Critiche al Protocollo di Intesa per la costituzione della società metropolitana per la gestione del ciclo integrato rifiuti

Entro giugno 2013 il Presidente dell’ATO-R intende avviare un protocollo d’intesa fra tutti gli Enti istituzionali per la costituzione di una unica società metropolitana, che interessi tutta la Provincia di Torino, per la gestione del “ciclo integrato dei rifiuti”. Pro Natura Torino, CARP e “Rifiuti Zero, No inceneritore” hanno espresso la propria contrarietà ai contenuti del protocollo con la comunicazione riportata di seguito.


 Coordinamento

Pro Natura Torino         CARP         Rifiuti Zero, No inceneritore

 

 

Torino, 20 giugno 2013

Ai signori Sindaci della Provincia di Torino

Ai Presidenti dei Consorzi gestione rifiuti
operanti in Provincia di Torino

 

Oggetto: Protocollo di Intesa per costituzione società metropolitana per la gestione del ciclo integrato rifiuti.

Entro giugno 2013 il Presidente dell’ATO-R intende avviare un protocollo d’intesa fra tutti gli Enti istituzionali per la costituzione di una unica società metropolitana, che interessi tutta la Provincia di Torino, per la gestione del “ciclo integrato dei rifiuti”. Questa proposta è già stata resa pubblica in un incontro ove erano presenti il sindaco di Torino, Fassino, il presidente della Provincia, Saitta e una numerosa rappresentanza di Sindaci della Provincia.

Pro Natura Torino, CARP (Coordinamento Ambientalista Rifiuti Piemonte) e “Rifiuti Zero, No inceneritore” esprimono la propria contrarietà ai contenuti del protocollo con una serie di motivazioni che vengono espresse qui di seguito.

Il supporto giuridico del Protocollo d’Intesa pare, a giudizio degli scriventi una forzatura, pro domo propria:

  1. Già nel lontano 1990 si era legiferato rispetto all’Area Metropolitana (legge 8 giugno 1990, n. 142 del 5 maggio), sono trascorsi circa 23 anni e siamo di nuovo alle ipotesi.
  2. Del pari l’estinzione delle Province è stata annunciata un numero imprecisato di volte, fino ad ora senza esito.

I fondamenti appaiono quindi alquanto fragili e speciosi. L’unica certezza giuridica è datadall’abolizione di ATO e Consorzi, tanto che la Regione Piemonte ha approvato la Legge 7/2012 del 24/5/2012 (Disposizioni in materia di servizio idrico integrato e di gestione integrata dei rifiuti urbani), di cui ci occuperemo in questo documento.

Risulta in ogni caso comprensibile che le dimensioni dell’affare possano solleticare molti interessi: stiamo parlando di un bacino di 316 Comuni per oltre 2,5 milioni di abitanti, con un fatturato (teorico) di circa 700 milioni di euro, che potrebbe trattare 531.000 tonnellate di rifiuto indifferenziato. Questa situazione potrebbe quindi dare vita a una nuova Azienda Multiutility.

Oltre l’evidente peso politico dei proponenti, la soluzione che viene invocata risiede nel concetto di: “sistema di gestione integrata dei rifiuti urbani”, dove per loro stessa dichiarazione, si intende:“il complesso delle attività volte ad ottimizzare la gestione dei rifiuti”, ovvero “la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti, compreso il controllo di queste operazioni e gli interventi successivi alla chiusura dei siti di smaltimento”.

Già questa concezione cozza con la legge Regionale 24/02, art 10 comma 3, che prevede: “nei casi in cui l’attività di cui al comma 2 sia caratterizzata da tecnologia complessa, ovvero ove sussistano ragioni di sicurezza, o di osservanza degli standards di qualità del servizio, la stessa attività deve essere separata, con attribuzione a soggetti diversi, dell’attività di erogazione dei servizi di cui al comma 1, lettera a) gestione in forma integrata dei conferimenti separati, della raccolta differenziata, della raccolta e del trasporto, e c) il conferimento agli impianti tecnologici ed alle discariche”.

In altri termini si fa divieto ad una medesima azienda di attuare la fase di raccolta rifiuti ed in contemporanea quella di smaltimento. Ma di questo i proponenti del Protocollo d’intesa paiono non tenere conto. In particolare ciò avviene al Comune di Torino ove la stessa IREN ha comprato il 49% di AMIAT e l’80% di TRM. Questo passaggio può essere decisivo per una futura acquisizione da parte di IREN sia della filiera rifiuti che di quella dell’acqua (magari quando gli effetti del referendum sull’acqua si saranno sopiti).

Infatti il secondo tassello fondante della proposta è dato dalla ricerca di soci privati, in quanto si prevede “l’ingresso nel capitale sociale delle aziende a totale partecipazione pubblica di partner privati che, in qualità di soci operativi industriali apportino know how e supportino il processo di integrazione mettendo a disposizione le esperienze maturate in ambiti competitivi nazionali ed internazionali.”

In altri termini si intende trasportare un attuale Bene Comune nell’agone della finanza internazionale, lontano da qualsiasi controllo dei cittadini ai quali rimane solo l’onere di pagare per scelte fatte chissà dove.

Tale proposta disattende altresì lo spirito e la lettera della citata Legge 7 della Regione Piemonte, ovvero svuota uno dei 4 Ambiti territoriali definiti come “nuovo governo territoriale relativo alla gestione dei rifiuti”.

Di fatto, i Comuni perdono ogni possibile autonomia organizzativa, gestionale, economica, e dovranno soggiacere alle scelte di una nuova “superazienda”.

Si vanificano altresì le scelte di possibili “sub ambiti”, possibili aggregazioni elettive dei Comuni stessi, magari uniti per scelte innovative di progetto avente come fine una “corretta gestione dei rifiuti”

In conclusione l’impianto della citata Legge 7 Regionale verrebbe totalmente vanificato.

 

Questo “Protocollo di Intesa”, che riteniamo abbia scarso valore legale, condizionerebbe i Comuni per i prossimi 20 anni, come si è già visto recentemente con l’inceneritore di Torino, ma non solo:

  1. I Comuni delegano la gestione rifiuti ad un Ente terzo e sovraordinato, che deciderà in autonomia (con capitali privati che la farebbero da padroni), ogni azione coerente o meno con gli interessi dei cittadini. Ne trattiamo a parte ma questo è lo spirito dell’Accordo di servizio dell’inceneritore sottoscritto fra ATO-R e TRM; nel caso l’unica certezza è fornita dalla sacralità del PEF (piano economico finanziario), in una condizione di monopolio.
  2. Lo stato dei Consorzi è molto variegato, da quelli in attivo ad altri con bilanci in pareggio, agli ultimi (la maggioranza) con decine di milioni di euro in passivo arrivando fino ad Asa Canavesana in amministrazione controllata, questi sono i risultati di gestione conseguiti negli ultimi 20 anni.
  3. Del pari quasi tutte le “Aziende” sono in deficit più o meno pronunciato; ancora peggio per quanto si riferisce agli Impianti: i due impianti di compostaggio di Druento (Punto Ambiente), e quello di Borgaro (AMIAT), sono chiusi. Ricordiamo che per quei due impianti sono stati accollati ai cittadini oneri per oltre 50 milioni di euro.

Allora giunge la domanda: come sarà possibile coniugare situazioni così gravemente deficitarie con altre più virtuose? Ad esempio da tempo e senza esito si è cercato di cedere parte di SETA ai privati; chi sarebbe così incosciente da acquisire una società carica di oneri passivi (circa 20 milioni di debito)? Inoltre, nello specifico, SETA avrebbe dovuto occuparsi soltanto della raccolta.

La vicenda ricorda una strana ipotesi già realizzata per Alitalia (con i risultati disastrosi che ben conosciamo): con un atto di finanza “avanzata” (?) si possono inserire tutti i debiti in una ottima Newco (detta anche Bad Company), con la quale dare vita a qualche derivato molto oscuro.

Il tutto dà spazio a estreme fantasie, perché non si comprende come scaturiscano certe proposte stante le basi di partenza, oppure si possono formulare ipotesi e pensieri reconditi di carriere varie sulle quali non vogliamo in questa sede speculare.

Invitiamo pertanto i Signori Sindaci, Signori Presidenti di Enti vari, a non aderire al “gruppo di lavoro”, proposto dal Presidente ATO-R che si dovrebbe costituire entro il mese di giugno 2013 con la motivazione di conseguire risultati entro ottobre  del corrente anno, seppur informalmente.

Riteniamo che occorra evitare tale sollecitazione: Sindaci e Amministratori pubblici si dovrebbero preoccupare in primis degli interessi dei cittadini, operando al loro fianco: pertanto i sottoscrittori del presente appello chiedono ai Sindaci di non tradire le aspettative che i cittadini hanno riposto in loro.

 

Pro Natura Torino
(Piero Cavallari, referente rifiuti)

CARP (Coordinamento Ambientalista Rifiuti Piemonte)
(Gianfranco Drogo, referente)

Rifiuti Zero Torino “No Inceneritore”
(Flaviano Inserra, referente)

 

P.s. Come portatori di Proposte alternative, sarà nostra cura inoltrare a breve un’altra comunicazione contenente un documento propositivo riferito ad “Aggregazioni su progetto” nel possibile riferimento ai Sub-ambiti.

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