Domande comuni sulle diossine

Cos’è la Diossina?

Il termine generico “diossina”, o “diossine”, viene utilizzato comunemente per indicare una numerosa famiglia di sostanze chimiche che contengono cloro. Queste sostanze si caratterizzano per proprietà simili, tra cui: difficoltà a sciogliersi nell’acqua, elevata capacità di sciogliersi nei grassi, difficoltà a biodegradarsi, lunga permanenza e durata nell’ambiente, forte tendenza ad accumularsi negli organismi viventi. 
Nei mammiferi, la diossina è molto tossica nei confronti della funzione endocrina, del sistema immunitario e dello sviluppo. Inoltre è un potente cancerogeno.
Le diossine penetrate nell’organismo umano, vi rimangono per diversi anni.

Come si produce la diossina?

Le diossine non sono prodotti industriali, ma sottoprodotti indesiderati di altre reazioni chimiche. Tra le fonti che introducono diossine nell’ambiente possiamo ricordare i processi di combustione quali l’incerimento dei rifiuti, gli incendi incontrollati, etc.. In tutti questi casi, le quantità di diossine prodotte dipendono dalle caratteristiche della combustione, oltre che dalla dimensione e dalla durata del processo in sé. La formazione di diossine nella combustione è agevolata anche in modo sensibile dalla presenza di certe sostanze chimiche contenenti cloro, i cosiddetti “precursori”. Si tratta di sostanze prodotte dall’uomo e tra queste possiamo ricordare i policlorobifenili (PCB), le materie plastiche clorurate (PVC), il pentaclorofenolo (PCP), prodotti fitosanitari clorurati etc.

Dove si trova la diossina?

Poiché le sorgenti in grado di emettere diossina sono molte e diverse e la capacità di questa classe di prodotti chimici di mantenersi a lungo nell’ambiente ne favorisce la ridistribuzione, oggi le diossine sono considerate contaminanti globali: sia pure in bassissime dosi sono praticamente presenti ovunque. Si dice che sono ubiquitarie. Malgrado questa caratteristica, la loro presenza negli organismi viventi (essere umano incluso) e nell’ambiente rivela, però, una grande variabilità. Tracce di diossina si trovano in reperti vecchi di secoli, tuttavia a partire dagli anni ’40 l’ambiente ha registrato un forte e veloce aumento dei livelli di diossine, con un picco nella seconda metà del secolo scorso. Un aumento paragonabile si è osservato parallelamente negli organismi viventi, essere umano incluso. La diffusione della chimica del cloro e l’attività umana nel suo complesso vengono indicati come la causa principale di questo aumento. Negli ultimi due decenni i Paesi occidentali hanno messo in atto una serie di misure rigorose per la riduzione del rischio diossina. Si è arrivati così, seppure in misura diversa a seconda dell’efficienza da Paese a Paese, all’abbattimento dei livelli ambientali e delle concentrazioni rilevate nell’essere umano.

Tuttavia, ancora oggi possono sussistere condizioni ambientali che portano a un accumulo significativo delle diossine negli organismi viventi, ai livelli più alti della cosiddetta catena alimentare naturale o nelle filiere della produzione alimentare, soprattutto d’origine animale.
Per proteggere la salute della popolazione, l’attuale normativa dell’Unione Europea relativa alla sicurezza alimentare contiene numerosi livelli massimi d’accettabilità e livelli d’azione per le diossine, che consentono di verificare che gli alimenti d’origine animale e vegetale siano in linea con quanto prescritto. Anche l’alimentazione animale è sottoposta a simili verifiche sperimentali.

In Italia le aree molto contaminate sono ad esempio la città di Brescia (sede di un'industria di prodotti chimici e di un inceneritore di grandi dimensioni) o quella di Taranto (sede della più grande acciaieria d'Europa).

Qual è il reale rischio diossina legato alla combustione dei rifiuti?

Rifiuti abbandonati sul territorio possono rappresentare un rischio intrinseco diossina per l’ambiente. La loro combustione incontrollata, infatti, potrebbe aggravare significativamente l’immissione delle diossine nell’ambiente, soprattutto se nella miscela di combustione sono presenti i precursori della diossina. Anche la combustione incontrollata di rifiuti delle attività agricole e zootecniche costituisce una fonte potenziale locale di diossine, tanto più importante quanto maggiore e prolungato è l’incenerimento e se vi è presenza di precursori.
Per quanto riguarda i rifiuti domestici è largamente improbabile un rischio intinseco diossina. Non è impossibile, però, che incendi prolungati per diversi giorni di grandi quantità di rifiuti domestici possano determinare un impatto ambientale rilevabile, per esempio nelle polveri depositate nelle zone sottovento.

Per quanto riguarda gli inceneritori di rifiuti, anche di ultimissima tecnologia, l'emissione di diossina è notevole, soprattutto perchè in questi impianti vengono bruciate continuativamente, 24 ore su 24 e 365 giorni all'anno, grandi quantità di rifiuti indifferenziati: pertanto, anche se l'emissione "al metro cubo di fumi" è bassa e rispettosa dei limiti di legge, la grandissima quantità di fumi prodotti determina complessivamente una notevole contaminazione dell'aria e delle acque. Non è infatti previsto nessun vincolo di legge per le emissioni complessive nè per quelle cumulate.


tratto da: http://www.salute.gov.it/faqGenerale/faqGeneraleStampa.jsp?id=108&area=f...