adeguata di strumenti giuridici, amministrativi ed economici che rendano la prevenzione, il riuso e il riciclo, economicamente più vantaggiosi rispetto allo smaltimento in discarica o negli inceneritori.

UNA CAMPAGNA PARALLELA

E' inaccettabile che i Comuni e i cittadini paghino come utenti finali il costo complessivo derivante dal ciclo di vita degli imballaggi senza avere alcuna voce in capitolo sulla loro progettazione e gestione successiva. Da questa considerazione è nata la campagna Meno Rifiuti più Benessere in 10 mosse ora alla seconda edizione che chiede ai decisori aziendali di aderire volontariamente a 10 azioni che, cambiando in modo radicale l'offerta a monte, risolverebbero (con la prevenzione) una parte consistente delle problematiche attuali

“Meno Rifiuti - Più Benessere”

Le 10 mosse per un uso efficiente delle risorse e per una società del riciclo - Al via il recapito dell'appello alle Aziende e alla Distribuzione Organizzata

Meno Rifiuti Piu' Benessere in 10 mosse ritorna con la seconda edizione per sollecitare il mondo della produzione e della distribuzione a compiere 10 azioni nel breve e medio termine per ridurre l'impatto ambientale di imballaggi, promuovere soluzioni adatte all'uso multiplo ma soprattutto ad innovare attraverso la progettazione di beni e servizi in un'ottica di economia circolare.
L'iniziativa partecipa alla Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti che si terrà dal 16 al 24 novembre.
Per coinvolgere e informare anche i consumatori l'iniziativa focalizza gli imballaggi dei beni di largo consumo che, insieme agli articoli usa e getta, diventano quel genere di rifiuto con cui si deve fare i conti quotidianamente e li invita a firmare la petizione collegata all'appello.
La novità della seconda edizione consiste nella partenza di una comunicazione personalizzata alle maggiori aziende dei prodotti di largo consumo del settore alimentare, della cosmetica e detergenza, nonché le principali insegne della Distribuzione Organizzata, che continuerà con il 2014.
Ai responsabili delle Aziende, più o meno virtuose sotto l'aspetto ambientale, verrà chiesto di rendere noto il proprio impegno rispetto alle 10 mosse, sia per i progetti attuati che per quelli in fase di pianificazione. Le adesioni ed i relativi dettagli verranno pubblicati in una pagina dedicata del sito.
"L'invito all'azione che Meno Rifiuti più Benessere rappresenta nei confronti delle aziende, va oltre ai contenuti delle 10 mosse , sia sotto l'aspetto ambientale che partecipativo. Sotto l'aspetto ambientale poiché l'impatto complessivo di un prodotto non è limitato al solo packaging, come la prima mossa evidenzia. Sotto l'aspetto partecipativo perché riuscire a coinvolgere le aziende a comunicare pubblicamente il proprio, impegno come avviene all'estero, non è una modalità alla quale le aziende italiane sono avvezze" afferma Silvia Ricci, Responsabile Campagne dell'ACV, Associazione Comuni Virtuosi.
"Come ACV abbiamo però coinvolto con successo un buon numero di gruppi della Grande Distribuzione con la campagna Porta la Sporta. Quest'ultima iniziativa, pensata per ridurre l'impatto ambientale ma anche economico che i rifiuti da imballaggio e articoli usa e getta hanno per le casse comunali, dovrebbe essere una palla che le aziende colgono al balzo per dimostrare che quanto pubblicato nel bilancio di sostenibilità si riflette nella prassi aziendale.
Questa iniziativa rappresenta oltre 3000 cittadini che hanno firmato la petizione, 300 enti locali e diverse associazioni. L'ascolto del cliente , la collaborazione con le organizzazioni non profit e con gli enti locali (a favore di obiettivi comuni e a beneficio dei territori ) sono argomenti che sono di casa nei bilanci di sostenibilità. Pertanto non possiamo che essere fiduciosi di ricevere prima o poi un cenno di riscontro alle comunicazioni che stiamo inviando alle aziende e che proseguiranno anche nel prossimo anno" conclude Silvia Ricci.

Le dieci mosse

La prima mossa chiede di ripensare e innovare i prodotti verso una maggiore sostenibilità partendo da un diverso approccio nella fase di progettazione. Ovvero di utilizzare una metodologia di progettazione chiamata Design Sistemico che concepisce un prodotto come parte di un sistema con cui interagisce, e per tutto il suo ciclo di vita. I sistemi a cui ispirarsi sono quelli della natura dove il concetto di rifiuto non esiste perché ogni output di un processo diventa un input, o una risorsa, per nuove attività. Una sua applicazione eliminerebbe la necessità di dover intervenire successivamente per risolvere effetti collaterali negativi per uomo e ambiente.
Già dalla fase di progettazione di un bene o di un imballaggio la scelta di un materiale piuttosto che un altro inciderà su tutte le fasi a monte del processo: dall'estrazione delle materie prime, alla produzione di energia utilizzata per estrarle e lavorarle, ai trasporti, etc.

Questa scelta sarà allo stesso tempo determinante quando il prodotto dovrà essere smaltito. L'azienda che studia un nuovo prodotto non può quindi esimersi dal considerare come lo stesso potrà essere recuperato, riciclato o riutilizzato una volta che terminerà la sua funzione primaria.
Le mosse successive chiedono non solamente una prevenzione quantitativa degli imballaggi ma anche una prevenzione del loro impatto ambientale. E quindi la progettazione di imballaggi ridotti all'essenziale, totalmente riciclabili e privi di quelle componenti che ne impediscono un riciclaggio eco efficiente (etichette sleeve, additivi, opacizzanti e altri abbinamenti di materiali eterogenei difficilmente separabili).
E ancora l'utilizzo di materie prime seconde provenienti dal riciclo per realizzare nuovi imballaggi, l'applicazione di sistemi di etichettatura che comunichino il grado di riciclabilità degli stessi e l'introduzione di sistemi di vuoto a rendere per le bevande.

Infine una maggiore presenza nell'assortimento di prodotti ecologici adatti all'uso multiplo e possibilità di acquisto sfuso e alla spina nei punti vendita della Grande Distribuzione con diffusione capillare su tutto il territorio promossi da una comunicazione abbinata che ne comunichi il vantaggio ambientale. 
Hanno sottoscritto il documento circa 300 enti locali e aderito associazioni nazionali come Greenaccord, Fare Verde, MDF- Movimento Decrescita Felice, Slow Food Italia , Cittadinanza Attiva, Altroconsumo e l'Associazione Borghi Autentici d'Italia.

Enti locali e associazioni nazionali e locali vengono inviate a sottoscrivere l'appello inviando una mail ai riferimenti presenti sulla pagina dell'iniziativa dove si trovano anche le indicazioni utili alle Aziende che vorranno aderire.Anche i singoli cittadini vengono inviati a firmare la petizione di supporto che ha raggiunto oltre 3000 firme e a diffonderla attraverso i loro contatti e social media.

L'unica economia possibile è quella che preserva l'ambiente
Che sia improponibile mantenere per i prossimi cinquant’anni un andamento di sviluppo economico e di consumo di risorse come quello attuale, incompatibile con i limiti fisici del pianeta stesso, è un dato di fatto con cui fare i conti per progettare il futuro.

Anche le conferme emerse recentemente sull'origine e l'evolversi del riscaldamento climatico contenute nel Quinto rapporto di valutazione dei cambiamenti climatici dell’Ipcc esigono urgenti e significative azioni come risposta da parte dei Governi per ridurre le emissioni dei gas ad effetto serra. L'Italia, come si legge nel “riassunto per i decisori politici”, insieme ai paesi del mediterraneo, dovrà fare i conti con periodi di forte siccità e piogge violente tra circa 20 anni.
Approvvigionamento e produzione realmente sostenibile, uso efficace dell'energia e dei materiali, riorganizzazione dei valori e del tessuto sociale, culturale ed economico, sono gli strumenti che Governi e Mondo Economico hanno a disposizione per affrontare le incombenti sfide ambientali di un pianeta che presto conterà 3 milioni di nuovi consumatori della classe media.

Lo stesso Commissario Europeo all'Ambiente Potočnik ha precisato che un mero miglioramento di efficienza dei processi per ottenere di più con meno non basta. Serve un'economia capace di progettare per la riciclabilità, la riparazione e il riutilizzo. Capace di sviluppare sistemi produttivi aperti, nuovi modelli di business basati sulla condivisione dei beni e mercati per le materie prime seconde che permettano un approvvigionamento sostenibile.

LE DIECI MOSSE

  1. Ripensare e innovare i prodotti del domani con una visione di design sistemico;
  2. Minimizzare l'impiego di imballaggi, ridurre all'essenziale quelli primari (peso/spessore/dimensioni) ed eliminare il sovra imballaggio e alcune tipologie di componenti accessorie che impediscono un riciclo ecoefficiente;
  3. Sostituire o eliminare negli imballaggi quelle componenti che ne impediscono o complicano il riciclaggio come le etichette sleeves e l’uso di additivi, coloranti e composti esterni o l'utilizzo di materiali come il PLA per i quali non esistono impianti di riciclo;
  4. Promuovere l’uso di contenitori a rendere (anche in plastica infrangibile) e progetti di vuoto a rendere come Vetro Indietro;
  5. Utilizzare ove possibile materiale riciclato per realizzare il packaging al posto di materia vergine;
  6. Adottare un sistema di marcatura/etichettatura degli imballaggi che possa comunicare in modo chiaro e trasparente al consumatore il grado di riciclabilità dell’imballaggio stesso;
  7. Nei punti vendita della GDO: introdurre nel proprio assortimento prodotti a basso impatto ambientale comunicandone nei punti vendita il valore aggiunto per orientare il mercato in senso ecologico;
  8. Nei punti vendita della GDO: eliminare l'overpackaging, e gli imballaggi non o difficilmente riciclabili nel confezionamento in house e adottare soluzioni riutilizzabili ad uso interno e per la logistica dei rifornimenti;
  9. Nei punti vendita della GDO: favorire un cambio di abitudini che spinga i cittadini consumatori al riutilizzo di contenitori portati da casa dal settore della detergenza, all'ortofrutta all'alimentare.
  10. Nei punti vendita della GDO: inserire e valorizzare nell'assortimento prodotti adatti all'uso multiplo provvisti di ricambi o parti intercambiabili partendo da oggetti usati quotidianamente come lo spazzolino da denti e il rasoio.

APPROFONDIMENTO Profilo del Consumatore sostenibile

Sono diverse le indagini di mercato fatte negli ultimi anni per rilevare la maturità dei consumatori verso la sostenibilità ambientale dei prodotti che registrano una sensibilità crescente nel consumatore verso l'ecologicità dei prodotti. 
Tuttavia quella che maggiormente ha messo in luce l'atteggiamento dei consumatori rispetto ai contenuti delle 10 mosse, risulta l'indagine realizzata dal Dott. Stefano Spillare del Ces.Co.Com (Centro Studi Avanzati sul Consumo e la Comunicazione) dell’Università di Bologna, "Che consumatore sostenibile sei?" per Acquisti VERDI.it.
I rispondenti sono stati gli utenti del sito che rappresentano quel consumatore sempre più attento e particolarmente informato, non facilmente influenzabile da un marketing che, troppo spesso, sconfina nel greenwashing , con il quale dovranno fare i conti le aziende che innoveranno i loro prodotti verso una maggiore sostenibilità.
Dall'indagine emerge che è l'imballaggio il punto dolente nella percezione complessiva dell'ecologicità di un prodotto. Infatti, un prodotto che “ha imballaggio molto ridotto o biodegradabile o facilmente riciclabile” è considerato “molto” o “abbastanza” ecologico per ben il 92% dei rispondenti. In continuità con l'attenzione posta all'imballaggio, risultano percepite come caratteristiche distintive di un prodotto ecologico anche lo sfuso e il vuoto a rendere.
Altri aspetti rilevati dallo studio sono l'attenzione dei consumatori all'intero ciclo di vita del prodotto, in particolare all'impatto ambientale in fase di produzione, il riconoscimento dell'importanza dell'eco-design dei prodotti, la produzione con materie prime percepita alla stregua degli altri parametri di risparmio (utilizzo di acqua o energia in fase di produzione) e infine, “l'usa e getta” è considerato l'emblema dell'insostenibilità
In considerazione del fatto che gli acquisti ecologici si concentrano nell'alimentare, nei prodotti cosmetici e di bellezza e nei prodotti per la pulizia della casa, -tutti settori merceologici nei quali la GDO rappresenta il canale più diffuso e utilizzato per l'acquisto- è di rilevanza strategica la scelta dell'assortimento a carico del mondo del retail.
Infatti secondo la ricerca le condizioni che favorirebbero l'acquisto dei prodotti ecologici risulta quindi essere “una rete distributiva più capillare” (51%) e “una maggiore chiarezza sulle caratteristiche ecologiche” (49%), la quale viene a completarsi con la percepita necessità di una “riduzione dei marchi ecologici ad un unico sistema di certificazione più chiaro” (45%).

In generale, quindi, una scarsa reperibilità ed una scarsa qualità dell’informazione sembrano tra i caratteri maggiormente critici per una diffusione dei prodotti ecologici.

Lo studio completo è scaricabile dal sito di AcquistiVerdi.it.

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