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Per la Corte dei Conti una scarsa raccolta differenziata è danno erariale

Raccolta differenziata scarsa: prima condanna per i sindaci, assessori e dirigenti comunali

Il Comune di Recco in Liguria è il primo caso: condannati per danno erariale di 1.200.000 euro (255 euro a famiglia).

È una sentenza storica quella emessa dalla Corte dei Conti nel maggio 2013 nei confronti di alcuni amministratori del Comune di Recco, in Liguria.

Per la prima volta in Italia, degli amministratori comunali sono stati condannati per mancato raggiungimento della quota percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti prevista dalla legge (D.Lgs 152/2006, ossia il Codice dell’Ambiente, che norma anche la materia dei rifiuti, prevede al comma 1 dell’art. 205 “Misure per incrementare la raccolta differenziata”, che in ogni ATO (Ambito territoriale Ottimale) sia raggiunta a partire dall’anno 2006 una certa percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti. Tale percentuale deve essere pari ad almeno il 65% al 31 dicembre 2012. Quota fissata dall’Unione Europea).

L’attuale sindaco di Recco e il suo predecessore, i rispettivi assessori all’ambiente e il dirigente comunale responsabile del settore sono condannati dalla Corte dei Conti per aver causato un danno erariale derivante dal mancato rispetto delle percentuali di raccolta differenziata dei rifiuti. I cinque, a fronte di un danno erariale per il Comune di Recco di 1.200.000 euro, dovranno risarcire complessivamente solo 182.000 euro.

Gli amministratori erano stati citati a giudizio per il mancato rispetto delle percentuali di raccolta differenziata dei rifiuti del comune per gli anni dal 2006 al 2010.

Secondo il procuratore generale, gli amministratori e il dirigente comunale non avrebbero “posto in essere tutti i provvedimenti necessari nei confronti della ditta Amiu affinché la stessa rispettasse il contratto e svolgesse i servizi nel rispetto di tutte le leggi vigenti, quindi anche quello di raggiungere le percentuali di raccolta differenziata previste” (l’Amiu è la società partecipata del Comune di Genova per la gestione dei rifiuti).

Per l’accusa, infatti, più “erano i versamenti in discarica, maggiori erano gli introiti per Amiu”. La stima dello spreco di soldi pubblici è pari a 1.200.000 euro, ben 255 euro a famiglia.

Inoltre, la Corte dei Conti ha evidenziato che i dati del Rapporto Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale del Ministero per l’Ambiente) «mostrano inequivocabilmente come all’aumentare della percentuale di raccolta differenziata decresce il costo annuo complessivo della gestione dei rifiuti».

Nella gestione dei rifiuti l’unico vero obbiettivo a cui è necessario avvicinarsi è Rifiuti Zero. Altre strade non ce ne sono…

La truffa scoperta dalla Corte dei Conti è molto semplice:

  • il Comune affida il servizio di raccolta dei rifiuti ad una società esterna (in genere una società partecipata) nel rispetto di tutte le leggi vigenti (quindi, anche delle percentuali minime di raccolta differenziata previste dalla legge);
  • la Società cui è stato affidato il servizio, nel nostro caso l’AMIU, non ha alcun interesse ad aumentare i livelli della raccolta differenziata in quanto gestisce direttamente delle discariche (la gestione delle discariche è un’attività ad elevato valore aggiunto, che può tranquillamente determinare un utile del 50%);
  • il Comune, nel nostro caso Recco, risarcisce a piè di lista all’AMIU i costi dei versamenti nella discarica della stessa AMIU;
  • i cittadini del Comune di Recco hanno pagato un conto salatissimo (1.200.000 euro, ben 255 euro a famiglia) per le furbate dell’AMIU e per la palese incapacità dei propri amministratori e dirigenti comunali.

Scoperto dalla Corte dei Conti lo schema di truffa ai danni dei cittadini, risulta assolutamente chiaro il motivo per cui la raccolta differenziata non decolla in numerose regioni italiane.

Quanti Sindaci, Assessori, dirigenti comunali della Liguria, del Lazio e delle altre regioni con bassi livelli di raccolta differenziata possono essere denunciati dai cittadini e condannati dalla Corte dei Conti a risarcire il danno erariale provocato con i “redditizi” ritardi nella raccolta differenziata?

Risulta, inoltre, molto chiaro il motivo per cui a Roma e nel Lazio la questione centrale sia diventata non la raccolta differenziata, bensì il controllo della nuova discarica (Centrodestra contro Centrosinistra; Malagrotta contro Falcongana; Cerroni contro la società fiduciaria bolognese SOFIR).

Un basso livello di raccolta differenziata è il principale indicatore di inefficienza degli enti locali nella gestione dei rifiuti: i maggiori costi per i cittadini si traducono in elevatissimi guadagni per i gestori delle discariche e per i loro padrini politici.

Questa è la sporca partita che i partiti stanno giocando con riferimento alla scelta della nuova discarica di Roma.

Il tutto a spese dei cittadini.

Tratto da: http://sotto-terra-il-treno.blogspot.it/2013/08/per-la-corte-dei-conti-u...

Il testo della sentenza (n° 83/2013) si può trovare sul sito della Corte dei Conti o in allegato qui sotto.

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